Veleno al cineforum La Perla, la recensione

di Renato Aiello

NAPOLI. Inizia la nuova stagione della rassegna “Cinema & Club”, lo storico cineforum del cinema La Perla a Fuorigrotta in attività dal 1991. Ogni settimana i film d’autore più significativi e gli incontri con i protagonisti dei festival e delle opere d’essai più significative, a soli 11 euro ad abbonamento, comprensivo di 7 appuntamenti cinefili.

In apertura, lunedì 6 e martedì 7 novembre, un’opera d’autore, “Veleno”, diretto da Diego Olivares, presentato con successo a Venezia 74 come evento speciale di chiusura della Settimana della Critica. Una dolorosa riflessione sul dramma della cosiddetta “Terra dei fuochi” in Campania. All’evento saranno ospiti del La Perla alcuni dei principali protagonisti del film: il produttore Gaetano Di Vaio di Bronx Film, il regista Diego Olivares e gli attori Massimiliano Gallo e Nando Paone.

Veleno di Olivares è un dramma che non concede sconti o assoluzioni ai suoi protagonisti, in particolare a quei contadini e proprietari di larghi appezzamenti di terra da generazioni che, per guadagni facili ed egoismi personali, non si sono opposti ai disegni criminali in Terra di Lavoro.

Su Libero il mese scorso Filippo Facci, evidenziando gli esiti poco felici al botteghino del film a fronte dei fondi pubblici regionali e del credito d’imposta, ha criticato quest’opera (che non aveva visto tra l’altro) e l’ha tacciata di diffondere bugie, balle ad arte, pura disinformazione. Una reazione incomprensibile, magari riconducibile più alla polemica sui soldi regionali stanziati mentre la Regione Campania è impegnata a risollevare l’immagine del suo territorio. Finanziamento che non troverebbe contraddizioni nel momento in cui si fa cronaca e denuncia civile, come fece notare a suo tempo il produttore Di Vaio sull’assurda uscita del giornalista di Libero: questa è una tragedia costata vite umane che la Direzione nazionale antimafia ha certificato in più occasioni.

Il film è un vero e proprio pugno nello stomaco e si polarizza nello scontro di due coppie travolte dagli interessi camorristici: chi per problemi di salute (la famiglia composta da Massimiliano Gallo e Luisa Ranieri, entrambi maiuscoli nelle loro prove attoriali) e chi per il patto stretto col diavolo (Miriam Candurro e Gennaro di Colandrea che si calano in due personaggi dalla liquida ambiguità morale).

Il diavolo in questione è rappresentato dal classico avvocato “allevato” come un pollo di batteria dai clan per i loro affari, rampante e lanciatissimo verso la politica, qui interpretato dal bravo Salvatore Esposito, un habitué ormai dopo il Genny Savastano di Gomorra la serie a ruoli e storie noir sulla criminalità organizzata. Tra liquami e fusti interrati, e bidoni seppelliti nei terreni da figli degeneri, scorre la vicenda di Cosimo (Gallo), marito e futuro padre di famiglia, colpito da un male incurabile e prima ancora dal disprezzo per il fratello, votato per necessità economiche alla causa criminale.

Quello dello sversamento di rifiuti tossici, operato dai clan di camorra per decenni nelle campagne del napoletano e del casertano, terre fertilissime condannate in nome dei soldi facili e del business, è una piaga la cui soluzione dovrebbe entrare in ogni agenda di governo per i prossimi 30 anni, dal momento che ben poco è stato fatto finora.

Il mancato intervento di bonifica, come sottolineato di recente anche nel corto documentario animato (In)felix di Maria Di Razza, alla luce delle analisi scientifiche e delle previsioni, porterebbe alla contaminazione definitiva nel 2060 dell’intera falda acquifera campana e a un vero e proprio genocidio di massa, con tutte le ricadute negative su allevamenti e con le conseguenze nefaste per il comparto agricolo regionale.

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