1000 uova per una frittata
Una rievocazione storica per celebrare l’accoglienza fatta all’Imperatore Carlo V alla Certosa il 10 agosto del 1535 con una frittata da 1000 uova
PADULA | SALERNO – a Certosa di San Lorenzo è stata dall’8 al 10 agosto, come di consueto, protagonista della XXVIII edizione della rievocazione storica Padula in festa per Carlo V – La Frittata delle Mille Uova.
L’evento, celebra il passaggio dell’Imperatore Carlo V alla Certosa il 10 agosto del 1535.
Per ricordare quel lontano evento, quest’anno è stata rappresentata la pièce scritta e diretta di Salvatore Ungaro L’impero e il silenzio, che racconta l’accoglienza fatta all’imperatore, interpretato da Beppe Convertini, cui è seguito il corteo dei Cavalieri della Bolla Pontificia.
La gigantesca frittata preparata è poi stata distribuita a tutte le persone che erano presenti alla serata, allietata con la musica dal vivo della Compagnia Daltrocanto.
La frittata delle mille uova non è una leggenda: venne preparata in occasione della visita dell’imperatore Carlo V di ritorno da Tunisi. Per sfamare Carlo e le sue truppe, i monaci decisero di accoglierlo con un pasto simbolico: una frittata preparata con cipolle soffritte, pepe, olio d’oliva e prezzemolo sminuzzato dei loro orti. Naturalmente, dovettero “inventare” un’apposita padella: il recipiente posava su tre fuochi ed era dotata di un ingegnoso meccanismo che permetteva di voltarla durante la cottura.
L’ospitalità dei monaci fu molto gradita all’imperatore, tanto che raccontava spesso quell’episodio.
La Certosa di Padula è un monastero certosino, il più grande d’Italia e uno dei più grandi d’Europa: consta di circa 51.500 m². Fondato nel 1306 per volere del nobile Tommaso Sanseverino, è sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO, nonché parte del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, insieme con i siti archeologici di Paestum e Velia.
Di architettura prevalentemente barocca, ha tre chiostri: il principale, detto appunto Grande, è circondato da 84 colonne e misura una superficie di circa 12.000 m².
I monaci certosini vi rimasero fino al 1866, anno in cui Bettino Ricasoli varò la legge sulla Soppressione degli ordini e delle corporazioni religiose e incameramento dei beni, che tendeva alla laicizzazione del neonato stato italiano, ma, soprattutto, a indebolire il potere temporale della Chiesa, il cui stato era rimasta l’unica enclave che ancora resisteva ai Savoia.
Dopo l’abbandono da parte dei monaci, seguì un periodo di decadenza, fino all’occupazione delle truppe alleate nella II guerra mondiale.
Oggi è un museo pubblico, che conserva opere d’arte, manoscritti e reperti storici.
Come le altre certose, quella di Padula, era praticamente autosufficiente: aveva terreni, orti, allevamenti di animali.
Al suo interno, si trovava persino un lattodotto, risalente a XVII-XVIII secolo: praticamente, era un sistema di trasporto del latte e di prodotti caseari direttamente dalle stalle.
