La Masseria Monti di Maddaloni
La masseria non era solo luogo di lavoro, ma anche di vita: il grande cortile condiviso, il forno comune acceso all’alba e i racconti serali intorno ad un fuoco
di Tonia Ferraro
Sul territorio di Maddaloni, nella pianura casertana sorge la Masseria Monti. Nasce come presidio rurale, più che semplice casa: un organismo che sembra ancora vivo, fatto di pietra, campi e fatica quotidiana.
Le sue origini affondano nel periodo di quando le grandi famiglie e gli enti religiosi organizzavano il territorio in masserie autosufficienti. Qui si coltivavano cereali, ulivi e vigneti, si allevavano animali, si produceva tutto ciò che era necessario a sostenere la comunità contadina che girava intorno ad essa. La masseria non era solo luogo di lavoro, ma anche di vita: il grande cortile condiviso, il forno comune acceso all’alba e i racconti serali nell’aia intorno ad un fuoco.
Ancora nell’Ottocento, la Masseria Monti manteneva un’organizzazione tradizionale. Le attività seguivano il ritmo delle stagioni — semina, raccolta e vendemmia — secondo una scansione regolare e antica. Il tempo di lavoro non era legato alle dinamiche urbane, ma alle esigenze della produzione agricola. È questa continuità che ha permesso alla masseria di conservare la propria funzione, interrotta nel Novecento a causa di guerre e emigrazioni. Come molte realtà rurali del Sud, anche la masseria ha subito un processo di dismissione, pur rimanendo nella memoria di chi, nel tempo, ne ha custodito il ricordo.
Nonostante il deterioramento, la Masseria Monti rappresenta ancora un punto di riferimento storico e territoriale. I suoi spazi testimoniano un passato agricolo che ha segnato l’identità della zona e che potrebbe essere recuperato e valorizzato.
Recentemente, Ettore Di Caterina, noto per Campania svelata, una pagina Instagram dedicata alla valorizzazione del patrimonio culturale, storico e paesaggistico della Campania, con particolare attenzione ai luoghi meno conosciuti o degradati, ha richiamato l’attenzione sulla Masseria Monti.
La sua attività si muove su due linee: da un lato il recupero materiale di un luogo storico – in questo caso la Masseria Monti– dall’altro la costruzione di un’identità culturale attorno ad esso. Infatti la sua sensibilizzazione riguardo l’antica tenuta non è soltanto architettonica, ma vuole restituire senso a uno spazio rurale punto d’incontro tra memoria agricola e vita contemporanea.
Negli anni, Di Caterina ha promosso iniziative, eventi e percorsi che mirano a far conoscere la storia locale, le tradizioni e il valore del paesaggio. In questo senso, il suo impegno costante è volto a tenere vivo un luogo e ciò che rappresenta.
Queste le bellissime parole di Ettore di Caterina: Lungo la Via Napoli a Maddaloni lo sguardo viene rapito da un gigante ferito: è masseria Monti un gioiello fortificato del 400 rimodellato dal genio del ‘700 con echi vanvitelliani. Osservate la sua colombaia ottagonale una corona di tufo che ricorda i duomi di Casertavecchia e Aversa qui persino re Ferdinando IV amava sostare durante le sue cacce reali. Ma oggi la regalità ha lasciato il posto all’abbandono. La masseria fortificata, un tempo a difesa del territorio, assiste impotente al progressivo deterioramento strutturale. A pochi metri anche i veleni: la cava Monti una ferita di rifiuti speciali che ha contaminato perfino la falda [aquifera] è il paradosso atroce che denunciamo con Campania svelata abbiamo trasformato una miniera d’oro culturale in una discarica a cielo aperto Non possiamo più restare a guardare chiediamo al Comune di Maddaloni alla Regione e alla Soprintendenza un intervento immediato. Il recupero di masseria Monti deve essere il simbolo della nostra rinascita la cultura deve generare sviluppo non degrado Unisciti a noi di Campania Svelata: dimostriamo che questa terra non ha dimenticato la sua bellezza.

