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Il virus Nipah

Una nuova minaccia arriva dall’India: il virus Nipah va monitorato e controllato, ma al momento non ci sono problemi di diffusione in Occidente

di Carlo Alfaro

Il Nipah virus è un virus zoonotico, ossia trasmesso all’uomo dagli animali – in questo caso, il serbatoio naturale sono i pipistrelli della frutta. È un virus a RNA, appartenente al genere Henipavirus, famiglia Paramyxoviridae. I maiali possono fungere da ospiti intermedi tra pipistrelli e uomo.

La trasmissione all’uomo avviene generalmente tramite contatto diretto con animali infetti o alimenti contaminati da loro saliva, urina ed escrementi (soprattutto frutta e linfa di palma), mentre il contagio interumano è possibile ma poco efficiente. La trasmissione da persona a persona richiede contatto stretto con fluidi corporei.

È un virus aggressivo e letale, che ha la capacità di danneggiare le vie respiratorie e nervose.

Fu identificato per la prima volta nel 1998-99 in Malesia/Singapore. Nel biennio 1998-1999, tra Malesia e Singapore, si registrarono 265 casi con oltre 100 decessi. Successivamente, focolai epidemici di dimensioni più contenute si sono ripresentati in India e Bangladesh, dove il virus è endemico, cioè sempre presente nella popolazione.

A gennaio di quest’anno è insorta un’epidemia ad alta mortalità in India (Bengala Occidentale). Al momento i focolai sono circoscritti.

Secondo l’OMS, il rischio di diffusione internazionale è basso al momento, non essendo il virus capace di trasmettersi in maniera efficientemente sostenuta tra esseri umani, ma le somiglianze col Covid (patogeno emergente ossia nuovo, origine dai pipistrelli, Paese Asiatico, virus a RNA) fa tremare il mondo. Il rischio è che possano svilupparsi mutazioni che aumentino la trasmissibilità interumana.

Dopo un’incubazione di generalmente 4–14 giorni, la sintomatologia esordisce in una fase iniziale con un quadro aspecifico: febbre, cefalea, dolori muscolari, nausea/vomito, sintomi respiratori (tachipnea, tosse, mal di gola).

In caso di progressione grave, si sviluppa Encefalite acuta, di solito severa, denunciata da disorientamento, sonnolenza, confusione, convulsioni, fino al coma rapido (24–48 h). In alcuni casi si è sviluppata pneumonite atipica con distress respiratorio.

La mortalità è alta: arriva al 40-75% dei casi. Si è visto che i pazienti che contraggono la malattia dai pipistrelli hanno un tasso di mortalità del 90%, mentre la trasmissione da uomo a uomo ha un tasso di mortalità del 40-50%.

I sopravvissuti possono sviluppare sequele neurologiche a lungo termine (convulsioni, alterazioni comportamentali) in circa 1 caso su 5, e rari casi di riattivazione.

La diagnosi si basa sulla ricerca di RT-PCR su campioni respiratori, sangue, liquido cerebrospinale.

Sul piano della terapia, al momento nessun trattamento antivirale specifico o vaccino è stato approvato.

Sono disponibili solo cure supportive: gestione respiratoria, controllo delle convulsioni, idratazione, terapie intensivistiche.

Fondamentale la prevenzione: evitare esposizione a pipistrelli e contaminazione con le loro secrezioni di cute e alimenti. Nelle zone endemiche, è raccomandato lavare, sbucciare e cuocere frutta e verdura prima del consumo, dato che potrebbe essere contaminata dal pipistrello.

Poiché sono segnalati molti casi di contagio ospedaliero, è fondamentale il controllo delle infezioni in ospedale con misure di protezione individuale e isolamento stretto degli ammalati, la quarantena dei contatti e l’attivazione tempestiva dei cordoni sanitari.

È in atto la sorveglianza attiva a livello internazionale con stretto monitoraggio globale del virus.

Al momento non si registrano casi in Occidente.

La via più probabile di introduzione del virus fuori dalle aree endemiche sarebbe quella dei viaggiatori infetti, dato che in Europa non sono presenti i pipistrelli frugivori (genere Pteropus), serbatoio naturale del virus.

L’Oms valuta al momento il rischio rappresentato da Nipah come basso a livello nazionale, regionale e globale, e moderato a livello subnazionale e non raccomanda alcuna restrizione ai viaggi e al commercio.

Anche il diffondersi di questo virus letale nell’uomo è collegato ai cambiamenti ambientali (deforestazione, urbanizzazione, alterazione degli ecosistemi, riscaldamento), che ha portato i pipistrelli più in contatto con le persone.

Ancora una volta emerge la necessità di un approccio “One Health” che affronti insieme la salute umana, animale e ambientale.

Come ha dimostrato l’esperienza del Covid-19, ignorare i primi segnali di allarme può costare davvero molto caro.

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