Di cosa viviamo davvero?
Cosa resta quando una donna perde tutto? E cosa trova quando ritorna al luogo da dove era fuggita? Il libro di Birgit Birnbacher Di cosa viviamo
di Tonia Ferraro
PORTICI | CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI – Negli spazi di Villa Fernandes, L’Associazione Tells Italy lo scorso 3 luglio ha presentato l’ultimo libro dell’autrice tedesca Birgit Birnbacher Di cosa viviamo, Mar dei Sargassi Edizioni.
Al dibattito, moderato dalla presidente di Tells Italy Antonella Renzullo, hanno partecipato Emilia De Paola, traduttrice del testo, e la giornalista Flavia Fedele, editor di Mar dei Sargassi.
Le letture di alcuni passi del libro sono state a cura di Tells Italy.
Il dibattito è stato tradotto in LIS.
Abbiamo già conosciuto la Birnbacher con il suo libro Fuori, sempre tradotto dalla professoressa De Paola per la casa editrice porticese Mar dei Sargassi.
Fuori era un romanzo introspettivo incentrato sulla difficoltà di ricominciare, di reinserirsi in una società che non fa sconti.
Di cosa viviamo, seppur mantenendo il registro intimista, è un lungo racconto che riflette sulla vita di una donna non più giovane, ma nemmeno vecchia.
Andata via da casa da tempo per trasferirsi in città, Julia aveva lasciato il padre, la madre e il fratello, disabile per una meningite non curata, abbandonandoli alle loro infelicità.
Il lavoro di infermiera non era un cambiamento, la portava comunque a prendersi cura degli altri. Una professione che non lasciava spazio ai suoi desideri, anzi, proprio per questo era arrivata alla soglia dei quarant’anni senza nessun obiettivo raggiunto e un amore sbagliato, senza futuro: troppo poco per volersi bene. Poi, si ammala, le manca il respiro, e infine perde il lavoro. Non ha più nulla, solo i sensi di colpa.
E torna a casa, al paese da dove era fuggita, un piccolo centro di periferia che sta finendo, dopo la chiusura delle fabbriche. E la madre è andata via, il fratello è in una clinica, il padre è solo in una casa trascurata, e senza lavoro. Deve fare i conti con il suo disagio.
Tra quelle strade innevate, dove il tempo è sospeso, camminando su quel tappeto bianco, dove sotto ci si spazza di tutto, anche il dolore, improvvisamente si crepa e Julia incontra il cittadino, Oskar.
Da sottolineare, inoltre, che Birgit Birnbacher osserva la quotidianità strana, grottesca, che finisce con lo strappare, a volte, quasi un sorriso.
A questo punto, bisogna fare un plauso particolare alla traduttrice, la professoressa De Paola, perché riesce a farci cogliere quelle impercettibili sfumature.
Qui il romanzo si apre a una lettura più ampia, non individuale.
Nel romanzo Di cosa viviamo, infatti, non è importante la storia, ma i tanti temi che riguardano la sfera femminile. Come la ricerca dell’indipendenza, l’autodeterminazione, la necessità di uscire fuori da quei ruoli prestabiliti nei quali è reclusa la donna.
E non c’è un lieto fine, nel senso che tutto resta sospeso, lasciato intuire alla sensibilità del lettore.
Julia ha trovato un nuovo lavoro. Dopo la prima settimana, torna a casa: il padre è solo e non accetta estranei. Ma qualcuno si muove alla finestra …
Il romanzo finisce qui. Forse Julia va da Oskar, non lo sappiamo.
L’ultima riflessione del lettore è amara: Julia si sacrificherà ancora per il padre? Non si spezzerà mai questa catena femminile di rinunce?
Sono domande rivolte a tutte le donne imprigionate in ruoli non scelti.
