Villa Zelo, altra dimora vesuviana

Quasi nascosta, in via dell’Addolorata, si erge Villa Zelo, una dimora vesuviana che ospitò Pio IX e Giacomo Leopardi 

di Tonia Ferraro

In quella parte di Portici conosciuta come ‘ncopp’o vuosco, si erge una delle dimore settecentesche meno note, Villa Zelo.

Edificata su di una struttura preesistente, come si evince dalla mappa del duca di Noja, il primo proprietario della Villa di cui si ha notizia fu tale Crescenzo Nocerino. In seguito passò a Tommaso Bernabò, che la vendette poi a Giuseppe Siniscalco, unitamente ai quattro moggi di terreno circostante.

Nel 1740 il Siniscalco incaricò l’architetto Tommaso Benevento della trasformazione del corpo di fabbrica originario in una casa “palazziata”, cioè una struttura abitativa con diversi quartini con facciata monumentale.

Nel 1741 sul lato sinistro del Palazzo venne edificata una cappella dedicata alla Vergine Addolorata, che fu… succursale della parrocchia di Portici e i fedeli collaboravano arricchendola di oggetti di pietà e di devozione, tanto che quando si costruirà la nuova chiesa… gli arredi sacri e gli oggetti fatti dalla pietà dei fedeli fossero trasferiti nella Parrocchia, come risulta dal rogito del Notaio Parisi del 1826.

Dal Siniscalco la proprietà passò al generale Caracciolo, poi alla baronessa Donna Gaetana Zezza, ed in ultimo, il 29 ottobre 1825, l’acquistò il cavalier don Giuseppe Zelo, tesoriere e segretario personale di Ferdinando IV. Il re volle “decorare”  Zelo con il titolo di barone il 5 novembre 1855, concedendogli la trasmissibilità della baronia al nipote Gennaro e alla sua discendenza.

Gli eredi Zelo sono tuttora proprietari della Villa.

La facciata neoclassica della Villa è semplice e austera. L’edificio si erge su tre livelli, con due ali laterali, ognuna con  un terrazzino.

Al centro della facciata si apre un portale di accesso in piperno con lo stemma gentilizio, che raffigura un cigno  che solleva una zampa stringendo una perla. In alto tre stelle a sei punte, simbolo della trasmissione del titolo. Lo stemma si ritrova dipinto anche sulla volta dell’androne tra decorazioni a grottesche, così come in quelle dei saloni del primo piano. Al di sopra del portone si sviluppa il balcone del piano nobile, su cui si aprono tre porte finestre.

Dall’androne parte una grande scala di piperno che porta al piano superiore, che dà accesso ad un ballatoio a loggia, riportante anch’esso lo stemma gentilizio, da cui si diramano due ali laterali.

Nell’androne fino a non molto tempo fa, scrive lo storico porticese Beniamino Ascione che vi si trovavano …due statue in marmo di due cani, provenienti dal Palazzo Reale.

Il cortile termina con una esedra che adornava un grande giardino, purtroppo vittima dell’urbanizzazione degli anni ‘60.

A sinistra del portone si trova la cappella consacrata alla Vergine Addolorata. All’interno ci sono tre altari in marmo policromo: sul maggiore, posto sotto una volta a botte e corredato da una balaustra, originariamente si trovava una tela raffigurante la Madonna a grandezza naturale, attribuibile a Guido Reni o ad Andrea Vaccaro, mentre i due dipinti degli altari laterali erano di scuola napoletana. La tela centrale era ulteriormente impreziosita da una collana di diamanti con una croce pendente, di arte orafa napoletana, che ornava il collo dell’Addolorata, mentre la testa era incoronata da un diadema imperiale, portato a Napoli dal principe russo Grigorij Aleksandrovič  Potëmkin e donata dalla principessa di Cimitile al barone Zelo.

Inoltre, nella cappella si trovavano numerosi ex-voto e preziosi reliquiari provenienti dal Monastero di San Martino. Fino al 1889 Villa Zelo è stata un centro culturale molto attivo della nostra città. A lungo vi hanno abitato Antonio Ranieri e sua sorella Paolina.

In questa dimora si recò in visita privata papa Pio IX, nell’arco dei sette mesi in cui, esule, venne accolto dai Reali Borbone nella Reggia di Portici.

Vi fu spesso ospite anche il poeta Giacomo Leopardi, come si evince da alcune lettere autografe del Ranieri, amico del grande recanatese. Una lapide fatta porre dalla famiglia Zelo ricorda questo particolare di grande lustro per Portici, ma sconosciuto ai più:

In questa amena dimora il 4 gennaio 1888 si spegneva

Antonio Ranieri Patriota Giurista Storiografo Senatore del regno…

Giacomo Leopardi Diletto Amico in questo dolce silenzioso rifugio sovente veniva a dividerne la solitudine.

 

L’autrice Tonia Ferraro ha liberamente tratto qesto testo dal suo articolo pubblicato su www.ilmediano.it il 21/02/2011

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