Cimitero delle 366 Fosse: storia e probabile riapertura
L’apertura al pubblico è subordinata al completamento delle verifiche tecniche e alla definizione di un piano di interventi che consenta di riaprire il Cimitero delle 366 Fosse
In occasione della prossima apertura del cimitero delle 366 Fosse, in Via Fontanelle al Trivio, il nostro grande amico fotografo Augusto De Luca ha inviato le sue suggestive fotografie dell’ipogeo dello storico camposanto. La riapertura è attualmente oggetto di valutazione da parte del Comune di Napoli e delle autorità sanitarie, nell’ambito dei programmi di valorizzazione e messa in sicurezza dei cimiteri storici cittadini. Sono stati avviati, infatti, studi preliminari e sopralluoghi tecnici finalizzati a verificare le condizioni strutturali degli ipogei e a definire gli interventi necessari per consentire un accesso pubblico in condizioni di sicurezza.
Il progetto di recupero non riguarda soltanto le 366 Fosse, ma si estende anche ad alcune aree monumentali del Cimitero di Poggioreale, attualmente interdette al pubblico, e a specifiche sezioni del Cimitero di Santa Maria del Pianto. Tutti questi luoghi, di rilevante interesse storico e antropologico, sono considerati potenzialmente riapribili, ma solo a seguito di interventi di consolidamento, adeguamento igienico‑sanitario e verifica delle condizioni statiche delle cavità.
L’area cimiteriale delle 366 Fosse, dismessa nel 1890 dopo aver accolto oltre settecentomila salme, fu realizzata come struttura pubblica di sepoltura anonima nell’ambito delle politiche igienico‑sanitarie introdotte nel Regno di Napoli tra il XVIII e il XIX secolo. Il complesso, progettato per rispondere alle esigenze di inumazione quotidiana della popolazione meno abbiente, venne costruito su incarico dell’amministrazione civica e sotto la supervisione delle autorità sanitarie competenti.
Gli epitaffi marmorei posti all’ingresso del complesso ricordano che la sistemazione originaria dell’area fu promossa durante il regno di Ferdinando IV di Borbone, il quale sostenne interventi di riforma igienica e di regolamentazione delle sepolture in città. La presenza del suo nome nelle iscrizioni rimanda, dunque, alla stagione borbonica in cui si consolidò l’idea di un luogo destinato alle inumazioni quotidiane, organizzato secondo criteri di ordine, rotazione e tutela sanitaria della popolazione.
L’ampio cortile interno è composto da 366 ambienti ipogei, organizzati secondo una griglia regolare di 19 file per 19 righe, concepita per garantire una rotazione sistematica delle sepolture. A questi si aggiungevano originariamente sei fosse collocate nell’atrio dell’edificio rettangolare, successivamente eliminate in seguito ai lavori di ampliamento del cimitero eseguiti nel 1871, che modificarono l’assetto originario del complesso.
A oggi, la riapertura al pubblico è subordinata al completamento delle verifiche tecniche e alla definizione di un piano di interventi che consenta di restituire questi luoghi alla pubblica accessibilità nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e tutela.
ed ecco le fotografie di Agusto De Luca
