Vaccinazione anti-influenzale, perché bisogna farla

Il nostro medico Carlo Alfaro spiega perché per affrontare l’epidemia influenzale invernale è essenziale ricorrere alla vaccinazione 

Il dottor Alfaro è Dirigente Medico di Pediatria presso gli Ospedali Riuniti Stabiesi, componente  della Consulta Sanità del Comune di Sorrento, Consigliere Nazionale di SIMA e Responsabile del Settore Medicina e Chirurgia dell’Associazione Scientifico-culturale 

La vaccinazione è il mezzo più efficace e sicuro per prevenire l’influenza, che con le sue complicanze causa centinaia di migliaia di morti ogni anno nel mondo, 40mila in Europa, 8mila in Italia.

Quest’anno, però, così pesantemente segnato dalla pandemia da Covid-19, ci sono motivi in più per farla, per allargarne le indicazioni, per iniziarla prima e per praticarla anche oltre la fine dell’anno. Tutte le nuove raccomandazioni, con le modifiche alle abituali linee guida in base alle indicazioni dell’Oms e dell’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), sono state appena pubblicate dal Ministero della Salute nella “Circolare di prevenzione e controllo per la vaccinazione antinfluenzale”.

Innanzitutto, il Ministero raccomanda, vista l’attuale situazione epidemiologica relativa alla circolazione di Sars-CoV-2, di anticipare la campagna di vaccinazione antinfluenzale a partire dall’inizio di ottobre, mentre negli anni passati si iniziava dopo la metà o verso la fine del mese. La circolare precisa poi che la campagna vaccinale andrà avanti a oltranza, raccomandando di continuare la somministrazione, a chi fosse in ritardo, in qualsiasi momento della stagione epidemica (normalmente si concludeva entro fine dicembre).

La protezione indotta dal vaccino comincia circa 2 settimane dopo la vaccinazione e perdura per un periodo di 6-8 mesi. Poiché i virus dell’influenza mutano facilmente, la vaccinazione va ripetuta ogni anno, con gli antigeni preparati dal Global Influenza Surveillance Network dell’Oms, in collaborazione con i National Influenza Centres, in base alle evidenze epidemiologiche sui ceppi che circoleranno nella nuova stagione.

La composizione dei vaccini anti-influenzali autorizzati per la stagione 2020-2021 in Italia, secondo la Determina dell’AIFA pubblicata in Gazzetta Ufficiale, sono il tipo “trivalente”, che contiene 2 virus A (H1N1 e H3N2) e un virus B (Victoria) e il tipo “tetravalente”, che oltre a questi contiene anche un altro virus B (Yamagata), che è lo stesso utilizzato durante la stagione precedente.  Le dosi di vaccino antinfluenzale di cui il nostro Paese si è approvvigionato sono 20 milioni (lo scorso anno si sono vaccinate circa 11 milioni di persone).

A somministrare il vaccino saranno i medici di base e i pediatri, coadiuvati dai servizi vaccinali delle Asl. Il vaccino viene somministrato con un’iniezione intramuscolare, nella parte superiore del braccio (muscolo deltoide) negli adulti e nel muscolo antero-laterale della coscia nei bambini.

Il Ministero raccomanda la vaccinazione antinfluenzale per tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di età, ma il vaccino viene offerto gratuitamente solo a:

  • soggetti over 60 (mentre fino allo scorso anno la gratuità era solo per chi aveva superato i 65 anni);
  • pazienti con malattie croniche dell’apparato respiratorio inclusa l’asma, dell’apparato cardio-circolatorio, diabete mellito e altre malattie metaboliche, inclusi gli obesi con BMI >30, insufficienza renale/surrenale cronica, malattie degli organi emopoietici, tumori, malattie del sistema immunitario, malattie infiammatorie croniche, patologie intestinali ed epatiche, malattie neuromuscolari; pazienti con0 immunosoppressione;
  • operatori sanitari e socio-sanitari;
  • forze di polizia, vigili del fuoco, lavoratori socialmente utili (tra cui gli insegnanti); personale a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani; donatori di sangue;
  • tutti i bambini da sei mesi ai sei anni;
  • donne in gravidanza o che stanno per intraprenderla; minori di 18 anni che ricevono farmaci a base si salicilati (per rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale); soggetti residenti in case di cura o in strutture di lunga degenza;
  • familiari e contatti di soggetti ad alto rischio di complicanze.

Coloro che non rientrano in nessuna delle categorie precedenti dovranno acquistare il vaccino in farmacia. La copertura auspicata del vaccino è fissato dall’Oms al 75% come obiettivo minimo perseguibile e al 95% come obiettivo ottimale.

Quante più persone si vaccinano contro l’influenza, tanto meno l’infezione si diffonde nella comunità, proteggendo indirettamente anche i soggetti più vulnerabili che non possono praticare il vaccino, esempio neonati e lattanti fino a sei mesi, o persone gravemente immunodepresse (la cosiddetta “immunità di gregge”).

La scorsa stagione epidemica sono stati 8 milioni gli Italiani che hanno contratto l’influenza stagionale, con picco tra i 4 e i 15 anni.

I motivi per cui vaccinare contro l’influenza è importante data la pandemia da Coronavirus sono molteplici. Innanzitutto, i sintomi da influenza stagionale e da Covid-19 sono clinicamente indistinguibili, per cui la circolazione simultanea dei due virus creerà certamente confusione e panico perché si sarà costretti ad escludere in tutti i casi sintomatici un’infezione da Covid-19 attraverso il tampone.

Poi, la concomitanza di due epidemie creerà congestione e difficoltà di assistenza da parte dei servizi sanitari. Un timore ulteriore è che il sommarsi di infezioni da diversi virus respiratori possa indebolire il sistema immunitario e rendere più frequenti le complicazioni. Tanto più che le persone soggette a forme gravi sono per lo più le stesse per entrambe le infezioni.

Di solito il vaccino anti-influenzale riceve basse percentuali di adesione causa false informazioni sugli effetti indesiderati. In realtà invece è estremamente ben tollerato, basandosi su virus inattivati, non vitali. Sono descritte reazioni locali come dolenzia e arrossamento nel punto di iniezione; meno spesso reazioni generali come febbre, dolori muscolari o articolari, mal di testa, per due-tre giorni. Raramente i vaccini antinfluenzali possono causare reazioni allergiche nei soggetti con ipersensibilità nei confronti di determinati componenti del vaccino. Un altro punto che scoraggia le persone a praticarlo è la non elevatissima efficacia (60-65%), soprattutto in anziani e bambini piccoli, ma vale sempre la pena tentare.

Oltre alla vaccinazione, le misure e i comportamenti per arginare la diffusione di Covid-19 (distanza sociale, igiene, mascherine) dovrebbero ridurre anche la circolazione di influenza e altri virus respiratori come il Respiratorio Sinciziale della bronchiolite. Nei paesi dell’Emisfero Sud (come l’Australia), dove è attualmente inverno, il virus dell’influenza ha smesso quasi del tutto di circolare, certamente grazie alle misure individuali di protezione dal Covid-19 e all’aumento delle coperture vaccinali.

Preoccupazioni di fallimento della campagna vaccinale in Italia sono relative al rischio che le richieste delle Regioni per i soggetti che hanno diritto alla gratuità del vaccino, oggi più estese che in passato, abbiano esaurito le disponibilità per i rifornimenti delle farmacie a favore di chi non rientra nelle categorie a rischio. Anche la rete dei medici e pediatri di famiglia potrebbe non essere sufficiente a soddisfare tutte le richieste di somministrazione. Per ovviare a ciò, si era ipotizzato di estendere la possibilità di eseguire le vaccinazioni alle farmacie, ma si sono levate molte voci contrarie a ciò, essendo la vaccinazione un atto medico.

Le controindicazioni al vaccino anti-influenzale comprendono: età sotto i sei mesi, asplenia funzionale e anatomica, comunicazione attiva fra fluidi cerebrospinale e orofaringe, naso o orecchio, impianti cocleari, reazione allergica grave (anafilassi) dopo la somministrazione di una precedente dose o a un componente del vaccino, malattia acuta intercorrente (controindicazione temporanea).

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