Il patrimonio immateriale della Città di Portici
Il tappeto di fiori porticese, un valore aggiunto per la comunità locale e patrimonio immateriale identitario
A Villa Fernandes, in Via Armando Diaz, sabato 21 marzo, alle ore 10.30, è in programma un incontro pubblico dedicato al tema del patrimonio immateriale della città di Portici, con l’obiettivo di valorizzare le risorse culturali, storiche e identitarie che arricchiscono la vita della comunità locale.
Nel dibattito intervengono:
- Stanislao Scognamiglio – Relatore e storico del territorio
- Antonio Capece – Rete di Comunità Vesuviana
- Matteo Imperato – Presidente della Pro Loco Portici Città della Reggia
- Antonella Renzullo – Presidente dell’Associazione Tells Italy
L’iniziativa è promossa dalla Pro Loco Portici Città della Reggia, in collaborazione con le Associazioni: Villa Fernandes, Rete di Comunità Vesuviana e Tells Italy.
Il tappeto di fiori di Portici, in tantissime località italiane altrimenti conosciuto come infiorata, è uno dei beni immateriali più preziosi e identitari della città. Si tratta di un’antica tradizione
collettiva che unisce arte, devozione e memoria. È un manufatto dai vivaci colori che rappresentando simboli religiosi, ogni anno, trasforma alcuni luoghi della cittadina in una “galleria” di quadri
vegetali. L’allestimento del tappeto floreale a Portici, risalente a tempo immemore, ha avuto maggiore impulso con l’introduzione della processione del Santo Patrono Ciro.
Ai primitivi bozzetti, dagli anni Quaranta del Novecento, si sono susseguite composizioni sempre più intense, generando così una pratica che nel tempo è diventata un vero e proprio linguaggio
artistico.
Il tappeto di fiori, abbiamo detto, è legato soprattutto alla processione del Santo Patrono San Ciro, che in origine, si svolgeva nella terza domenica di maggio e dal 1985 traslata alla prima domenica di maggio: è un omaggio devozionale che accompagna il passaggio del Santo e che, allo stesso tempo, rappresenta un atto di fede, gratitudine e appartenenza. San Ciro, medico alessandrino, martire cristiano, venerato a Portici sin dalla seconda metà del 1600 e, dal 1776, patrono della cittadina vesuviana, continua a essere un riferimento spirituale per la comunità.
L’infiorata, però, non è solo un gesto religioso: è un patrimonio immateriale vivo, che si rinnova grazie al prevalente lavoro del Comitato Cappella San Ciro, guidati oggi da Angelo Di Napoli, coadiuvato da artisti come Francesco Mondanaro, Giorgio D’Andrea e Vincenzo Parenti e alla partecipazione di numerosi giovani che apprendono e custodiscono la tecnica della realizzazione. La tradizione, pur radicata nel culto di San Ciro, nel tempo, si è estesa anche ad altri eventi sia religiosi (Omaggio al Santo) che civili (sponsali, inaugurazioni), diventando un simbolo di creatività e coesione sociale e dialogo interculturale.
In questo intreccio di arte, fede e comunità, il tappeto di fiori continua a rappresentare un valore aggiunto per Portici: un bene immateriale che racconta la città attraverso la bellezza effimera dei petali e la continuità di un gesto tramandato di generazione in generazione, capace oggi di parlare al mondo.
Questa tradizione, però, non è mantenuta viva soltanto nel sor luogo d’origine. I maestri infioratori porticesi, infatti, partecipano anche a manifestazioni simili in Campania e fuori regione, portando la loro arte in contesti di scambio culturale e di valorizzazione del patrimonio immateriale. La loro presenza è
stata accolta anche in eventi internazionali di grande rilievo, come le Alfombras de Santiago de Compostela, dove i tappeti di fiori diventano parte di un pellegrinaggio simbolico tenuto in onore all’Apostolo San Giacomo, il Maggiore, e persino oltreoceano, durante le celebrazioni dell’Infiorata della Pace e del Día de los Muertos in Messico, dove l’infiorata dialoga con un’altra tradizione millenaria fondata sul rapporto tra memoria, spiritualità e colore.
Negli ultimi anni, la tradizione del tappeto di fiori è stata portata anche in via sperimentale all’interno di una scuola di Portici (Istituto Comprensivo Don Peppe Diana). Qui, attraverso quattro incontri-laboratorio, si è scelto di trasmettere agli scolari i rudimenti di questa antica espressione dell’arte effimera: dalla preparazione dei petali alla composizione dei bozzetti, fino alla realizzazione di piccoli tappeti simbolici.
L’entusiasmo dei piccoli infioratori in erba è stato tale da spingere gli organizzatori a valutare l’estensione di questo esperimento alle altre scuole del territorio, con l’obiettivo di garantire continuità e rinnovamento alla tradizione.
Mentre agli odierni sparuti gruppi di infioratori va il merito del perpetuare quest’arte, altrettanto contribuisce il nostro giornale www.lospeakerscorner.eu , attraverso la divulgazione dello storico Stanislao Scognamiglio, per mantenere viva questa autentica e antica tradizione porticese nata come estemporanea iniziativa dei giardinieri locali.
