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Domus del giardino di Ercole

La ricostruzione filologica del giardino di un antico profumiere, dopo un attento studio multidisciplinare che ha tenuto conto dell’ambiente originario

POMPEI | CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI –  800 rose antiche, 1.200 viole, 1.000 piante di ruscus, oltre a ciliegi, viti e meli cotogni messi a dimora nell’area verde della casa del Giardino di Ercole di Pompeii, anche detta “casa del profumiere”, per la probabile produzione e commercializzazione di profumi che qui avveniva.

La produzione dei profumi nell’antica Pompei avveniva principalmente spremendo olive o uva per ricavare la base del profumo. In questo composto oleoso venivano poi messi a macerare fiori, foglie, radici o resine, che rilasciavano le sostanze aromatiche. I tempi di macerazione variavano a seconda del tipo di vegetale utilizzato. Una volta ottenuto il profumo desiderato, il preparato veniva filtrato e conservato in ampolle di vetro, rigorosamente al buio per evitare l’ossidazione e conservare la fragranza.

L’immissione delle ulteriori specie botaniche identificate storicamente ha consentito una operazione di valorizzazione e ricostruzione filologica del giardino, resa possibile grazie ad una sponsorizzazione tecnica da parte dell’Associazione ROSANTIQUA. Un ulteriore esempio a Pompei di proficua collaborazione tra pubblico- privato ma anche una testimonianza del dialogo tra archeologia, botanica e cultura sensoriale.

Mercoledì 11 giugno alle ore 11, la casa sarà inaugurata a seguito degli interventi di riqualificazione e di valorizzazione di alcuni spazi interni oltre che del giardino. Al momento la partecipazione è solo su invito: resterà poi aperta alle visite tutti i martedì come “casa del giorno”.

Alla inaugurazione parteciperanno il Direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, il presidente dell’Associazione ROSANTIQUA, Michele Fiorenza, i consulenti archeologi esterni e i funzionari del Parco che hanno lavorato al progetto di studio e ricerca per la valorizzazione del giardino della casa.

Quindi, è stato necessario un approccio multidisciplinare per restituire al pubblico un antico spazio verde così come era consuetudine nella cultura romana, rispettando l’ambientazione originale.

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