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Elogio della lentezza

La resilienza, la capacità di piccoli adattamenti, la lentezza delle tartarughe hanno fatto la differenza lungo i millenni

di Tonia Ferraro

Le tartarughe non hanno mai avuto bisogno di essere veloci. Testimoni dei tempi primordiali, hanno scelto la lentezza come compagna di viaggio nell’evoluzione. Achille le avrebbe raggiunte e sorpassate in un attimo, ma a loro non interessava correre: ciò che contava era la resilienza, la capacità di piccoli adattamenti silenziosi che hanno fatto la differenza lungo i millenni.

La loro lentezza non è mai stata un limite, ma un superpotere. È ciò che ha permesso alle tartarughe di sopravvivere dove molte altre specie si sono estinte: hanno attraversato cadute di asteroidi, glaciazioni ed eventi cosmici catastrofici, trasformandosi il minimo indispensabile.

Per questi motivi, che vivano negli oceani o sulla terraferma, sono creature che portano addosso la memoria della Terra. Almeno fino ad oggi.

Oggi, però, le tartarughe si trovano ad affrontare sfide ben diverse da quelle che la natura ha sempre imposto loro. Le marine percorrono migliaia di chilometri attraverso oceani e fiumi sempre più inquinati e caldi, insidiate da reti da pesca, plastica e microplastica, che scambiano per cibo. Quelle terrestri vedono costantemente sottrarsi i loro habitat a causa dell’antropizzazione e dei cambiamenti climatici. È l’uomo a rappresentare ora la minaccia più grande.

Se le tartarughe hanno superato fasi di riscaldamento climatico naturale nel passato, perché oggi sono molto più vulnerabili?

Abbiamo citato una serie di concause che ne minacciano l’estinzione, ma tra le più incisive c’è certamente il cambiamento climatico.

Per le tartarughe marine, d’acqua dolce e molte terrestri, il sesso dei piccoli viene determinato dalla temperatura del luogo in cui vengono deposte le uova. Con temperature più alte, nascono più femmine che maschi, creando uno squilibrio che compromette la sopravvivenza futura della specie.

Le tartarughe ci insegnano che non serve correre per lasciare tracce sul Pianeta. La loro esistenza ci ricorda che la lentezza è una forza silenziosa. È proprio questa lentezza che ha permesso loro di adattarsi gradualmente ai cambiamenti climatici. Ma oggi siamo nell’Antropocene, e i cambiamenti seguono un ritmo più rapido che mai, minacciando seriamente la sopravvivenza di questa specie.

 

 

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