CulturaDiariDiari di CulturaLibriRecensioni

Diari di Cultura-Napolitiamo. Il prezioso libro di Angelo Forgione di Sergio Sivori | 13

Con Napolitiamo, Angelo Forgione racconta la lingua napoletana come patrimonio storico, culturale e identitario, oltre ogni stereotipo

di Sergio Sivori

Quando la lingua diventa memoria

La qualità di un libro non si misura soltanto da ciò che racconta durante la lettura, ma da ciò che continua a suggerire quando il volume è ormai chiuso. Napolitiamo, l’ultimo lavoro di Angelo Forgione, possiede questa rara capacità.

Conosco Angelo da molti anni. Ne ho sempre apprezzato il rigore della ricerca, la curiosità instancabile e la scelta, coerente e tutt’altro che scontata, di dedicare il proprio lavoro allo studio e alla divulgazione della cultura napoletana. L’amicizia, però, non può sostituire il giudizio critico; semmai lo rende più esigente. Ed è proprio per questo che posso affermare con convinzione che questo libro rappresenta un approdo importante del suo percorso: qui la solidità dello studioso incontra una scrittura limpida e una visione culturale capace di parlare a un pubblico ampio senza rinunciare alla profondità.

L’intuizione più felice del volume consiste nel liberare la lingua di Napoli dalle rappresentazioni superficiali che troppo spesso l’hanno ridotta a semplice colore locale. Forgione sceglie una strada diversa: osserva il napoletano come un organismo complesso, nato dall’incontro di civiltà, dominazioni, commerci e trasformazioni sociali. Ogni suono, ogni parola, ogni inflessione diventa la traccia concreta di un lungo cammino storico.

È soprattutto il metodo a convincere. Non siamo davanti a una raccolta di curiosità linguistiche costruita per sorprendere il lettore, né a un repertorio di termini da conservare come reliquie. Ogni voce acquista significato perché viene restituita all’ambiente umano che l’ha generata.

Le parole non vengono isolate: vengono rimesse in circolazione. Tornano a raccontare il lavoro, la vita quotidiana, gli incontri, i conflitti e la continua capacità di una comunità di reinventarsi. È questo che trasforma il libro in un autentico esercizio di interpretazione culturale.

Ogni comunità lascia la propria impronta anche attraverso il modo in cui nomina il mondo. Nelle parole si depositano esperienze, paure, ironie, speranze, rapporti sociali e visioni della realtà. Per questo una lingua non coincide mai soltanto con il suo vocabolario: è una forma di conoscenza che attraversa le generazioni e continua a ridefinire il presente.

Da questa prospettiva Napolitiamo supera naturalmente i confini della città. Il libro illumina una parte significativa della storia culturale italiana, ricordando quanto le identità locali abbiano contribuito alla ricchezza dell’identità nazionale.

Merita di essere sottolineato anche l’equilibrio tra ricerca e leggibilità. Il lavoro sulle fonti è accurato e rigoroso, ma non appesantisce mai la narrazione. La competenza resta sempre al servizio della chiarezza.

Il risultato è un libro che può essere letto con continuità come un racconto e, allo stesso tempo, riaperto ogni volta che nasce il desiderio di approfondire un’etimologia, un’espressione o una particolare vicenda linguistica.

Oggi la comunicazione tende a semplificare tutto, appiattendo differenze e sfumature. In questo scenario un lavoro come quello di Forgione assume un valore che va oltre la ricerca specialistica. Custodire una parola significa preservare un modo di pensare, di osservare la realtà e di tramandare un patrimonio costruito nei secoli. Ogni perdita linguistica impoverisce anche la nostra capacità di comprendere ciò che siamo stati.

Con questo volume Angelo Forgione conferma una qualità sempre più rara: la capacità di unire disciplina intellettuale e partecipazione civile, evitando sia l’erudizione fine a s stessa sia la nostalgia priva di spirito critico. Il sapere non viene esibito, ma condiviso con naturalezza.

Il libro non invita a mitizzare Napoli. Invita, piuttosto, a comprenderne la complessità attraverso ciò che la città ha custodito con maggiore continuità: la propria lingua. È lì che rimangono impressi i segni più autentici della sua storia, molto più delle immagini stereotipate che spesso ne hanno accompagnato il racconto.

Le città non continuano a esistere soltanto grazie ai loro monumenti. Resistono finché riescono a trasmettere il proprio patrimonio immateriale, quello fatto di parole, gesti, inflessioni, memorie condivise. Il contributo più prezioso di Napolitiamo è proprio questo: mostrare che la memoria non è un luogo nel quale rifugiarsi, ma una responsabilità da esercitare nel presente.

Per questo il libro merita di essere letto, studiato e conservato. Non soltanto per ciò che insegna sulla lingua napoletana, ma perché ricorda una verità spesso dimenticata: ogni volta che una comunità comprende fino in fondo le proprie parole, comprende meglio anche sé stessa.

 

Se vuoi leggere altri miei articoli vai su Diari di Cultura

 

Sergio Sivori è un costruttore di cultura. Oltre alla sua attività artistica, Sivori è ideatore e promotore di progetti culturali che mettono al centro la comunità, il territorio e la dimensione partecipativa dell’arte.

La sua visione si fonda su tre principi fondamentali: arte come responsabilità civile, cultura come spazio di incontro, creazione di contesti, non solo di opere.

In un’Italia che negli ultimi anni ha visto crescere festival, rassegne e iniziative interdisciplinari, Sivori interpreta questo movimento con una sensibilità particolare: per lui, l’arte non è solo produzione, ma relazione.

In un tempo che tende alla semplificazione, Sergio Sivori rappresenta una presenza complessa, plurale, rigorosa.

La sua opera attraversa i linguaggi senza disperdersi, costruendo un’identità artistica riconoscibile, nutrita da una ricerca costante e da una profonda attenzione all’umano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *