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25 artisti campani per FRATELLO UNIVERSO

Nasce in Campania la Collettiva d’arte per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi.  FRATELLO UNIVERSO è visitabile dal 27 aprile al 12 luglio e oltre

Nel 2026 ricorrono gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi. Otto secoli ci separano dalla sua presenza terrena, eppure la sua voce continua a fendere il tempo con una limpidezza che non si è mai incrinata. Francesco non appartiene soltanto alla storia della Chiesa o alla tradizione spirituale cristiana: appartiene all’umanità intera. Appartiene a chiunque riconosca nella fraternità, nella pace, nella povertà come libertà, nel rispetto del creato e nell’amore per gli ultimi non un ideale astratto, ma una possibilità concreta di futuro.

Da questo desiderio — rendere omaggio a Francesco non con una celebrazione formale, ma con un gesto vivo, corale, contemporaneo — nasce in Giuseppe Ottaiano, responsabile di Terre di Campania, l’idea di costruire un racconto polifonico attraverso l’arte, linguaggio universale e immediato. FRATELLO UNIVERSO prende forma così: come un ponte tra memoria e visione, come un modo per restituire a Francesco non un ricordo, ma una presenza che ancora oggi ci interroga, ci commuove, ci chiama.

Francesco fu uomo del suo tempo e, insieme, uomo oltre il suo tempo. Figlio del Medioevo, seppe parlare a ogni epoca. Rinunciò al privilegio per scegliere l’essenziale. Abbandonò la logica del possesso per farsi fratello. Guardò la natura non come dominio, ma come relazione. Chiamò fratello il sole, sorella l’acqua, fratello il fuoco, sorella la terra: nel creato vedeva una comunità vivente, un’armonia da custodire. In un mondo attraversato da conflitti, disuguaglianze e fratture, il suo messaggio ritorna oggi con una forza sorprendente: non come eco lontana, ma come necessità urgente.

La collettiva nasce da questa eredità e la affida al linguaggio dell’arte. Non per illustrare Francesco, ma per lasciarlo riemergere attraverso le sensibilità, i segni, le materie, le visioni dei 25 artisti campani che hanno accolto il suo messaggio e lo hanno tradotto in un’opera originale, ciascuno secondo la propria voce. Su sagome lignee ispirate alla figura del Santo, Elio Alfano, Silvio Amato, Antonio Avello, Biagio Cerbone, Cristina Cianci, Antonio Ciraci, Anna Colmayer, Gianfranco Coppola, Alfredo Cordova, Diana D’Ambrosio, Mina Di Nardo, Lucio d.d.t. Art, Maria Gagliardi, Sara Iuzzino, Alessandra Maisto, Carla Merone, Nunzio Meo, Pietro Mingione, Ilaria Moscato, Enzo Palumbo, Nunzia Re, Agostino Saviano, Padre Michele Spinali, Vittorio Vanacore, Raffaella Vitiello hanno dato vita a opere che sono soglie: varchi attraverso cui il visitatore è invitato a entrare in un racconto più grande, fatto di interiorità, luce, ferita, fraternità, domanda, ascolto.

Non è un caso che questo progetto nasca in Campania e trovi in Napoli uno dei suoi luoghi più significativi. La collettiva si apre con tre tappe che segnano l’inizio di un percorso più ampio, destinato a proseguire per tutto il 2026:

  • Aula Capitolare – Santuario Madonna dell’Arco (27 aprile – 3 maggio)
  • Basilica di San Lorenzo Maggiore – Napoli (14 maggio – 20 giugno)
  • Chiesa dell’Annunziata – Collegiata di Santa Maria delle Grazie – Marigliano (23 giugno – 12 luglio)

A Napoli la presenza francescana ha radici profonde. Ha inciso nella spiritualità, nella cultura, nell’arte, nella coscienza civile della città. Collocare qui FRATELLO UNIVERSO significa riconoscere che Francesco non è una figura da ricordare, ma una radice ancora fertile, una parola che continua a generare comunità, pensiero, responsabilità.

La mostra si presenta come un cammino. Non una sequenza di opere da osservare, ma un attraversamento. Su ogni sagoma è collocato uno specchio, all’altezza degli occhi. Non è un dettaglio: è un invito. A fermarsi. A guardarsi. A riconoscersi. A entrare nell’opera non come spettatori, ma come presenza viva.

Entrare in FRATELLO UNIVERSO significa comprendere che ciò che qui si incontra non è una mostra nel senso consueto del termine, ma un’esperienza che chiama in causa lo sguardo, la memoria, il sentimento, la coscienza. Una mostra che non si guarda soltanto: accende una scintilla.

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