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Diari del Tempo – Il chimico agrario Arthur Bornträger di Mario Manzo | 5

Dal Castello di Marburg alla Reggia di Portici: la parabola scientifica di Arthur Bornträger, il chimico che portò la modernità nelle stazioni agrarie italiane

di Mario Manzo

Arthur Bornträeger nacque nel 1855 a Wiesbaden, nel cuore dell’Assia, sulla sponda destra del Reno.

Era figlio di Carl Bornträeger, celebre fotografo professionista che gestiva un rinomato studio di ritrattistica in Taunusstraße; molte delle fotografie d’epoca, cartoline e ritratti ottocenteschi provenienti da Wiesbaden che oggi circolano nei mercati d’antiquariato o negli archivi storici recano il timbro del suo studio fotografico.

Laureato in Chimica presso l’Università di Marburgo nel 1879, una delle più antiche università della Germania, fondata nel 1527 da Filippo d’Assia, fu il primo ateneo protestante e divenne celebre per aver istituito nel 1609 la prima cattedra di chimica al mondo. L’università ebbe sede per secoli nel Castello, oggi sede del Museo di Storia Culturale dell’ateneo e della Sala dei Principi, una delle più grandi e importanti sale gotiche laiche della Germania, utilizzata per eventi di alto profilo dell’università e della città.

Fu per tre anni assistente nel celebre laboratorio chimico di Remigius Fresenius a Wiesbaden. Fresenius, titolare della cattedra di chimica, fisica e tecnologia presso l’Istituto di agricoltura di Wiesbaden, fu il primo direttore del laboratorio chimico istituito dal governo di Nassau. Sotto la sua guida il laboratorio crebbe rapidamente, aprendo nel 1862 una scuola di farmacia e, nel 1868, una sezione dedicata alle ricerche agrarie e all’Istituto di chimica della nutrizione, divenendo uno dei centri più avanzati d’Europa nel campo dell’analisi degli alimenti.

Collaborò poi per un anno all’Istituto di Fisiologia dell’Università di Marburgo, diretto da Eduard Külz. Külz, fisiologo di grande rilievo, ampliò la conoscenza clinica del diabete mellito introducendo idee biochimiche moderne; studiò le connessioni tra i diversi componenti alimentari e la formazione endogena dello zucchero, nonché la natura chimica e il comportamento metabolico del glicogeno. Le sue ricerche portarono nuove intuizioni sul decorso della malattia e sulla sua controllabilità terapeutica. Come docente universitario, contribuì in modo decisivo allo sviluppo della fisiologia, orientandola verso la chimica fisiologica.

Completò così una formazione che univa la chimica analitica, la fisiologia sperimentale e la chimica organica, costituendo la base solida e interdisciplinare sulla quale si sarebbe innestata la sua futura attività scientifica.

Lavorò nel settore dei coloranti e dei prodotti chimici di base, collaborando dapprima con la Verein Chemischer Fabriken in Mannheim (Associazione delle Fabbriche Chimiche di Mannheim), storica azienda fondata nel 1854 e attiva nella produzione di composti chimici di largo impiego. Proseguì poi la propria attività presso la Küchler & Buff, storica fabbrica tedesca di coloranti artificiali, in particolare coloranti all’anilina, con sede a Crefeld (oggi Krefeld), uno dei principali centri europei dell’industria tintoria ottocentesca.

Questo insieme di esperienze, maturate tra laboratori universitari d’avanguardia e industrie chimiche di primo piano, gli fornì una solida preparazione teorica e pratica, unendo la chimica analitica, la fisiologia sperimentale e la chimica organica con le applicazioni industriali dei coloranti e dei composti di base. Tale patrimonio di competenze avrebbe costituito il nucleo della sua futura attività scientifica e professionale, accompagnandolo nel successivo percorso di ricerca e nelle esperienze che lo avrebbero condotto fuori dalla Germania, verso nuove attività scientifiche e professionali in Italia.

Giunse in Italia per alcune ricerche all’Orto botanico di Palermo. Qui incontrò Agata Puglisi del Hierro, fuggita con la famiglia, di salda fede carlista, dalla guerra civile di Spagna. Si sposarono ed ebbero cinque figli, tre maschi e due femmine. Tra i figli, Carlo, nato nel 1895 a Portici, intraprese la carriera militare e divenne poi questore di Torino durante la Repubblica Sociale Italiana. Nel 2009 la Repubblica gli dedicò un articolo dal titolo Il questore fascista che salvò ebrei e rossi dalle camere a gas, riconoscendo il ruolo che ebbe nel sottrarre alla deportazione numerosi perseguitati politici ed ebrei.

Federico Arturo, nato anch’egli a Portici nel 1901, scelse invece la vita di mare, timoniere, partecipò all’Impresa di Fiume al seguito di d’Annunzio.

Nel 1885 impiantò e condusse a Messina un laboratorio privato di analisi; l’anno successivo fu assunto come chimico presso il neonato Laboratorio Chimico Centrale delle Gabelle, istituito a Roma con il Regio Decreto n. 3929 del 7 giugno 1886, dove rimarrà fino al 1890. Il laboratorio nacque come organo consultivo e tecnico dell’amministrazione doganale e finanziaria dello Stato, con il compito di garantire la qualità e la conformità delle merci soggette a tassazione. La sua fondazione fu fortemente sostenuta da Stanislao Cannizzaro, uno dei maggiori scienziati italiani dell’Ottocento e figura di primo piano nella chimica moderna, che ne fu anche il primo direttore e il principale promotore scientifico e istituzionale. L’eredità storica e operativa di quella struttura vive oggi nella rete dei moderni Laboratori Chimici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

In quegli anni ottenne diverse eleggibilità accademiche, nel 1888 fu dichiarato idoneo ai posti di professore ordinario di chimica farmaceutica nelle Regie Università di Cagliari, Parma e Modena, e classificato terzo nel concorso per la direzione della Regia Stazione Agraria di Palermo. Nel 1890 risultò inoltre secondo nel concorso per il posto di professore ordinario di merceologia e chimica presso la Scuola Superiore di Commercio di Bari.

La svolta arrivò nel 1890, quando fu chiamato alla Regia Scuola Superiore di Agricoltura di Portici, una delle più antiche e prestigiose d’Italia in campo agrario, oggi Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, sin dalla fondazione nel 1872 con sede nella Reggia di Portici, come professore incaricato di tecnologia chimico‑agraria. L’anno successivo vinse il concorso a professore straordinario e impiantò un moderno laboratorio di analisi, il laboratorio funzionante da Stazione Agraria di Portici, contribuendo alla crescita scientifica dell’istituto e alla diffusione delle metodiche analitiche più avanzate.

Le stazioni agrarie sperimentali sono centri di ricerca scientifica nati per studiare i problemi della produzione alimentare e sostenere lo sviluppo delle aziende agricole. Le prime strutture sorsero tra la fine dell’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento, con l’obiettivo di modernizzare il mondo contadino e diffondere le metodiche analitiche e le innovazioni tecniche direttamente nelle campagne. Nel 1929 furono riordinate come enti di Stato con autonomia amministrativa, assumendo un ruolo centrale nella politica agraria nazionale.

È in questo quadro che si colloca l’attività di Arthur Bornträger, le stazioni agrarie furono il luogo naturale della sua ricerca, il contesto istituzionale in cui poté sviluppare le sue competenze analitiche e contribuire alla modernizzazione dell’agricoltura italiana. Oggi molte di quelle sedi fanno parte del CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, che continua la ricerca sulla sostenibilità, sul clima e sulla qualità dei prodotti agricoli, proseguendo idealmente la missione scientifica che Bornträger contribuì a costruire.

Dal 1890 al 1897 insegnò Tecnologia chimico‑agraria all’Agraria di Portici.

Tra le testimonianze più significative dell’attività di Arturo Bornträger figura il Quadro delle analisi eseguite nell’anno 1895‑96 dal Gabinetto di Tecnologia chimico‑agraria della Regia Scuola Superiore di Agricoltura di Portici, da lui diretto.

Il documento, firmato dal professore, riassume l’intensa attività analitica svolta nel laboratorio, che operava come servizio scientifico per l’agricoltura. Vi sono elencate centinaia di analisi su vini, oli, burri, acque, farine, concimi, terreni e sostanze anticrittogamiche, con un totale di 1.894 determinazioni tra qualitative e quantitative.

Il laboratorio, funzionante da Stazione Agraria, rappresentava uno dei primi esempi di applicazione sistematica della chimica alla produzione agricola nel Mezzogiorno, e costituì un modello per le successive stazioni agrarie sperimentali italiane.

Nel 1898, professore straordinario, fu nominato direttore della Regia Stazione Agraria di Palermo, incarico che mantenne fino al 1907. Durante questo periodo fu componente tecnico del Consorzio Agrario Siciliano e della Commissione Provinciale di Viticultura ed Enologia.

Nel concorso del 1901 per la direzione della Stazione Agraria di Roma, la Commissione giudicatrice scrisse che “colle sue ricerche ha concorso efficacemente alla soluzione di vari problemi, specialmente d’indole analitica e che egli ha capacità di sperimentare”. Il concorso fu vinto dal celebre chimico Italo Giglioli, ordinario di chimica agraria a Portici, già direttore dell’Agraria di Portici e successore nel laboratorio fondato da Borntraeger.

Dopo la soppressione della Stazione Agraria di Palermo, fu posto in disponibilità, quindi chiamato come assistente alla Stazione Agraria di Roma e infine, dal 1910, bibliotecario dell’Istituto Superiore Agrario di Portici. Qui concluse la sua carriera, continuando a pubblicare, a collaborare con istituzioni agrarie e a partecipare a commissioni ministeriali, mantenendo un ruolo attivo nella vita scientifica e proseguendo a partecipare ai concorsi accademici.

Nel 1913 partecipò al concorso per il posto di direttore ordinario della Stazione Sperimentale di Torino; la Commissione giudicatrice lo definì “un valente analista”, riconoscendo la solidità delle sue competenze e la qualità delle sue ricerche. Nel 1921 prese parte al concorso per professore straordinario alla cattedra di Chimica agraria della Regia Scuola Superiore di Agricoltura di Milano: la Commissione “trova degno di lode che egli, nonostante l’età avanzata e le cure del suo ufficio, trovi ancora tempo e modo di dedicarsi con qualche profitto a ricerche scientifiche” e lo giudicò “un distinto chimico”. Nel 1927, settantaduenne, partecipò al concorso per professore non stabile alla cattedra di Industrie agrarie dell’Agraria di Portici; la Commissione rilevò: “è autore di 78 pubblicazioni” che “rivelano senza dubbio grande perizia di analista e lodevole scrupolosità di ricercatore”, aggiungendo che “è encomiabile l’amore alla ricerca che il candidato conserva nonostante la sua avanzata età”.

Nel 1934, dopo il collocamento a riposo quale bibliotecario del Regio Istituto Superiore Agrario di Portici, fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Corona d’Italia.

Le sue ricerche riguardarono soprattutto l’enologia e la chimica dei vini, lo studio dei tartari, le sostanze zuccherine, l’analisi dei prodotti agrari meridionali, la tecnologia chimico‑agraria e le metodiche analitiche, perfezionate nel laboratorio da lui fondato nell’Agraria di Portici, che divenne un punto di riferimento nazionale per la chimica agraria.

Le sue pubblicazioni, distribuite lungo oltre quarant’anni di attività, riflettono un profilo di ricercatore instancabile, capace di coniugare rigore analitico, attenzione ai problemi dell’agricoltura meridionale e un forte senso del servizio pubblico.

Portici fu il luogo in cui scelse di stabilirsi, dove crebbe la sua famiglia e dove trovò le sue più alte soddisfazioni professionali; la città divenne la sua casa, il suo laboratorio, il suo orizzonte umano e scientifico. Qui fondò e perfezionò il servizio di Stazione Agraria per le analisi chimiche attraverso il laboratorio che sarebbe diventato un punto di riferimento nazionale; qui formò tecnici e studiosi; qui condusse le ricerche che lo resero noto per la perizia analitica e la scrupolosità metodologica.

La sua parabola professionale iniziata nelle aule del Castello di Marburg si concluse nella Reggia di Portici.

Una vita per la ricerca, una vita per la chimica agraria, una vita che a Portici trovò compimento.

 

Mario Manzo, porticese, è autore e studioso di storia locale, con particolare attenzione alla memoria storica di Portici e del territorio vesuviano.

Nei suoi contributi per LoSpeakersCorner, raccolti nella rubrica Diari del Tempo, ricostruisce vicende, personaggi e documenti del passato attraverso una scrittura attenta alle fonti e ai dettagli spesso meno conosciuti.

I suoi articoli spaziano dalla storia politica e civile a figure della cultura, della scienza e dello spettacolo, restituendo alla memoria collettiva episodi e protagonisti che hanno lasciato una traccia nella storia di Portici e dell’area napoletana.

 

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