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Bullismo e coraggio, un libro per un cambiamento concreto

Un viaggio nel bullismo tra dolore, coraggio e prevenzione: la voce di Laura Perspicace per rompere il silenzio. Intervista all’autrice

di Carlo Alfaro

Bullismo e coraggio di Laura Perspicace è un libro educativo sul bullismo che parte da un’analisi approfondita del fenomeno, anche con l’ausilio di storie vere o ricostruite, per aiutare minori, famiglie, scuola e società ad affrontare concretamente il problema.

Il testo tratta il bullismo con un linguaggio semplice e accessibile ma incisivo, mettendo al centro due elementi fondamentali: la sofferenza della vittima e le sue devastanti conseguenze e gli strumenti necessari a prevenire e a reagire.

Il lavoro della Perspicace mostra: come nascono le dinamiche tra bullo, vittima e spettatori; le emozioni provate da chi subisce; le caratteristiche di personalità di chi offende e di chi è vittimizzato; l’importanza del coraggio, inteso non come assenza di paura ma come capacità di non restare in silenzio, chiedere aiuto e reagire; il ruolo dell’empatia: mettersi nei panni della vittima.

Viene valorizzata la fondamentale funzione degli adulti (genitori, insegnanti, educatori): non sottovalutare i segnali, ascoltare senza giudicare, intervenire tempestivamente, creare un ambiente sicuro.

Come medico che si occupa di bambini e adolescenti, ho trovato il testo interessante e per questo ho deciso di intervistare l’autrice

Laura, a chi è destinato il tuo libro e in quali contesti può essere adoperato?

Il mio libro è destinato prima di tutto alle scuole, perché ritengo fondamentale che gli insegnanti possano sensibilizzare i ragazzi già dalla quinta elementare in poi. È proprio in quella fascia d’età che i bambini diventano più consapevoli e iniziano purtroppo anche i primi episodi di bullismo. È importante spiegare che il bullismo non è una presa in giro occasionale, ma un’azione ripetuta e mirata sempre verso la stessa persona. Il libro può essere utilizzato anche nei contesti extrascolastici, come associazioni sportive o attività pomeridiane, dove spesso si verificano dinamiche di gruppo che possono sfociare in comportamenti di bullismo. Inoltre, credo che il contenuto del libro sia utile anche in ambito mediatico. Oggi esiste il fenomeno del cyberbullismo, che non colpisce più soltanto gli studenti, ma anche ragazzi più grandi, adulti e persino personaggi pubblici. Chi si espone può essere bersagliato nelle proprie fragilità, e spesso l’onda d’urto coinvolge anche la sua famiglia. Per questo ritengo importante parlarne anche in televisione: portare il libro nei programmi e nelle trasmissioni che trattano temi sociali può creare discussione, consapevolezza e prevenzione. Perché più se ne parla, più possiamo proteggere chi ne è vittima.

Cosa ti ha spinta a occuparti di bullismo?

Ho scelto di occuparmi di bullismo perché l’ho vissuto sulla mia pelle quando ero bambina. Sono figlia di genitori divorziati, e negli anni ’90 questa era una condizione molto rara. A scuola venivo etichettata come ‘diversa’, quasi macchiata, e questo mi portava a essere timida, introversa e molto chiusa. I miei coetanei, provenendo da famiglie tradizionali e unite, mi emarginavano: non mi invitavano a fare i compiti insieme, non mi coinvolgevano nelle feste e spesso durante la ricreazione restavo isolata. Purtroppo non ho ricevuto neanche il supporto delle insegnanti, che scambiavano la mia timidezza per un problema mio, quando il vero problema era lo sguardo giudicante degli altri. Oggi assistiamo ancora a episodi di bullismo che portano molti ragazzi a compiere gesti estremi. Ed è proprio questo che non voglio più vedere. Il mio messaggio è chiaro: chi fa il bullo è spesso la persona più fragile, quella che usa la violenza per nascondere le proprie insicurezze. Chi subisce, invece, deve trovare il coraggio di chiedere aiuto, perché non è mai colpa sua. È questo il motivo che mi ha spinta a scrivere il libro: nel ventunesimo secolo è inaccettabile che ci siano ancora silenzi, paure e solitudini. Voglio contribuire a creare consapevolezza e informazione, affinché chi bullizza venga finalmente riconosciuto per ciò che è, e chi subisce trovi la forza di liberarsi.

Secondo te il bullismo sta aumentando o c’è sempre stato ma oggi se ne parla di più?

Secondo me il bullismo non è aumentato: è sempre esistito. Io stessa l’ho vissuto in prima persona, ma nel mio libro racconto che episodi di bullismo erano presenti già negli anni ’50, subito dopo il dopoguerra. I bambini orfani o quelli che vivevano nella povertà venivano spesso scherniti, esclusi o maltrattati dai coetanei più privilegiati. Non si parlava ancora di “bullismo”, ma di emarginazione sociale. Negli anni ’60, con i primi studi scientifici sulla psicologia dell’infanzia, si iniziò finalmente a descrivere in modo più preciso i comportamenti aggressivi tra coetanei. Negli anni ’80, grazie alla diffusione di studi psicologici più approfonditi e ai primi programmi televisivi dedicati alla vita dei giovani, il fenomeno iniziò ad essere affrontato con maggiore attenzione, sia dal punto di vista educativo che mediatico. Oggi se ne parla molto di più, non perché il fenomeno sia nuovo, ma perché finalmente esistono mezzi che danno voce a chi non l’aveva. La televisione, i media e purtroppo anche i casi di cronaca hanno permesso di portare alla luce una realtà sempre esistita. Quindi sì, se ne parla di più, ma il bullismo c’è sempre stato: oggi, semplicemente, non si può più ignorare.

Come si fa a differenziare se si tratti di bullismo, scherzo o semplice conflitto tra pari?

Per distinguere uno scherzo da un atto di bullismo bisogna osservare tre elementi fondamentali: la continuità, l’intenzionalità e il disequilibrio di forza. Uno scherzo, anche se può risultare sgradevole per chi lo subisce, è un episodio isolato e non si ripete nel tempo. Un conflitto tra pari, invece, è uno scontro alla pari: due ragazzi che discutono o litigano, ma con la stessa forza e la stessa possibilità di difendersi. Il bullismo è tutt’altro. Si verifica quando un comportamento diventa ripetuto e mirato sempre verso la stessa persona. Per esempio, in una classe può esserci un ragazzo più timido, più educato o semplicemente più fragile, che diventa il bersaglio continuo di un compagno. A quel punto il bullo, per sentirsi più forte, cerca l’approvazione degli altri e attorno a sé si forma un gruppo, il cosiddetto ‘branco’. È lì che il fenomeno si manifesta in tutta la sua gravità: un singolo individuo contro più persone che, insieme, lo isolano, lo deridono o lo umiliano. Il bullo non agisce mai per caso: spesso è lui il soggetto più fragile, quello che usa la prepotenza per sentirsi potente e accettato. Ma il risultato è che la vittima viene colpita in modo sistematico, continuo e persecutorio, fino a essere annientata psicologicamente. Quindi il bullismo si riconosce quando c’è una ripetizione costante, una volontà di ferire e un forte squilibrio di forza: non è uno scherzo, non è un litigio, ma un vero e proprio attacco alla dignità e alla serenità di un ragazzo.

Secondo te qual è il bullismo più dannoso per la vittima: quello fisico, verbale, psicologico, on line?

Tutte le forme di bullismo – fisico, verbale e psicologico – sono gravissime, perché mirano comunque a distruggere una persona nella sua dignità, nella sua sicurezza e nella sua serenità. Il bullismo fisico può avere conseguenze immediate e pericolose; quello verbale e psicologico può lasciare ferite profonde che durano anni. Ma oggi la forma più dannosa in assoluto è il cyberbullismo. Nell’era digitale, infatti, un contenuto offensivo può raggiungere migliaia di persone in pochi minuti. Una foto, un video o un commento denigratorio pubblicato sul web diventa praticamente impossibile da cancellare del tutto: anche se viene rimosso dalle piattaforme, qualcuno può averlo già salvato, condiviso o diffuso altrove. È una persecuzione che non ha limiti di spazio né di tempo. Proprio per la gravità di questo fenomeno è nata la legge 71 del 2017, la prima legge italiana ed europea dedicata alla tutela delle vittime di cyberbullismo. Oggi esiste la possibilità di rivolgersi alla Polizia Postale e sono attivi numeri dedicati per segnalare episodi online. Tuttavia, nessuna legge può cancellare completamente il danno causato da un contenuto che ormai circola in rete. Per questo considero il cyberbullismo la forma più pericolosa: perché coinvolge una massa enorme di persone, viaggia velocemente, e continua a ferire anche quando la vittima è lontana da scuola, da casa o da qualsiasi luogo fisico. È un tipo di violenza che segue ovunque e che può annientare psicologicamente molto più di un singolo episodio fisico.

Nel caso si venga a conoscenza di un caso di bullismo, cosa bisogna fare per aiutare concretamente la vittima?

Quando si assiste a un episodio di bullismo la prima cosa da fare è non voltarsi dall’altra parte. L’indifferenza è una forma di complicità: chi rimane spettatore passivo diventa parte del problema tanto quanto chi commette l’atto. Gli attori del bullismo non sono solo i bulli, ma anche gli spettatori che tacciono. Per aiutare concretamente una vittima, bisogna prima di tutto segnalare quello che si è visto. A scuola significa parlare subito con gli insegnanti, con il coordinatore di classe o con la preside. Nel mondo degli adulti, significa rivolgersi ai responsabili, ai datori di lavoro o alle figure competenti. Il silenzio protegge il bullo, non la vittima. La scuola, in particolare, deve intervenire in modo tempestivo e serio: riunioni straordinarie, colloqui con le famiglie, provvedimenti disciplinari adeguati e spiegati, affinché chi ha compiuto l’atto capisca che ogni azione ha una conseguenza. La leggerezza, in questi casi, è pericolosa. È importante anche chiarire un punto: il bullismo online che coinvolge compagni di classe riguarda direttamente la scuola, anche se il video o il contenuto offensivo è stato creato fuori dall’orario scolastico. Se la vittima è un alunno, la scuola deve intervenire. Il cyberbullismo non ha mura né orari, ma ha effetti devastanti dentro la scuola. Accanto alle segnalazioni e ai provvedimenti, bisogna sempre dare supporto emotivo alla vittima: farle sentire che non è sola, che ciò che subisce è ingiusto e che esiste un adulto o un compagno pronto ad aiutarla. Una vittima sostenuta è una vittima che non si spezza. Chi subisce bullismo deve sapere che chi ha sbagliato verrà richiamato e corretto, e che esistono strumenti per proteggerlo. Aiutare significa agire, parlare, intervenire. Il vero errore è girarsi dall’altra parte.

È davvero possibile prevenire il bullismo? Come?

Sì, il bullismo si può prevenire. E il primo passo è parlarne. La prevenzione nasce dall’informazione: più si spiega cosa sia davvero il bullismo, più si chiarisce che il problema non è nella vittima, ma in chi compie l’atto, e più diventa difficile per il bullo trovare approvazione e ‘seguaci’. Quando un comportamento non viene più sostenuto dal gruppo, perde forza. Per questo è fondamentale portare questo tema nelle scuole, nelle attività extrascolastiche, nella televisione, nei media. Più se ne parla, più si crea consapevolezza. La prevenzione comincia proprio qui: capire che il bullo è la persona fragile, non quella forte. Chi agisce per ferire ha un disagio, una rabbia o una debolezza che non sa gestire. La vittima, invece, non ha nulla di cui vergognarsi. Il mio obiettivo, con questo libro e con ogni intervista, è diventare una voce narrante: qualcuno che racconta, spiega, sensibilizza e rompe il silenzio. Ho scelto di mettere nero su bianco la mia esperienza, perché molte vittime si vergognano di dire ‘anche io sono stata bullizzata’. Io no: ho trasformato il dolore in coraggio, ed è questo il messaggio che voglio diffondere. Si previene parlando, spiegando, mostrando che il bullo non è un leader ma una persona in difficoltà, che va educata prima che diventi un adulto pericoloso per sé e per gli altri. La prevenzione è un messaggio collettivo, e io voglio essere uno degli strumenti per portarlo ovunque.

Quale vuol essere il messaggio del tuo lavoro?

Ho subito il bullismo e oggi voglio trasformare quel dolore in coraggio. Voglio essere la voce di chi non ha voce, far capire che chi ferisce è il più fragile, e che chiedere aiuto non è debolezza ma forza. La diversità va celebrata, l’unicità protetta, e nessuno può spegnere la luce dentro di noi. Questo è il messaggio che porto ovunque: scuole, media, televisione.

Ringraziando Laura Perspicace per il suo lavoro, per il suo impegno e per la sua passione, vi ricordo che il testo Bullismo e Coraggio – Storia di bullismo, dolore e rinascita è acquistabile online, su Amazon.it, sia in formato cartaceo che in versione digitale. Vi suggerisco di seguire anche le pagine social dell’autrice Laura Perspicace per informazioni o contatti.

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