Culturain memoriamlibri

Alessandra, La ragazza che immaginava i suoni

Un omaggio affettuoso ad Alessandra Romano: nella Sala Cinese della Reggia la presentazione del suo romanzo postumo La ragazza che immaginava i suoni

di Tonia Ferraro

PORTICI | CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI – Nella Sala Cinese della Reggia borbonica, sede del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II, sabato 28 febbraio alle ore 17.30 verrà presentato il libro La ragazza che immaginava i suoni di Alessandra Romano.

Animeranno il dibattito Maria Cristina Orga, che può essere considerata la curatrice del volume, e Gino Oliviero.

In programma l’intervento dell’avvocato Luca Manzo, già assessore alla Cultura del Comune di Portici e presidente dalla Commissione Cultura e Promozione della Lettura, nonché egli stesso scrittore.

In assoluto non è facile parlare di un’opera postuma, quella di Alessandra Romano. Per chi l’ha conosciuta e per chi la conoscerà attraverso il suo libro La ragazza che immaginava i suoni.

Alessandra, laureata in Lettere moderne all’Università Federico II, giornalista e scrittrice, è scomparsa lo scorso 23 dicembre, a soli trent’anni. Riportiamo integralmente la precisazione che ha tenuto a fare all’inizio del libro: Lucia Battaglia non sono io, ma ci accomuna la sordità e il grande amore per la letteratura. Credo sia difficile non affezionarsi al personaggio esattamente come i suoi alunni e Alessandro, suo grande amore. Si tratta di uno Young adult.

Alessandra

Il romanzo racconta la storia di Lucia Battaglia, professoressa di lettere, scrittrice e giornalista affetta da una grave sordità, che affronta la vita con determinazione grazie al suo tablet, strumento che le permette di “ascoltare” il mondo. Nominata docente al Liceo Pitagora di Torre Annunziata, Lucia entra in un microcosmo scolastico vivace, popolato da studenti ben delineati. Tra loro spicca Marco Palladini, ragazzo sensibile e introverso con il quale la docente instaura un legame empatico che diventa centrale nella trama.

L’incontro con Alessandro, fratello maggiore di Marco, introduce una dimensione sentimentale complessa, fatta di attrazioni, esitazioni e chiarimenti emotivi. La partenza di Alessandro per Parigi apre una fase di attesa e crescita interiore per Lucia.

Parallelamente, il romanzo esplora le dinamiche familiari della protagonista: una madre iperprotettiva, un nonno che affronta tardi la propria identità, una nonna attiva e un’amica brillante che alleggerisce i momenti più intensi.

Nel complesso, la storia intreccia formazione, sentimenti e temi sociali, offrendo il ritratto di una donna che, pur segnata dalla sordità, rifiuta la passività e sceglie di vivere con coraggio. Napoli e la scuola diventano lo sfondo vivo di un percorso di consapevolezza.

Ora, bisogna andare oltre i palesi riferimenti alla sua vita personale, ma bisogna sottolineare che la sua famiglia l’ha aiutata a comprendere che la sua percezione non era “sbagliata”, ma semplicemente diversa, incoraggiandola a usare la scrittura come linguaggio per comunicare le proprie sensazioni al mondo.

E come non fare una bella chiacchierata con Maria Cristina Orga, che con Alessandra ha seguito la stesura del libro, ma ha anche curato l’editing per La Libreria Vocali Editrice di Portici, che ha pubblicato il libro.

Come si può definire il libro di Alessandra?

È una domanda che mi prende sottopelle. Posso dire che non è la sua autobiografia, ma una proiezione del suo mondo. Sicuramente è quanto di più autentico abbia scritto, sebbene gli altri tre libri dati alle stampe siano tutti degni di essere letti.

Maria Cristina, hai curato anche la presentazione dei suoi altri libri?

Si,  ho curato la presentazione dei precedenti libri, tutti notevoli. Tuttavia, direi che la “Ragazza che immaginava i suoni” è il migliore, quello più maturo, più vero. È quello che vede realizzarsi un sogno, perché Lucia Battaglia rappresenta quello che avrebbe voluto essere nella vita. E questo si percepisce. Ma non è un’autobiografia: è una verità assoluta che Alessandra ha creato e, poi, ha trovato punti di contatto con sé stessa. È come se si fosse cucita addosso un personaggio che le ha dato grandi gioie. E noi siamo grati ed emozionati per questo regalo che ci ha lasciato Alessandra.

Perché avete scelto questa particolare data per presentare il libro?

Alessandra era nata l’1 marzo e volevamo ricordarla ancor più intensamente in occasione del suo compleanno, e quindi la scelta è caduta sulla data utile più vicina.

Vuoi ancora sottolineare qualcosa?

Solo ribadire che mi sento gratificata di esserle stata al suo fianco in quest’ultimo percorso. Sono grata perché mi ha dato molto più di quanto io non abbia dato a lei, questo sicuramente. E sono anche molto riconoscente verso i genitori: per loro volontà sono la voce ufficiale del libro di Alessandra. Perché la sento ancora dentro, perché è al mio fianco quando parlo e penso lei, come in questo momento. Io mi limito a darle voce, riferendo soltanto le cose che lei vorrebbe che dicessi, dell’uso che si facesse nel suo libro. Non ci saranno rimpianti, lei non avrebbe voluto assolutamente. È un lascito, però: la famiglia ha stabilito che il 15% dei proventi di “La ragazza che immaginava i suoni” vadano a Theleton  per la ricerca sulle malattie rare. L’ultimo dono di Alessandra Romano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *