2025, un’estate calda da morire
Sono necessarie strategie per ridurre l’effetto “isola di calore” del 2025, anche mettendo a disposizione per tutti cooling center
di Carlo Alfaro
Volge al termine un’altra estate di caldo record, con punte di temperature fino a 45 °C e valori percepiti superiori a 50 °C. L’estate 2025 non è (per ora) la più calda di sempre a livello globale, ma sicuramente rientra tra le più roventi.
L’estate 2024 detiene ancora il primato: secondo Copernicus, è stata l’estate più calda mai registrata sia a livello mondiale che europeo.
Luglio 2025 è stato il terzo luglio più caldo mai misurato, superato solo dai record del 2024 e del 2023.
In Europa, giugno 2025 è stato però il giugno più caldo mai registrato. Ondate di calore intense e protratte hanno interessato l’Europa già da fine maggio.
Le condizioni di caldo torrido hanno portato a numerose allerte sanitarie: limitazioni delle ore di lavoro all’aperto in diverse Regioni in Italia (Lazio, Toscana, Umbria, Sicilia, Liguria), chiusura anticipata di oltre 1.300 scuole in Francia, chiusura di un reattore nucleare in Svizzera, scoppio di incendi devastanti, aumento dappertutto delle emergenze cliniche, mettendo sotto pressione i sistemi sanitari.
Le ondate di calore sono sempre più frequenti e prolungate a causa dei cambiamenti climatici e le città sono a maggior rischio per la salute quando si verificano perché si creano “isole di calore” in cui le aree costruite assorbono e rilasciano più calore rispetto a quelle naturali. Le alte temperature comportano un rischio importante per la salute pubblica.
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) le ha definite “killer silenziosi”. L’European Environment Agency (EEA) ha ribadito che il caldo è la principale causa di morte legata al clima in Europa: oltre il 95% dei decessi causati da eventi climatici estremi è legato alle ondate di calore.
I danni alla salute contemplano stress da calore, esaurimento da calore e colpo di calore, disidratazione, problemi cardiovascolari e respiratori, disfunzioni renali, disturbi neurologici e mentali, infezioni, peggioramento di malattie croniche.
Studi recenti indicano anche che l’esposizione ripetuta alle ondate di calore accelera l’invecchiamento biologico quanto il fumo o il consumo eccessivo di alcol. A maggior rischio degli effetti del caldo sono anziani, persone fragili, bambini e donne incinte.
Secondo uno studio condotto da un team guidato dall’Imperial College London e della London School of Hygiene & Tropical Medicine, pubblicato su The Lancet Public Health, l’ondata di calore che ha colpito l’Europa tra fine giugno e inizio luglio 2025, legata a un sistema di alta pressione che ha intrappolato aria calda e secca sull’Europa occidentale, ha fatto registrare, tra il 23 giugno e il 2 luglio, più di 2.300 decessi in eccesso in 12 grandi città europee analizzate (Atene, Parigi, Madrid, Barcellona, Roma, Milano, Londra, Budapest, Lisbona, Francoforte, Zagabria e Sassari), triplicando la mortalità attesa.
Purtroppo, le temperature delle ondate di calore continueranno a salire e i futuri bilanci delle vittime saranno sempre più alti, finché il mondo non smetterà di ottenere energia dai combustibili fossili bruciando petrolio, gas e carbone invece di attuare la transizione alle energie rinnovabili e non raggiungerà l’obiettivo di emissioni nette pari a zero.
Nel frattempo, per proteggere le persone dalle ondate di calore pericolose, sono necessarie strategie per ridurre l’effetto dell’isola di calore urbana.
Il primo rimedio è il raffrescamento naturale delle città attraverso l’espansione degli spazi verdi (vegetazione, giardini e alberi) e blu (distese di acqua).
Gli alberi creano ombra e raffreddano l’aria attraverso la traspirazione: in media, riducono la temperatura dell’aria di 0,8 °C.
Tetti e facciate ricoperti di verde, pensiline verdi sulle strade e le fermate, riducono l’assorbimento di calore negli edifici e sulle strade.
Fontane, vasche e piscine favoriscono l’evaporazione e abbassano la temperatura in modo naturale. Poi sono importanti sistemi di sorveglianza e allerta precoce delle ondate di calore e centri di raffrescamento (Cooling centers) in strutture pubbliche climatizzate, disponibili per tutti.
