Culturateatro

I cuori che avrei voluto disegnare

Il percorso che attraversa questo spettacolo è un viaggio che parte dal mondo ingenuo di una bambina e dei cuori che avrebbe voluto disegnare

PORTICI |CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI – Al Teatro Skenè, in viale Camaggio 2/c, sabato 14 marzo alle ore 20.30 va in scena I cuori che avrei voluto disegnare, spettacolo scritto e interpretato da Simona Angeloni. L’opera propone un viaggio emotivo tra fragilità, libertà e la poesia imperfetta dell’amore quotidiano, muovendosi con delicatezza tra confessione personale e racconto universale.

Il percorso narrativo parte dalla “fiduccia” dell’infanzia — pronunciata proprio così, con la spontaneità di una bambina — e approda alla complessa gestione dei sentimenti nell’età adulta. Ne emerge una riflessione lucida e partecipe su come, crescendo, l’abbandono fiducioso lasci spazio a dinamiche più faticose, spesso affrontate con ironia e disincanto. Lo spettacolo si presenta così come un atto di sincerità che non teme di mostrarsi vulnerabile, imperfetto e profondamente umano.

Attraverso episodi significativi del cammino della protagonista, tra cui l’incontro con la giovane Giada che riapre interrogativi sopiti, la scena diventa luogo di consapevolezza: prendersi cura della propria libertà è necessario, ma richiede responsabilità, ascolto e presenza.

Con tono insieme tenero e ironico, la narrazione alterna grandi domande interiori alle piccole “logistiche” dell’amore quotidiano — una caffettiera dimenticata, una camomilla lasciata sul fuoco — dettagli minimi che rivelano la verità delle relazioni.

Al centro resta la “fiduccia”, trasformata in un ironico bugiardino della fiducia: un invito a sorridere ma anche a riconoscere che fidarsi, oggi, è un gesto quasi rivoluzionario.

I cuori che avrei voluto disegnare si trasforma in uno specchio nel quale il pubblico può rivivere le proprie fragilità, i nodi irrisolti e il desiderio, mai sopito, di ricominciare a danzare anche quando la vita prende direzioni inattese.

Un concetto che ritorna, che si trasforma, che diventa il cuore di un vero e proprio bugiardino della fiducia, creato per sorridere, ma anche per ricordare che fidarsi è un atto rivoluzionario.

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