Vieni a Napoli, vedi il Gambrinus e poi …

di Michele Di Iorio

Il Gran Caffè Gambrinus è un locale storico di Napoli che affaccia su piazza del Plebiscito.

Il Gambrinus è tra i primi dieci Caffè d’Italia e fa parte dell’Associazione Locali Storici d’Italia.

Tra il ‘700 e l’800 nella capitale del Regno vi erano tantissimi cafè, e spesso avevano funzione di ritrovo di intellettuali e salotti letterari. Erede di tanta grandezza, il Gran Caffè nacque in piena Belle Époque. Da subito rivaleggiò con gli altri locali per eleganza e funzionalità, e ben presto assurse a fama internazionale. Fondato nel 1864 da Vincenzo Apuzzo era frequentatissimo da personaggi celebri, come Giovanni Verga e Giuseppe Verdi, tanto per citarne alcuni.

Apuzzo prese in fitto i locali  dall’Amministrazione provinciale nell’antico Palazzo della Foresteria militare borbonica, poi palazzo della Prefettura Italiana. I lavori iniziarono  l’11 aprile e l’inaugurazione del Gran Caffè venne fatta  il 10 novembre 1864 alla presenza del prefetto Vigliani e del conte Luvara. Tutti si complimentarono con Apuzzo per l’eleganza degli interni, ricchi di specchi, cristalli, stucchi e affreschi,  ma soprattutto per il servizio offerto. Vini e liquori, champagne, gelati, dolci preparati dai migliori pasticcieri e pietanze da cuochi di scuola parigina deliziavano una clientela internazionale.

Il Gran Caffé, antenato del Gambrinus, era già famoso con il primo proprietario, fantasioso imprenditore napoletano, che organizzava sontuose sfilate di Carri di Carnevale che partivano dall’esercizio e festeggiamenti che si protraevano dal 17 gennaio a tutto febbraio. E non badava certo a spese: la concorrenza con il vicino Caffé Europa era spietata, tanto che Vincenzo Apuzzo fu costretto a contrarre pesanti debiti per organizzare eventi sempre più sfarzosi. Tanto pesanti che, dopo la crisi economica e l’epidemia di colera del 1884, un anno dopo il Gambrinus chiuse i battenti.

Il locale rimase chiuso per cinque anni, finché l’Amministrazione provinciale bandi una gara per l’appalto degli appetibilissimi locali.

La gara fu vinta da don Mariano Vacca di Napoli, il proprietario del Gran Caffé Europa, il grande avversario, nonché dell’elegante Caffé all’aperto della Villa Comunale.

I lavori durarono 6 mesi e vennero affidato ad eccellenti artisti dell’epoca. Il 30 ottobre del 1890 vi fu l’inaugurazione del Gran Caffe Gambrinus, dal nome del mitologico re Jan Primus, che si credeva avesse inventato la birra, che poi  divenne Gambrinus. La leggenda vuole che fu l’immaginifico Gabriele D’Annunzio a suggerirlo, ma pare improbabile.

Il nuovo locale, che si trovava in un posto privilegiato: tra via Toledo, Palazzo Reale e il Teatro di San Carlo, di fronte alla Galleria Umberto I e al Salone Margherita, vicino al porto civile e militare e ai numerosi teatri, il Gran Caffé Gambrinus, si propose come epicentro culturale. Divenne così il luogo preferito da intellettuali, nobili e politici.

Una curiosità: Gabriele D’Annunzio, che soggiornò a Napoli una prima volta tra il 1982 e il ’93, vi ritornò nel 1904  e ispirato dalla bellezza delle donne napoletane scrisse il testo della famosissima canzone ‘A vucchella sul marmo di un tavolino del Caffé.

Nel 1922 la gestione del Gambrinus  passò ai fratelli Esposito.

Nel 1938  il prefetto di Napoli Giovanni Marziale ridimensionò i locali a causa del disturbo arrecato ai vicini dall’orchestrina femminile che suonava nella “mescita”, cedendoli a una banca e ad altri negozi.

Lo storico locale passò ai fratelli Laganà e nel dopoguerra ai fratelli Castaldi, e infine nel 1957 venne rilevato da Michele Sergio. Attualmente è gestito dai figli Arturo e Alberto.

Da subito la famiglia Sergio si adoperò per riavere gli spazi originari  riuscendo a riottenenere i locali dalla Prefettura di Napoli solo nel 2001.

Ritrovati gli antichi spazi, con la gestione del fratelli Sergio, intelligente e consapevole dei fasti di un glorioso passato, il Gran Caffè Gambrinus è tornato ad essere uno dei poli attrattivi di Napoli, una tappa imperdibile in una città unica al mondo.

(Ph by Armando Mancini)

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