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Il respiro del mare, un patrimonio di biodiversità

Tra coralli della Gaiola e squali capopiatto, la SZN Dohrn e altri scienziati monitorano costantemente la biodiversità marina del Golfo di Napoli

Il Golfo di Napoli custodisce uno dei patrimoni naturali più straordinari del Mediterraneo. Un mare che non è solo bellezza, ma un universo complesso fatto di canyon profondi, foreste di coralli millenari, specie rare e creature antiche che vivono dove la luce non arriva. È qui che si sta svolgendo una delle più importanti operazioni di restauro passivo degli ecosistemi profondi, coordinata dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn insieme al CNR‑ISMAR, all’Università Federico II, all’Università Politecnica delle Marche e all’Area Marina Protetta Regno di Nettuno.

Durante la campagna oceanografica Demetra, a bordo della nave Gaia Blu, i ricercatori hanno rimosso reti, lenze e attrezzi da pesca abbandonati in zone dove sopravvivono coralli neri e bianchi, spugne, ostriche centenarie e pesci rarissimi. Grazie a un ROV, un robot sottomarino telecomandato, sono stati mappati due luoghi di valore ecologico eccezionale: una secca rocciosa ricoperta di coralli neri e il Canyon Dohrn, una delle meraviglie nascoste del Golfo.

Il Canyon Dohrn è una grande gola sottomarina che scende fino a cinquecento metri di profondità. È una valle sommersa con pareti ripide e correnti che scorrono come fiumi invisibili. Questi movimenti d’acqua portano nutrienti dal fondo verso l’alto, creando un flusso che nutre il mare e sostiene gli organismi che vivono nelle profondità.

In questo ambiente buio e silenzioso prosperano forme di vita che non vedono mai la luce del sole: coralli neri e bianchi che crescono lentissimi, millimetri l’anno; spugne filtranti che purificano l’acqua; ostriche antichissime, alcune vecchie più di duemila anni; pesci adattati al buio totale.

È un mondo fragile, dove ogni equilibrio è prezioso. Molti degli organismi che abitano il Canyon sono definiti bentonici, un termine semplice che indica la vita che cresce o si muove sul fondo del mare, attaccata alle rocce o distesa sulla sabbia. Coralli, spugne, ricci, granchi e ostriche appartengono a questo universo nascosto che sostiene la vita del mare.

Accanto a queste scoperte straordinarie, emerge anche un allarme: gli insediamenti coralliferi di La Gaiola, nel cuore dell’Area Marina Protetta, stanno mostrando segni di sofferenza. Le temperature del mare sempre più alte, la presenza di microplastiche soffocano i coralli, la pressione turistica e gli attrezzi da pesca abbandonati stanno mettendo a rischio un habitat delicatissimo. I coralli di La Gaiola crescono pochissimo ogni anno e un danno oggi può richiedere decenni o secoli per essere recuperato. Per questo gli scienziati monitorano costantemente l’area: perdere questi fondali significherebbe rinunciare a un pezzo insostituibile del Mediterraneo.

Inoltre, tra Capri e Ischia è stata individuata una popolazione di squali capopiatto (Hexanchus griseus), una specie antichissima che può raggiungere i cinque metri ma che non rappresenta un pericolo per l’uomo. Vive a circa 200 m di profondità e si nutre di piccoli pesci. La loro presenza è un segnale prezioso: dove prosperano gli Hexanchus griseus, l’ecosistema profondo è ancora vivo, equilibrato e ricco di biodiversità. Sono vere e proprie sentinelle del mare, indicatori della salute degli habitat profondi.

Raccontare il mare del Golfo di Napoli non significa fare scienza: significa parlare di casa.

Significa ricordare che sotto la superficie blu che vediamo ogni giorno esiste un mondo antico, lento, prezioso, che può essere compromesso in pochi minuti da una rete abbandonata o da un gesto irresponsabile.

Proteggere il mare profondo significa difendere la bellezza, preservare la memoria naturale del Mediterraneo e consegnarla integra alle generazioni che verranno.

Il Golfo di Napoli è un mare che respira, che racconta storie, che custodisce miti e segreti. Sta a noi decidere se vogliamo continuare ad ascoltarlo.

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