Diari dal Blu-Il Protiro della Villa di Baia di Ciro Dell’Anno | 10
Storia e fascino di un viaggio nel Parco Sommerso di Baia alla scoperta del Protiro della villa romana, tra archeologia, mare e memoria
di Ciro Dell’Anno
Durante questa sessione di riprese ho avuto il privilegio di documentare da vicino i resti sommersi del Protiro della Villa di Baia, uno dei siti archeologici più affascinanti del Parco Sommerso. Appena scendo lungo la linea di costa, la luce filtrata dall’acqua diventa un velo che avvolge tutto: ogni dettaglio, ogni pietra, ogni frammento sembra respirare. E mentre attraverso questo silenzio liquido, sento che sto entrando in un luogo che non è solo archeologia, ma memoria viva.
Attraverso l’obiettivo, le forme eleganti e i movimenti armoniosi di Alessandra, che danza nell’acqua con naturalezza, esaltano la bellezza di queste testimonianze del passato. La sua presenza non disturba il sito: lo rivela. La luce del mare scivola sulle superfici antiche, e la sua figura diventa un ponte tra ciò che è stato e ciò che ancora vibra sotto la superficie. È un insieme raro: ricerca archeologica e arte visiva che si incontrano nella stessa inquadratura, dove la storia non è più solo osservata, ma quasi ascoltata.
Il termine protiro deriva dal greco pro‑thyra, “davanti alla porta di casa”. E qui, davanti a questa porta sommersa, capisco davvero cosa significava. Nel caso della villa di Baia, il protiro era un portico d’ingresso: due colonne, che oggi non esistono più, due sedili in muratura ai lati, simili alle panche dell’attesa. Riprendendoli da vicino, immagino chi si sedeva lì: clienti, amici, supplici, pazienti. Forse il proprietario della Villa era un perssona importante: un medico, un avvocato o un politico che riceveva chi veniva a chiedere aiuto o consiglio. E mentre filmo quei sedili, mi sorprende sempre la stessa sensazione: sembrano ancora abitati, come se il mare avesse conservato la forma delle persone che li hanno usati.
La villa, risalente al II secolo d.C., era ricca di decorazioni: mosaici in bianco e nero con motivi geometrici, figure a pelta, pavimenti in marmo. Riprendere questi dettagli sott’acqua è un’esperienza affascinante: la luce li accarezza, li rende vivi, li trasforma in qualcosa di più di un reperto. Sono frammenti di quotidianità romana che il mare ha custodito con una delicatezza sorprendente.
A Baiae, che non era solo luogo di otium ma anche di affari, politica e relazioni, l’ingresso a protiro aveva una funzione sociale precisa: era una soglia che regolava l’accesso, distinguendo chi poteva entrare subito, chi doveva attendere e chi veniva accolto con particolare onore. E mentre la videocamera scorre lungo la soglia sommersa, sento che sto documentando non solo un luogo, ma un rituale di accoglienza che oggi sopravvive in forma di pietra e silenzio.
Alla fine della ripresa, mentre risalgo verso la superficie, porto con me una sensazione difficile da spiegare: la certezza che il mare non ha cancellato Baia. L’ha protetta. E ogni volta che filmo ho l’impressione di riportare alla luce un pezzo di quella storia.
@CiroDell’Anno
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Ciro Dell’Anno, Napoli, classe 1973, vive da sempre a Portici ed è figlio e nipote di Palombari. Il mare fa parte del suo DNA: tre generazioni di amore per il mondo sottomarino e la sua biodiversità.
È istruttore subacqueo, operatore tecnico subacqueo e filmmaker subacqueo professionista, ma non si ferma: continua a specializzarsi con corsi di alto livello.
Ultimamente si è “laureato” Trainer al PSS Professional Scuba.
Si occupa anche di assistenza ad attrezzature subacquee, formazione e vendita.
Praticamente è il punto di riferimento per tutta la subacquea vesuviana.
