Autismo e neurodiversità
La Giornata dell’Autismo ricorda il ruolo decisivo del Terzo Settore e delle associazioni che sostengono la neurodiversità, come la Fondazione Tricheco Blu
La Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo si celebra il 2 aprile. Istituita dall’ONU nel 2007, ricorda che non basta “sapere”: servono azioni concrete, come trasporti più accessibili, scuole preparate ad accogliere ogni studente e luoghi di lavoro capaci di includere davvero le persone neurodivergenti. È un invito a cambiare prospettiva: il cervello umano non segue un unico modello, ma si esprime in molte forme diverse.
Oggi si stima che circa una persona su cento sia nello spettro autistico. Per questo servono interventi continui e ben strutturati: a scuola, attraverso strumenti come il Piano Educativo Individuale e una didattica davvero personalizzata; e nel mondo del lavoro, con percorsi di accompagnamento e ambienti più attenti anche agli aspetti sensoriali. Sempre più persone autistiche chiedono di partecipare alle decisioni che le riguardano, mentre il concetto di neurodiversità si confronta con la realtà di chi ha bisogno di supporti intensivi e costanti nel tempo.
Secondo questo approccio, condizioni come l’autismo e l’ADHD non sono malattie da “aggiustare”, ma differenze naturali del nostro patrimonio genetico. Significa guardare meno ai limiti e più ai punti di forza, creando contesti che valorizzino la diversità come una ricchezza per tutti. L’autismo, in particolare, non è un’unica esperienza: si manifesta in modi molto diversi, che il DSM-5 descrive attraverso tre livelli di supporto. Alcune persone hanno una sensibilità sensoriale molto alta e possono sentirsi sopraffatte da luci, rumori o odori.
Altre sviluppano interessi profondi e competenze straordinarie. Le difficoltà comunicative riguardano spesso i segnali non verbali o l’ironia, ma non hanno nulla a che vedere con la mancanza di empatia: è semplicemente un modo diverso di percepire e interpretare il mondo. Lo spettro comprende persone non verbali che comunicano tramite dispositivi digitali, individui ad alto funzionamento con vite autonome e brillanti carriere, e adulti con bisogni elevati che richiedono un accompagnamento quotidiano.
A sostenere questo cambiamento è soprattutto il Terzo Settore: associazioni, fondazioni e cooperative che lavorano per il bene comune. La riforma del 2017 ha introdotto il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, che ha dato a queste realtà più trasparenza, riconoscimento e possibilità di accedere ai fondi.
Tra le organizzazioni più attive c’è la Eureka Foundation, affiancata di recente dalla Fondazione Tricheco Blu, nata in Italia nel 2025. Entrambe puntano su finanziamenti pluriennali, evitando iniziative isolate e garantendo continuità: un elemento fondamentale quando si parla di autismo, perché il supporto deve accompagnare la persona per molti anni, dalla diagnosi precoce all’ingresso nel mondo del lavoro.
Il loro impegno comprende attività di divulgazione, produzione di contenuti, eventi e percorsi formativi rivolti a scuole, istituzioni e cittadini. Creano reti di collaborazione, favoriscono il sostegno reciproco e usano linguaggi accessibili — anche artistici — per raccontare storie e bisogni spesso ignorati. Così la conoscenza diventa un ponte tra le persone, e temi delicati si trasformano in occasioni di dialogo e crescita condivisa.
In una società che riconosce sempre più il valore delle differenze, la neurodiversità non è solo un concetto scientifico: è un nuovo modo di guardare l’umanità, un invito all’inclusione e una promessa di futuro.
