Eventiin memoriam

Davide Tizzano, l’uomo che sussurrava all’acqua

Davide Tizzano lascia un insegnamento semplice e immenso: la vittoria più grande è continuare a navigare, qualunque sia il vento che ti spinge

di Tonia Ferraro

Davide Tizzano non ha semplicemente abitato il mare: lo ha decifrato, perché lui era capace di ascoltarlo. Per lui, l’acqua non è mai stata una superficie da solcare, ma un linguaggio fatto di resistenze e silenzi. Nato a Napoli nel 1968, Davide fin dagli inizi al Circolo Canottieri, ha trasformato la forza fisica in equilibrio ritmico. Non era un semplice vogatore: era un temperamento marino, un uomo capace di sentire la corrente prima ancora che toccasse lo scafo.

Negli anni ’80, quando molti suoi coetanei sognavano sulla terraferma, lui inseguiva scie d’acqua. A Seul 1988, nel quattro di coppia, tagliò il traguardo davanti a tutti insieme con i fratelli Abbagnale. Quell’oro non fu solo una vittoria: fu la prova che la sincronia, quando è perfetta, diventa quasi poetica.

Poi arrivò un’altra chiamata, quella del vento. Tizzano lasciò per un momento i remi per la vela, diventando grinder su Il Moro di Venezia. Nel 1992 vinse la Louis Vuitton Cup, sfiorando la Coppa America. Il mare, per lui, non aveva confini: seguiva gli orizzonti diversi dello stesso mare

Ma la casa era sempre il Canottaggio. Ad Atlanta 1996 tornò ai remi e, con Agostino Abbagnale, conquistò un secondo oro olimpico nel doppio. Non era solo tecnica: era la sua grinta a spingere la barca, quella determinazione calma che gli si leggeva nelle spalle larghe e nella voce pacata.

Quando lo incontrai per un’intervista, mi colpì la sua semplicità, come anche la determinazione. Un uomo che avrebbe potuto parlare dall’alto delle sue imprese, invece parlava come chi sa che la grandezza non ha bisogno di toni alti.

Negli anni successivi si dedicò ai giovani, fondando accademie e progetti per insegnare non solo lo sport, ma la cultura del mare: rispetto, tutela dell’Ambiente e per i fondali. Ha diretto centri olimpici, guidato federazioni, portato il canottaggio dentro le città d’arte trasformando ogni evento in un racconto.

Da presidente della Federazione Italiana Canottaggio e del Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo, lavorava alla preparazione di Taranto 2026 con la stessa energia con cui affrontava una finale olimpica.

E quando la vita l’ha messo di fronte alla sfida più dura, quella senza traguardi né medaglie, ha combattuto con la stessa forza che lo aveva portato sul podio. Davide Tizzano ci lascia un insegnamento semplice e immenso: tra remi e vele, la vittoria più grande è continuare a navigare con passione, qualunque sia il vento che ti spinge.

 

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