Giovanni Porzio, un Padre Costituente
In occasione degli 80 anni della Repubblica Italiana, il ricordo di Giovanni Porzio, avvocato e politico nato a Portici nel 1872, Padre Costituente e Vicepresidente del Consiglio nel governo De Gasperi. La sua vita, segnata da passione civile e oratoria magistrale, attraversa la storia della democrazia italiana
di Mario Manzo
In occasione degli 80 anni della Repubblica Italiana e, dunque, dell’Assemblea Costituente, che si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946, sotto la presidenza provvisoria di Vittorio Emanuele Orlando ed elesse poi Giuseppe Saragat come suo Presidente, desidero ricordare: Giovanni Porzio, Padre Costituente.
Così Porzio stesso ricordava le circostanze della sua nascita: … sono nato, nel 1872, a Portici, villeggiatura allora di moda, dove si concentravano d’estate le più cospicue famiglie di Napoli […] e sono nato lì, si badi, non perché i miei volessero farmi fare la prima comparsa al mondo in un ambiente mondano, ma per un ragione più pratica; perché, quando era imminente la mia nascita, si sparsero per Napoli voci di epidemia colerica; […] per evitare ogni pericolo di contagio, fu deciso che io venissi alla luce appunto in Portici.
Stefano Riccio, anch’egli Padre Costituente, parlamentare e Sottosegretario di Stato, nella commemorazione al Senato della Repubblica del 25 settembre 1962: comincia così: Era nato ottantanove anni fa a Portici, una bella e popolosa cittadina, oggi limitrofa a Napoli, adagiata quasi al centro della costiera vesuviana, di quella plaga in cui le bellezze di un golfo tra i più suggestivi del mondo contrastano con la sempre incombente minaccia di un vulcano, che nei secoli più volte sterminò e distrusse le ridenti borgate che sono ai suoi piedi.
Il legame con Portici si mantenne vivo anche negli anni giovanili, quando Porzio frequentava la Villa Piscopo di Bonaventura Zumbini, nella via che oggi porta il suo nome.
Zumbini, Ordinario di Letteratura Italiana e Professore emerito dell’Università di Napoli, fu Rettore dell’Ateneo federiciano nel triennio 1881‑1883 e Senatore del Regno. Si spense nella sua villa di Portici il 21 marzo 1916. In quel periodo il grande studioso stava componendo saggi su Shakespeare e Milton e permetteva al giovane Porzio di leggerli mentre erano ancora in elaborazione.
Giovanni Porzio ricordò di essersi entusiasmato in particolare per un saggio su Macbeth, esperienza che contribuì ad alimentare ulteriormente la sua precoce passione per la letteratura. Rammentò anche che nella casa del professore si riunivano due studenti calabresi: insieme discutevano di letteratura e di arte, e fu proprio in quell’ambiente che Porzio maturò una passione ancora più intensa per gli studi letterari.
Studente del liceo classico Vittorio Emanuele di Napoli, Porzio mostrò precocemente una vocazione irresistibile per il Foro. Le aule della Corte d’Assise erano a pochi passi dalla scuola: così, tra i sedici e i diciassette anni, appena terminate le lezioni, correva ad ascoltare i grandi penalisti dell’epoca. Quelle “lezioni volontarie”, come le definiva, furono la sua vera università sentimentale: lì nacque il desiderio di emulare i maestri dell’eloquenza giudiziaria.
Il destino lo mise alla prova molto presto. Il 31 marzo 1895, non ancora ventiduenne, si trovò a sostituire in udienza il suo dominus, Achille Geremicca, futuro Sindaco di Napoli, impegnato in un celebre processo passato alla storia come il delitto delle Cavaiole. Geremicca non riuscì a rientrare in tempo per l’arringa, e il giovane Porzio fu costretto a prendere la parola per non lasciare indifeso l’imputato.
L’aula rimase stupefatta, quel ragazzo, con voce ferma e ragionamento lucidissimo, seppe illuminare i punti oscuri della causa e condurre il giudice verso la verità. Fu un trionfo, il primo di una lunghissima serie. Da quel giorno, migliaia di arringhe avrebbero portato il suo nome nell’Olimpo dell’avvocatura italiana.
Stanislao Scognamiglio, nel suo Figli di Portici famosi: l’avvocato e politico Giovanni Porzio, ricorda come la sua autorevolezza fosse riconosciuta da tutti: … ogni qualvolta che prendeva la parola, all’invito “Sta parlanno Porzio”, il pubblico presente in aula taceva e lo ascoltava con ossequiosa attenzione.
Porzio celebrò quell’epoca aurea dell’oratoria giudiziaria nelle sue celebri Figure forensi, dove rievocò con magistrale finezza i protagonisti del foro napoletano: da Nicola Amore a Emanuele Gianturco, da Enrico Pessina a Gaetano Manfredi, da Girardi ad Arcoleo.
Nella prefazione all’opera, Enrico De Nicola, futuro Capo provvisorio dello Stato e primo Presidente della Repubblica, con il suo stile conciso e raziocinante, scrisse parole definitive: L’autore ricostruisce il più interessante capitolo della storia dell’eloquenza giudiziaria napoletana, che è la storia stessa dell’eloquenza giudiziaria d’Italia.
Giovanni Leone, altro grande giurista e futuro Presidente della Repubblica, lo definì invece … il signore insuperato della parola, l’interprete dell’anima umana.
La sua carriera politica iniziò a Napoli, dove fu eletto consigliere comunale nel 1907. Nel 1909 si candidò nel collegio napoletano di San Ferdinando, che comprendeva anche Portici e San Giovanni a Teduccio. Portici era la sua patria, San Giovanni la sua roccaforte popolare, il luogo dove aveva sempre sostenuto i più deboli. Si ripresentò e fu eletto plebiscitariamente, mantenendo il seggio ininterrottamente fino al 1926.
Nel primo dopoguerra ricoprì incarichi di governo come Sottosegretario alla Giustizia e poi all’Interno. Giolitti, che inizialmente lo aveva osteggiato, finì per riconoscerne il valore e gli affidò la nuova carica di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Un segno eloquente di questa stima si ritrova in una affettuosa lettera del 1953 della figlia dello statista, Margherita Chiaraviglio Giolitti, indirizzata proprio a Porzio: Pensando a lei, penso a mio padre… che quando diceva “Porzio” si accendeva, e nei suoi occhi brillava un vivo senso di simpatia e di caldo affetto.
Porzio pagò la sua fedeltà a Giolitti. Per averne seguito la salma al funerale, gesto che Mussolini interpretò come un atto di aperto dissenso, il Duce arrivò a dichiarare che … senatore non sarebbe stato mai.
Durante il ventennio fascista si appartò dalla vita politica, per poi tornare in prima linea nel momento decisivo della costruzione della Repubblica: fu membro della Consulta nazionale, Padre Costituente e senatore di diritto nella prima legislatura repubblicana.
Porzio fece parte della Commissione dei 75, l’organo incaricato di redigere il progetto di Costituzione, presieduta da Meuccio Ruini; vi portò la sua lunga esperienza parlamentare e forense, contribuendo ai lavori della seconda Sottocommissione, dedicata all’ordinamento costituzionale dello Stato, presieduta da Umberto Terracini, firmatario, insieme a De Nicola e De Gasperi, della Costituzione.
Nel 1947 fu tra i promotori della legge Porzio‑Togni, che pose le basi per il rilancio industriale del Mezzogiorno. Nel 1948 De Gasperi lo chiamò a far parte del suo quinto governo come Vicepresidente del Consiglio, con delega speciale per il Mezzogiorno, anticipando di fatto la futura Cassa del Mezzogiorno.
Nel corso della sua lunghissima attività forense aveva patrocinato circa ventimila assistiti, un numero che da solo racconta la misura della sua dedizione.
La sua vita cambiò profondamente con la morte della moglie, Donna Laura Pignatelli di Montecalvo. L’ultima grande battaglia professionale risale al 1960, in un memorabile contraddittorio con l’atro gigante Alfredo De Marsico innanzi alla Sezione III della Corte d’Assise d’Appello di Napoli.
Negli ultimi anni, colpito da vari mali e infine dalla cecità, non usciva più di casa. Eppure, dal suo studio colmo di libri e ricordi, continuava a guidare la classe forense come Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, che gli tributò solenni onoranze nella storica sede di Castel Capuano.
Morì nella notte tra venerdì e sabato del 22 settembre 1962, nella sua casa al Corso Vittorio Emanuele in Napoli, lasciando un vuoto profondo nella cultura giuridica e politica italiana.

Ciao Mario, bentrovato su LoSpeakersCorner.eu.
Ti ringrazio per aver riproposto all’attenzione generale la figura del “porticese” Giovanni Porzio, ineguagliabile principe del foro e per aver messo in risalto l’elevato impegno politico di un protagonista della storia nazionale.
Inoltre, ti sono ulteriormente grato per avermi citato nel tuo pezzo, riportando persino un brevissimo stralcio tratto dal mio “Figli di Portici famosi: l’avvocato e politico Giovanni Porzio”.
Grazie Stanislao, amico e custode della memoria di Portici.