Storie di Portici: il tappeto di fiori – Terza e ultima parte

di STANISLAO SCOGNAMIGLIO

Fino ad ora ho raccontato la storia e gli episodi legati alla bella tradizione del tappeto dei fiori, ormai quasi dimenticata. Adesso mi soffermo invece sulla tecnica adoperata per realizzarlo, con la speranza che qualche giovane artista porticese raccolga ne rimanga affascinato e magari riporti in auge questa bella usanza.

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Per la composizione di tutte le componenti del disegno, siano essi elementi figurativi o motivi ornamentali, si fa sempre uso di materiale vegetale fresco: fiori e foglie.

Tutti i particolari del quadro, sono costituiti da petali interi e appartenenti a una sola specie floricola.

Quando occorre dare una maggiore definizione al particolare del disegno, ad esempio le figure di particolare pregio, come l’ostia eucaristica, si utilizzano petali di fiori di minute dimensioni come camomilla, fiordalisi, gerani, margheritine, mentre per le altre figure si usano petali di anemone, di garofano, di gelsomino, di iris, di margherita, di margheritine, di rosa, di violacciocca

Per la sola formazione dei bordi esterni, al fine di avere una policromatica cornice, si impiegano un miscuglio di petali di varie specie floricole e di diverso colore.

Pertanto, nello specifico, a seconda del colore, diamo l’elenco alquanto esaustivo delle numerose specie vegetali più frequentemente utilizzate:

  • bianco, i petali di bellis, di camomilla, di margheritine, di margherita.
  • blu, i petali di anemone, di buglossa, di fiordaliso, di iris, di violacciocca.
  • giallo, i petali di calendula, di dalia, di garofano, di gelsomino, di ginestra, di rosa, di violacciocca.
  • grigio, le foglie di cineraria.
  • marrone, i fiori maschili di pino.
  • rosa, i petali di anemone, di garofano, di geranio, di geranio edera, di peonia, di rosa, di violacciocca. rosso, i petali di anemone, di dalia, di garofano, di geranio, di geranio edera, di peonia, di rosa, di violacciocca.
  • verde, le foglie di asparago, di cipresso, di mortella, di tasso.
  • violetto, i petali di anemone, di buglossa, di geranio, di iris, di violacciocca e le brattee fiorali di buganvillea.

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Ogni qualvolta che il disegno prevede la riproduzione di un’immagine a rilievo, come un’anfora o un vaso, dai quali fuoriescono fiori a stelo lungo come gli amarilli, i gladioli, i gigli, gli iris, per dare corpo e dimensione alla figura utilizzano della terra.

 

Qualora il fondo stradale dovesse in qualche punto presentarsi alquanto sconnesso, occorre appianare il fondo prima di porre in terra lo strato di petali. Al fine di eliminare gli eventuali accentuati dislivelli esistenti fra i basoli, le lastre di basalto che compongono la pavimentazione stradale, usano della segatura.

Nel  procedere nella composizione del tappeto, gli esecutori delicatamente immergono le rudi e esperte mani nel morbido contenuto delle scatole; con precisa presa tirano fuori una giusta e sufficiente quantità di petali da poggiare a terra, in modo da avere nello stesso tempo un cospicuo e uniforme spessore. Lo spessore delle figure o dei motivi, che non sempre hanno una forma perfettamente piatta, è un elemento da non sottovalutare; esso varia da opera ad opera a seconda del colore o del fiore adoperato, solitamente ha una consistenza di qualche centimetro.

Gli artefici sanno che sotto i tiepidi raggi solari i petali avvizziscono, per cui se non danno un cospicuo strato di petali, inevitabilmente a seguito del ritiro degli stessi compare la macchia del grigio del manto stradale ’a zella, vale a dire un difettoche altera sgradevolmente l’integrità del lavoro eseguito.

Quella che può non essere notata solo da un superficiale e poco attento osservatore, oppure che può non apparire in una foto scattata da lontano, non può di certo sfuggire all’occhio critico degli esperti. Gli infioratori sono consapevoli che la malaugurata apparizione di una zella  dagli esperti viene considerata una grave pecca che influisce tantissimo sul giudizio della Giuria, tanto da compromettere l’esito della gara fino a penalizzare tutto il lavoro. Bisogna pertanto procedere alla deposizione a terra dei petali con molta avvedutezza e ponderazione, da far sì che in nessun modo si verifichi tale sgradevole quanto temuto inconveniente.

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Per incentivare e incrementare la realizzazione del tappeto di fiori, il Comitato Organizzatore dei festeggiamenti esterni in onore di San Ciro negli anni ’50-’60 indice un concorso a premi. Il bando assegna al vincitore medaglia, diploma e premio in denaro del valore di lire 10.000, mentre al secondo classificato: diploma e premio in denaro del valore di lire 5.000.

Nel giorno della festa, al portone d’ingresso della locale stazione dei Carabinieri, al tempo sita al Corso Umberto I, nella prima mattinata a cura degli Organizzatori viene affisso l’elenco dei partecipanti alla gara con il titolo delle opere che realizzano.

Un’apposita Giuria, composta da diversi membri scelti dal Comitato Organizzatore, tenuto conto della loro qualificazione sia sotto il profilo tecnico quanto quello artistico, dopo aver preso visione dei manufatti realizzati, alquanto prima che gli stessi vengano guastati dal passaggio del simulacro del Santo, esprime il suo insindacabile giudizio.

Alle ore 20, sempre al portone d’ingresso della stazione dei Carabinieri, gli Organizzatori espongono la classifica finale.

La gara infervora gli esecutori. Fino alla vigilia della festa ciascun concorrente mantiene il massimo riserbo, fino a rasentare il segreto, circa il motivo e i particolari del disegno che intende realizzare. Ognuno presta molta attenzione alla cura del più piccolo particolare, perché il suo deve essere il più bel tappeto e perché sepsso proprio quello che gli altri ritengono un piccolo dettaglio, può influire sull’esito del concorso. Una corretta e leale quanto sottile “rivalità” fra i gruppi partecipanti è manifesta.

Per contro vige un forte spirito di corpo: la solidarietà che li tiene uniti, non viene mai meno. Infatti nella fase operativa non mancano scambi di collaborazioni, di suggerimenti, di fornitura di materiali, e finanche di complimenti.

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In ultimo, per dare contezza al racconto e volendo ricordare quanti hanno nel tempo realizzato i tappeti di fiori di seguito si riportano nomi ed eventualmente soprannomi degli artisti:

  • Giacomo Ascione, Giacumino meza recchia, così soprannominato per presentare la parte superiore del padiglione dell’orecchio sinistro parzialmente reciso, giardiniere, seguito dal giovanissimo figlio GiuseppeVia Guglielmo Marconi, nel vialetto d’accesso alla proprietà Melina.
  • Giuseppe Ascione, giardiniere alle dipendenze delle Autostrade Meridionali S.p.A. in Napoli, quale giardiniere capo.
  • Giovanni Ascione, giardiniere e portinaio al servizio della famiglia De Simone alla Via Cardano in Bellavista – Via Gioacchino Cardano, all’altezza di Villa De Simone.
  • Giuseppe Ascione, Peppe ’o Ficcapalla, così detto per essere un buon giocatore di bocce, molto abile nel piazzare la palla punto, giardiniere, svolge la sua attività nel giardino interno alla villa dei Principi Lauro-Lancellotti – Corso Giuseppe Garibaldi, all’altezza della Villa della Duchessa o Lauro-Lancellotti.
  • Giuseppe Ascione, Peppe ’e Tizzano o Peppe ’a bubbazza, così appellato per essere al servizio della famiglia Tizzano, mentre il secondo strangianomme per la sua passione per il bere, giardiniere, coadiuvato dai cugini Giovanni e Luigi AscionePiazza Sebastiano Poli’o ventre d’ ’a vacca” , all’inserzione con Via Armando Diaz.
  • Giovanni Ascione, giardiniere,
  • Luigi Ascione, giardiniere.
  • Luigi Ascione, Luigi ’e Cardano, giardiniere, unitamente al giovane figlio Giacomo GiacuminoPiazza Sebastiano Poli, mmiezo Bellavista, di fronte al bar chalet Accardo.
  • Giacomo Ascione, Giacumino, giardiniere, titolare di un’impresa di installazione, cura e manutenzione di giardini e parchi sia pubblici che privati, con sede alla Via Immacolata in Portici.
  • Salvatore Ascione, giardiniere, svolge la sua attività in un’azienda al Viale Cassano e Giovanni Palumbo, giardiniere, ’o nepote ’e Gerella ’a brutta – l’origine del nomignolo è dovuto all’aspro e deciso carattere della donna –  Largo Cassanommiezo Cassano” , nel centro dell’emiciclo posto alla confluenza di Viale Cassano con Via Bonaventura Zumbini;
  • la famiglia D’Amore, benestanti – Piazzale antistante l’ingresso della villa, all’incrocio fra la Via Marco De Gregorio e l’omonimo Viale D’Amore;
  • Attilio De Luca, Attilio ’e palazzo, imprenditore agricolo, vivaista, così nominato perchè il nonno Raffaele era a servizio, come giardiniere capo, presso la facoltà di Scienze Agrarie sita nell’ex Palazzo Reale, con la collaborazione del fratello Raffaele, del giovanissimo figlio Pasquale e di Giuseppe Mondanaro Corso Garibaldi, all’altezza della villa di proprietà del Marchese Torre posta all’angolo della Traversa del Granatello.
  • Raffaele De Luca, dipendente del Ministero degli Interni, quale agente di Pubblica Sicurezza, presta servizio presso la Questura di Napoli.
  • Pasquale De Luca, perito agrario, imprenditore agricolo, vivaista.
  • Giuseppe Mondanaro, giardiniere; gestisce una piccola azienda alla Via Francesco Bellucci Sessa.
  • Nicola Di Dato, ’o figlio ’e don Gaetano ’e Pennese oppure Nicola ’e Menecone, ferroviere, in servizio presso le Ferrovie dello Stato. Gli appellativi discendono dal padre Gaetano, autista, custode e giardiniere presso l’Istituto Pennese, alla aia Vittorio Emanuele, assieme ai cognati Antonio, Bruno, Gennaro, Renato e Vittorio Izzo, ’e figlie ’e Giorgio ’a vuschesa. il soprannome scaturisce dal fatto che la progenitrice abbia abitato alla ia Vittorio Emanuele, ’ncopp’ ’o vuosco, e con la collaborazione dei fratelli Ciro, Ferdinando, Luigi e Vincenzo Fiorillo, ’e figlie ’e Peppe ’o pezzecato, dei fratelli Carmine e Ciro Langella, di Giorgio Minichini e di Salvatore Marciano – Corso Armando Diaz, all’altezza della Piazzetta Orazio Comes, mmiez’’o Cormòns, nelle vicinanze della Chiesa di San Giuseppe operaio annessa all’Istituto Pennese.
  • Antonio Izzo, presta servizio nel Corpo dei Vigili Urbani di Portici,
  • Bruno Izzo, impiegato, alle dipendenze del Comune di Portici,
  • Renato Izzo, operaio, lavora all’Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco,
  • Vittorio Izzo, commerciante, conduce un negozio di abbigliamento per uomo, sito al Corso Garibaldi,
  • Ciro Fiorillo, giardiniere; unitamente al padre Giuseppe e al fratello minore Ferdinando, conduce un’azienda floro-vivaistica, posta all’interno di Villa Criscuolo alla Via San Cristoforo.
  • Luigi Fiorillo, operaio, lavora presso le Officine Meccaniche Fiore in Ercolano; passa poi alle dipendenze dell’Amministrazione Provinciale di Napoli,
  • Vincenzo Fiorillo, operaio qualificato, dipendente dell’Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato, lavora alle Officine Locomotive di Pietrarsa, le Officine Granili in Napoli, le Officine Grandi Riparazioni di Santa Maria la Bruna,
  • Carmine Langella, operaio, dipendente dell’Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato, in servizio presso le Officine Locomotive di Pietrarsa in Napoli,
  • Ciro Langella, operaio, dipendente dell’Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato, in servizio presso le Officine Locomotive di Pietrarsa in Napoli,
  • Giorgio Minichini, industriale, titolare di una piccola azienda di abbigliamento sportivo al I Viale Camaggio; contitolare con il fratello Luigi dello stabilimento balneare Bagno Aurora,
  • Salvatore Marciano, giardiniere, conduce la propria attività, coltivando il fondo di proprietà Leone
  • Gennaro Izzo, operaio, alle dipendenze del Consorzio Porto di Napoli,
  • Angelo Di Napoli, parrucchiere per signora, congiuntamente al signor Eduardo Di Dato, Aldo ’o russoVia Michelangelo Naldiint’ ’o Vico Granne” , all’altezza dell’edicola dedicata al Santo patrono.
  • Eduardo Di Dato, Aldo ’o russo così detto per un’errata abbreviazione del nome di battesimo e per la sua folta capigliatura color rosso-fulvo, perito industriale, lavora alle dipendenze dell’Ansaldo Trasporti S.p.A., in qualità di tecnico addetto all’Ufficio acquisti.
  • Ciro Fiore, Ciro ’o pezzecato o Ciro ’o maste ’e feste, così chiamato per presentare un viso pieno di incavi e per dedicare il suo tempo libero all’organizzazione di feste e di recite, metronotte, alle dipendenze dell’Istituto di Vigilanza Privata “La Vedetta” con sede in Pompei, con l’aiuto del giovanissimo figlio GiuseppeVia Lagno (l’attuale Via Benedetto Croce), nelle adiacenze della cappella votiva intitolata al Volto Santo.
  • Giuseppe Fiore, muratore, specialista nella costruzione dei tipici forni in mattoni rossi, da adibire alla cottura del pane – Via Benedetto Croce, all’altezza del viale d’accesso al rione INA Casa.
  • Giuseppe Fiorillo, Peppe ’o pezzecato o Peppe ’o calavrese, giardiniere, gli appellativi gli derivano dall’avere il volto butterato, pieno di piccole pustole e dall’essere alquanto testardo, con i suoi quattro figli Ciro, Ferdinando, Luigi, Vincenzo – Corso Armando Diaz, all’ inserzione con il Viale Leone.
  • la famiglia Formicola, imprenditori edili – Traversa Luigi Rocca, in corrispondenza dell’ingresso della villa di loro proprietà.
  • Antonio Galletta, Totonno ’e Marrone, giardiniere, il soprannome gli deriva dall’essere al servizio della famiglia Marrone in Bellavista – Piazza Sebastiano Poli, all’incrocio con Via Gravina.
  • Aniello Gargiulo, operatore ecologico, alle dipendenze prima della SATES Srl con sede in Portici e poi della Leucopetra SpA – Via Flotard De Lauzieres De Chemines, lungo il viale interno del rione di case popolari INA Casa.
  • Ciro Gargiulo, giardiniere, operaio alle dipendenze dell’Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato, in servizio presso le Officine Locomotive di Pietrarsa in Napoli, insieme ai figli Ettore, Guido e Mario e a Gennaro PignalosaCorso Umberto I, all’altezza del civico n° 36 loro residenza.
  • Guido Gargiulo, operaio, dipendente dell’Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato, in servizio presso le Officine Locomotive di Pietrarsa in Napoli
  • Ettore Gargiulo, operaio, dipendente dell’Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato, in servizio presso l’officina “Granili” in Napoli,
  • Mario Gargiulo, giardiniere, quale operaio è dipendente civile del Ministero della Difesa, presta servizio presso la X Direzione di Artiglieria con sede in Napoli.
  • Alfonso e Gaetano Lombardi, giardinieri, esercitano la propria attività presso varie aziende locali – Via Michelangelo Naldi, all’altezza dell’edicola dedicata al Santo.
  • Armando Maione, Armando ’o barbiere, barbiere, la sua bottega di barberia ha sede alla Via Michelangelo Naldi, con i suoi fratelli Ciro e Giovanni e unitamente al signor Salvatore MarcianoVia Michelangelo Naldi, all’altezza dell’edicola eretta in onore del Santo.
  • Ciro Maione, giardiniere,
  • Giovanni Maione, giardiniere.
  • Salvatore Marciano, pittore e restauratore, con bottega d’arte e cornici al secondo Viale Melina.
  • la famiglia Marchitelli, imprenditori agricoli zootecnici, titolari dell’unico impianto per l’allevamento razionale del pollo esistente in Città – in Via Federico Rossano. ’ncoppo Cassano, nel centro della confluenza del Viale d’ingresso al Rione INA Casa con Via Marco De Gregorio e Via Luigi Zuppetta.
  • Ciro Mondanaro, giardiniere, dipendente comunale della nostra città; presta la sua opera presso il servizio giardini, coadiuvato dal signor Raffaele ImparatoCorso Garibaldi, nelle immediate adiacenze dell’ingresso della vecchia casa comunale.
  • Raffaele Imparato, giardiniere, dipendente comunale, in servizio presso il Cimitero della nostra città.
  • Giuseppe Mondanaro, giardiniere, fiorista, gestisce al Corso Garibaldi un negozio di piante e fiori, con il concorso del padre CiroPiazza San Ciro, a ridosso dell’aiuola spartitraffico e al Corso Garibaldi, nell’adiacenza del portone di accesso al vecchio palazzo del Municipio, nella piazzetta prospiciente lo scalone d’entrata della Scuola Media Statale “Macedonio Melloni”.
  • Pasquale Pignalosa, giardiniere, imprenditore agricolo, vivaista, conduce un’azienda alla Via Emanuele Gianturco, “abbascio ’a Bagnara” all’interno di Villa Verusio, capo giardiniere alle dipendenze del Comune di Portici – Corso Umberto I, all’altezza della Villa Garbellotti, oppure in Via Emanuele Gianturco, ’a Cupa d’ ’o Granatiello, all’altezza della Villa Verusio.
  • la famiglia Sanguigno, benestanti – Via Salvatore Pagliano, in corrispondenza dell’incrocio con Via Edoardo Dalbono.
  • Tobia Sarnataro, giardiniere, l’azienda da lui gestita è in Via Madonna della Salute, all’interno di Villa Bove – Piazza Sebastiano Poli, all’altezza dell’incrocio con Via Gravina.
  • la famiglia Sarno, ’e pellettiere, industriali, titolari di una azienda per la concia delle pelli, da qui l’appellativo – Piazza Gravina, nel tratto di strada prospiciente la villa di loro proprietà.
  • Angelo Scognamiglio, ferroviere, giardiniere, operaio qualificato dipendente del Ministero dei Trasporti – Azienda Autonoma delle Ferrovie dello Stato, in servizio presso le Officine Locomotive di Pietrarsa in Napoli, poi tecnico alle Officine Grandi Riparazioni di Santa Maria la Bruna in Torre del Greco cooperato dai suoi fratelli Antonio e Ciro, ’e nepute d’ ’a gravunara o chille ’e gravone (i nipoti della carbonaia, quelli dei carboni), gli epiteti con i quali vengono indirizzati derivano dal fatto che la nonna materna dei tre gestiva in largo Cremano un negozio per la vendita di carbone e affini, e in uno con Giovanni Iannone, giardiniere – Corso Umberto I, in prossimità della sala cinematografica “Vittoria”, poi dal 1963 in Via Moretti.
  • Antonio Scognamiglio, operaio metalmeccanico,
  • Ciro Scognamiglio, operaio metalmeccanico,
  • Giovanni Iannone, giardiniere, operaio di indiscusse capacità tecniche ed esperto rifinitore nell’impianto di giardini.
  • Giovanni Scognamiglio Terracciano, giardiniere, conduce in colonia l’azienda agricola di proprietà dei Padri Scolopi – Via Gravina, nell’emiciclo antistante l’ingresso dell’Istituto Collegio Landriani.

 

Fine terza  e ultima parte

 

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