Anno 2022, terza estate col Covid-19

Carlo Alfaro, Dirigente Medico di Pediatria all’ASLnapoli3sud, Consigliere nazionale Società italiana medicina dell’Adolescenza, si sofferma sull’andamento dell’epidemia globale nell’estate 2022

Terza estate col Covid-19, e non finisce qui. L’Oms ha annunciato che purtroppo, dopo 5 settimane di calo, il numero di nuovi decessi settimanali per Covid torna ad aumentare, con una crescita nel mondo tra il 6 e il 12 giugno 2022 del 4% rispetto alla settimana precedente. Nella settimana in esame, l’Italia è al quinto posto nel mondo per numero di morti per Covid. Prime, nell’ordine, USA, Cina, Brasile e Russia, che però hanno una popolazione enormemente più grande della nostra.

Per quanto riguarda l’incidenza di nuovi casi settimanali, ai primi posti sono, nell’ordine: USA, Cina, Australia, Brasile, Germania.

Ridotto numero di tamponi e infezioni asintomatiche.

L’incidenza di casi nel mondo è verosimilmente sottostimata, dato che diversi Paesi hanno progressivamente modificato le loro strategie di test, con riduzione del numero complessivo di tamponi eseguiti e dunque dei casi rilevati, anche perché molti studi cominciano a mettere in discussione la validità di test di massa e degli screening estesi nel controllo dell’epidemia. Ciò anche in virtù della consapevolezza che la possibilità di diffusione del virus tramite gli asintomatici va molto ridimensionata, come appare da una completa revisione della letteratura pubblicata su PLOS Medicine: le infezioni asintomatiche da SARS-CoV-2 sono relativamente poche, e sono meno infettive di quelle sintomatiche. I ricercatori hanno incluso 130 studi, con dati su 28.426 persone con SARS-CoV-2 in 42 Paesi, tra cui 11.923 individui definiti come asintomatici: questi ultimi avevano una probabilità di contagiare mediamente del 66% inferiore.

Europa

Anche in Unione europea (Ue) la situazione del Covid sta peggiorando, dopo che il numero di nuovi casi aveva continuato a diminuire da metà marzo 2022. Nell’ultima mappa dell’Ecdc (Centro europeo per il controllo delle malattie) in particolare in Portogallo e in Italia domina il rosso scuro.

Italia

Purtroppo, l’estate italiana inizia con un’inversione della curva epidemica del Covid-19 che fa sospettare una nuova ondata epidemica. Nell’ultima settimana i contagi sono aumentati del 58%, in particolare tra gli operatori sanitari come categoria ancora una volta più esposta. Mentre fino alla scorsa settimana apparivano in calo costante tutti gli indicatori dell’epidemia, i dati settimanali del monitoraggio della Cabina di Regia dell’Istituto superiore di sanità e del Ministero della Salute, al 17/06/2022, annunciano la risalita dell’incidenza settimanale a 310 casi ogni 100.000 abitanti contro i 222 della settimana precedente, con aumento dell’indice di trasmissibilità, Rt, sia calcolato sui casi sintomatici che sui ricoveri ospedalieri, nel range della soglia epidemica.

Anche il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, relativo alla settimana 8-14 giugno, riporta in 7 giorni netto rialzo dei contagi (+32,1%) e dei decessi (+6,1%). La buona notizia è che continua, secondo l’ultima rilevazione settimanale Fiaso, la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, la riduzione dei ricoveri Covid, sia nei reparti ordinari che nelle terapie intensive. Inoltre, i pazienti in terapia intensiva sono tutti soggetti affetti da altre patologie ricoverati “con” Covid e non “per” Covid.

Questa nuova ondata è verosimilmente legata all’accresciuta socialità della stagione estiva e all’elevata contagiosità della sotto-variante Omicron BA.5. E’ probabile inoltre che i casi reali siano almeno 3-4 volte in più rispetto al numero dei casi registrati, anche in quanto molte persone utilizzano i tamponi fai da te e non si registrano o non eseguono affatto il test. Allo stato attuale, dall’inizio della pandemia il 30,2% degli italiani ha avuto il Covid.

Le nuove sottovarianti di Omicron

La variante Omicron di SARS-CoV-2 si è diffusa in tutto il mondo tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, diventando in poco tempo dominante. Dalla prima variante, se ne sono sviluppate diverse altre, tra cui la più preoccupante è la sottovariante di Omicron BA.5, proveniente dal Sudafrica, che a metà maggio è stata inserita dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) tra le varianti che destano preoccupazione (Voc, Variant of Concern).

Studi preliminari in Giappone hanno da subito indicato che BA.5 è più trasmissibile rispetto alle altre sottovarianti di Omicron a causa di almeno due mutazioni che le permettono di legarsi alle cellule umane in modo più efficace. Inoltre, una ricerca condotta alla Columbia University di New York ha trovato che gli anticorpi prodotti in esito alla guarigione o alla vaccinazione sono almeno 4 volte meno efficaci con la 5 rispetto alle altre sottovarianti Omicron.

L’ultimo report dell’European Centre for Disease Prevention Control (Ecdc), pubblicato lo scorso 13 giugno, conferma che BA.5 e l’altra sottovariante BA.4 hanno una trasmissibilità del 12-13% superiore rispetto a BA.2 e una maggior capacità di evadere la protezione immunitaria, sia da vaccino che da pregressa infezione. Inoltre, l’infezione dalle varie forme di Omicron fornirebbe anche scarsa immunità a lungo termine.

Tutte queste condizioni espongono a rischio elevato di reinfezione. In Sud-Africa, Omicron 4 e 5  hanno alimentato una quinta ondata di Covid-19. In Europa, la diffusione della BA.5 si ritiene la principale responsabile della risalita dei contagi in Portogallo e in Germania. Anche in Regno Unito si registra un nuovo aumento dei casi, messo in relazione con la diffusione di BA.4 e BA.5.

L’Ecdc ritiene che nelle prossime settimane BA.4 e BA.5 diventeranno dominanti in tutta l’Unione europea, con conseguente aumento dei casi. Al 7 giugno, secondo le rilevazioni dell’Iss e del Ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler, in Italia la variante Omicron ha una prevalenza del 100%, con la sottovariante BA.2 predominante (62,98%), ma sono in crescita la BA.5 (23,15%) e la BA 4 (11,41%), mentre la BA.1 è ridotta allo 0,32%.

La variante Omicron BA.5 tende a colpire le vie aeree superiori, causando sintomi quali naso che cola, mal di gola, tosse e febbre. Segnalati anche spossatezza, vertigini, dolore addominale, mal d’orecchio Raramente si segnalano perdita di gusto e di olfatto, tipici sintomi invece delle prime varianti virali. La durata dei sintomi è in media di 4 giorni (anche 3 nelle persone completamente vaccinate), contro gli 8 della variante Delta.

Tuttavia, la maggior trasmissibilità di BA.4 e BA.5, rendendosi responsabile di un aumento complessivo dei casi, può comportare un aumento dei ricoveri e dei decessi. I dati finora disponibili sembrano dimostrare che gli anticorpi monoclonali, che bloccano l’ingresso del virus nella cellula, e gli antivirali, che fermano il virus all’interno della cellula stessa, sono ancora attivi contro le recenti linee evolutive di Omicron BA.4 e BA.5. Si stanno allestendo invece nuovi vaccini adattati alle varianti del virus.

Reinfezioni

Omicron con le sue sottovarianti aumenta la probabilità di reinfezione dopo malattia o vaccini di 16 volte rispetto a Delta. Secondo l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità, l’incidenza di reinfezioni in Italia nella settimana risulta pari a 7,4%, in continua crescita rispetto alle settimane precedenti. Il rischio di reinfezione aumenta dopo tre mesi dalla precedente infezione o vaccinazione, nei non vaccinati, nelle femmine rispetto ai maschi, nelle fasce di età più giovani (dai 12 ai 49 anni), negli operatori sanitari.

Gli studiosi stimano che, a causa dell’emergere di nuove varianti, una persona possa reinfettarsi anche 4 volte isolo anno (con intervalli di 3-4 mesi, anche se ci sono segnalazioni dopo poche settimane).

Le seconde infezioni tendono a essere meno gravi delle prime.

Long Covid

Il Long Covid è la sindrome post-infezione caratterizzata dalla presenza di sintomi oltre 4 settimane dopo l’inizio della malattia. Uno studio del King’s College London pubblicato su The Lancet ha dimostrato che il rischio di sviluppare il Long Covid è più basso con Omicron rispetto alle varianti che l’hanno preceduta, ad esempio si riduce della metà rispetto alla variante Delta (4,4% dei casi dopo Omicron rispetto al 10,8% dopo Delta). Tuttavia, il numero assoluto di persone che hanno sperimentato il Long Covid è risultato più alto nel periodo Omicron, a causa del maggior numero totale dei casi provocati da questa variante.

Obbligo mascherine

L’uso obbligatorio delle mascherine nelle aree pubbliche interne e sui trasporti pubblici come misura di mitigazione per prevenire la trasmissione di Covid-19 è già stato abolito tra febbraio e aprile 2022 in Danimarca, Svezia, Paesi Bassi e Regno Unito. In Italia, dal 15 giugno è decaduto l’obbligo di mascherine al chiuso come cinema, teatri, impianti sportivi e in aereo, ma permane, in base all’ultima ordinanza del Ministero della Salute, obbligo di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2 fino al 30 settembre per lavoratori, utenti e visitatori delle strutture sanitarie, socio-sanitarie e socio-assistenziali e per l’utilizzo di alcuni mezzi di trasporto:

  • navi e traghetti interregionali;
  • treni interregionali, Intercity, e Alta Velocità;
  • autobus e mezzi di trasporto pubblico locale o regionale o scolastico.

Decade invece l’obbligo di indossare le protezioni nei luoghi al chiuso. Sono esentati dall’obbligo i bambini di età inferiore ai sei anni, le persone con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, le persone che devono comunicare con una persona con disabilità, i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva. La mascherina resta raccomandata per i fragili e va tenuta a portata di mano in caso di assembramenti.

A proposito di mascherine, la Società Italiana di Medicina Ambientale rammenta che non va sottovalutato il loro impatto ambientale, che ha paragonato a uno tsunami: ogni singola mascherina rilascia fino a 173mila microfibre di plastica che finiscono in mare, e solo in Italia sono oltre 46 miliardi le mascherine utilizzate da inizio pandemia ad oggi, e ben 129 miliardi quelle consumate ogni mese nel mondo, ovvero 3,4 miliardi al giorno e 3 milioni al minuto.

Obbligo vaccinale

Scade dal 15 giugno l’obbligo vaccinale per gli over 50 e il personale della scuola e delle Forze dell’Ordine, mentre per il personale sanitario l’obbligo persiste fino al 31 dicembre 2022.

Green Pass

Dal 31 maggio non è più richiesta la Certificazione Verde Covid-19 per entrare in Italia dall’estero. Il Parlamento Europeo e il Consiglio Europeo hanno prorogato di un anno la validità del Green Pass in Unione europea, fino al 30 giugno 2023, al fine di facilitare gli spostamenti tra gli Stati.

Rimuovere l’isolamento domiciliare per i positivi?

La proposta, che va nel senso della convivenza con il virus e della “normalizzazione” della sua presenza, alla stregua di qualunque altra infezione virale cui siamo quotidianamente esposti, non sembra ancora attuabile nel contesto attuale di elevata circolazione virale, soprattutto per i rischi per la sicurezza dei soggetti fragili.

Vaccinazioni

L’altissima protezione vaccinale in Italia, con oltre il 90% di soggetti over 12 anni che ha completato il ciclo primario di tre dosi, rappresenta un punto di forza. Anche l’esperienza cinese, dove la strategia “Covid zero” basata su continui e rigorosi lockdown si è rilevata non sostenibile sul lungo termine, dimostra chiaramente che le misure di contenimento con il Coronavirus non funzionano in maniera definitiva: sono i vaccini a fare la differenza. Tutti gli studi confermano l’alta efficacia delle vaccinazioni a RNA messaggero, come Pfizer e Moderna, contro la malattia nelle sue forme gravi, con una protezione che raggiunge l’88% quando si completa il ciclo primario di due dosi più la terza, il cosiddetto booster. I non vaccinati hanno un tasso di mortalità 10 volte superiore ai vaccinati. La protezione è debole però nei confronti dell’infezione in sé.

Quarta dose

Probabilmente a settembre potrebbe essere raccomandata una quarta dose di vaccino anti-Covid, al momento proposta solo per gli immunodepressi, gli over 80 e la fascia 60-79 anni con comorbidità. Ad oggi, in Italia l’adesione alla somministrazione del secondo booster è stata scarsa: solo il 25,7% degli immunocompromessi e l’11,5% degli over 80. E’ probabile che se sarà allargato a tutti, nelle stesse modalità del vaccino antinfluenzale, il secondo booster sarà effettuato con un vaccino aggiornato per le varianti oggi circolanti. Attualmente sono in corso sperimentazioni di vaccini contro Omicron BA1, ma sono da mettere a punto prodotti attivi contro Omicron BA4 e BA5. I fragili che l’hanno già fatta in autunno forse faranno un ulteriore richiamo.

Evoluzione futura

Si ritiene che il Covid diventerà un virus endemico, con ondate periodiche ma non gravi, simili a quelle dei virus influenzali.

Non ci sarà purtroppo la tanto sperata immunità di gregge: il virus non sarà mai eliminato del tutto. Sarà però gestito normalmente così come altre patologie virali respiratorie. Forse questo accadrà a partire dalla stagione autunno-inverno 2023-2024, non ancora dalla prossima.

Il rischio però è che possano svilupparsi delle varianti e sottovarianti che a causa del vantaggio dovuto a maggior grado di potere infettante creino nuove epidemie oppure che siano dotate di maggiore virulenza e aggressività clinica. Purtroppo, maggiore è la replicazione del virus e più alta è la possibilità che si sviluppino nuove varianti, causa le ricombinazioni che si creano nel virus ogni volta che si moltiplica. Per questo non possiamo abbassare la guardia con vaccini e cautele negli stili di vita.

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