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Girolamini: storia, musica e memoria

La biblioteca dei Girolamini torna a vivere con una mostra dopo il restauro: accessibilità e valorizzazione del suo patrimonio artistico e musicale

di Antonio Vitale

Il complesso monumentale dei Girolamini, tra via Duomo e via Tribunali, si estende su oltre 30mila m² e comprende chiesa, convento, due chiostri, quadreria e biblioteca. Per secoli è stato un centro di studio, musica e predicazione filippina, frequentato da figure come Giambattista Vico e Benedetto Croce. Dopo anni di lavori di restauro e messa in sicurezza, sono stati avviati anche interventi per l’accessibilità, con nuovi ascensori per i piani superiori e percorsi di visita calibrati sulla fruizione pubblica.

Entro un anno riaprirà al pubblico la Sala Vico, cuore della preziosa biblioteca, accanto alla Quadreria con la sua collezione di opere d’arte. I lavori, finanziati con fondi europei e con un contributo della Regione Campania, procedono verso la riapertura graduale dei due chiostri storici: – il Chiostro Grande, rinascimentale, con portici armonici e giardino centrale, e il Chiostro dei Procuratori, più raccolto, di impianto seicentesco. Al termine dei restauri, diventeranno spazi destinati a percorsi culturali, musica e attività di ricerca.

Nella Sala del Camino è in corso l’allestimento della mostra Rinascimento meridionale. La biblioteca di Andrea Matteo III Acquaviva, curata da Antonella Cucciniello e Teresa D’Urso, dedicata alla collezione del principe letterato. L’esposizione, arricchita da un allestimento multimediale di Stefano Gargiulo, presenterà codici miniati e volumi provenienti da prestigiose biblioteche italiane, restituendo al pubblico un patrimonio ferito e simbolo della rinascita culturale di Napoli.

La biblioteca custodisce anche uno dei più importanti archivi di musica sacra del Seicento e Settecento, l’Archivio Musicale della Congregazione dell’Oratorio (AMCO), con circa 6.500 manoscritti barocchi, molti inediti, legati alla tradizione oratoriana di autori come Alessandro Scarlatti, Giovanni Battista Pergolesi, Domenico Cimarosa, Giovanni Paisiello e Niccolò Jommelli. Il fondo è conservato in una sala dedicata, storicamente utilizzata dai padri filippini per lo studio e la catalogazione, oggi climatizzata e protetta per garantirne la tutela.

Dopo lo scandalo dei furti del 2012, che portò al sequestro del complesso e alla condanna dell’ex direttore, è stato avviato un complesso lavoro di ricostruzione catalografica, recupero dei volumi trafugati e ricostituzione degli inventari mancanti, in collaborazione con nuclei specializzati. La riapertura rappresenta una conquista della città e della cultura. Già nel 2024 era stata restituita al pubblico la chiesa, e ora la biblioteca torna a vivere con 159.700 volumi e documenti, una delle prime istituzioni pubbliche europee fondate nel 1586.

Il direttore Mauro Giancaspro ha sottolineato come la riapertura segni un momento straordinario: restituire alla città una biblioteca di tale importanza significa ricucire gli ambiti del sapere e riaffermare la vocazione dei musei come luoghi di ricerca e accessibilità. La mostra inaugura una nuova stagione culturale all’insegna dell’accessibilità fisica, cognitiva e sensoriale, simbolo di una Napoli che ritrova la sua memoria e la sua luce e che guarda a un modello di museo‑biblioteca contemporaneo.

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