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Diari dell’Antiquario-In quel mobile c’era Pompei di Mario Scippa | 11

 Quando un cassettone neoclassico napoletano racconta il fascino dell’antico e l’eredità artistica di Pompei

di Mario Scippa

Un pomeriggio entrò in negozio una signora con una cartellina sotto il braccio. Aveva l’aria di chi sta per prendere una decisione che non riguarda soltanto un oggetto.

Si guardò intorno per un momento, poi si sedette davanti alla scrivania.

Aprì la cartellina.

Tirò fuori alcune fotografie. Il mobile comparve davanti a me prima ancora di averlo visto dal vivo. Un cassettone neoclassico. Napoletano.

Dalle immagini si vedeva chiaramente che era lastronato in palissandro viola, con una profondità cromatica che sembrava muoversi sotto la luce. Al centro dei due cassetti, anforette intarsiate con una misura perfetta. Sui cantonali, ghirlande leggere, appena accennate. Sul piano spiccava una scena. Una composizione neoclassica che ricordava gli affreschi pompeiani: figure sottili in legno di bosso sospese su un fondo scuro di ebano. Una grazia trattenuta che chiedeva di essere osservata con calma.

Non dissi subito nulla.

«Vorrei farlo valutare per venderlo», disse.

Quando mi chiedono una valutazione distinguo sempre il mio essere antiquario dal consulente: se stimo un oggetto, non lo compro. Quella volta, però, fu più forte di me.

Dentro di me vinse il carattere dell’antiquario.

Mi innamorai di quel mobile.

Fissai un appuntamento per vederlo da vicino.

Qualche giorno dopo salivo le scale di un antico palazzo settecentesco nel centro di Napoli. Le alzate erano consumate. I corrimani lisci per il passaggio di generazioni. La casa apparteneva da secoli alla stessa famiglia nobile. La signora mi accompagnò attraverso le stanze. Entrammo in un salone alto, con soffitti decorati e finestre che lasciavano entrare una luce morbida.

Il cassettone era lì.

Dal vivo cambiava tutto.

Le venature del palissandro viola si muovevano come correnti lente. La struttura interna era in noce. Un legno scelto con la stessa cura del rivestimento esterno. Un dettaglio invisibile. Il piano era intarsiato con una maestria straordinaria. Sembrava dipinto.

La scena neoclassica era composta con sicurezza assoluta: una tavolozza di legni di frutta usati come colore. Nessuna figura fuori asse. Nessun elemento superfluo. Raffigurava un gruppo di popolani che ballavano la tarantella. Eppure sembrava un baccanale antico.

Le anforette sui cassetti stabilivano un punto fermo nello sguardo. Le ghirlande sui cantonali alleggerivano l’insieme, guidando la composizione verso l’alto.

Era architettura neoclassica tradotta in legno.

Lo toccai.

La patina era ancora integra. La pelle del mobile aveva quella qualità rara che solo il tempo sa costruire: leggermente marmorizzata, calda al tatto. Viva.

Chiesi alla signora da quanto tempo fosse in famiglia.

«Da sempre».

Poi, dopo una breve pausa:

«Ma non so più cosa farmene.»

Guardai la signora. Guardai il cassettone.

Pensai alle mani che avevano scelto quel palissandro. A chi aveva tracciato il disegno della scena sul piano. A chi, secoli prima, aveva voluto portare dentro quella casa un’idea di ordine.

In quel mobile c’era Vanvitelli senza essere nominato. C’era Pompei senza essere citata.

C’era l’antico attraversato, abitato, reso domestico.

Non lo valutai. Le dissi quanto lo avrei pagato. Lei annuì.

Lo comprai.

 

Mario Scippa è architetto, perito d’arte e antiquariato, scrittore e fotografo. Da anni affianca il fratello Gennaro nella gestione di uno showroom in Via Vannella Gaetani,  a Napoli, un luogo che è insieme bottega, laboratorio di idee e osservatorio privilegiato sulle forme del gusto, della storia e della città.

La sua attività si muove con naturalezza tra discipline diverse: scrittura, critica culturale, storia dell’arte, fotografia, immaginario urbano.

Il suo sguardo è sempre rivolto alle trasformazioni del paesaggio contemporaneo e alle tracce che la memoria lascia nello spazio pubblico, come se ogni strada, ogni edificio, ogni oggetto custodisse una storia in attesa di essere decifrata.

Nel suo lavoro, Scippa indaga le forme della città, i suoi simboli, le sue architetture e le sue diverse rappresentazioni visive.

Per lui la città non è solo un luogo , ma un organismo narrativo: un intreccio di segni, di eredità, di tensioni, di memorie che continuano a sedimentarsi e a riemergere.

 

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