In memoriamSocietà

La Strage di Sant’Anna di Stazzema

La brutalità e la furia disumana il 10 agosto 1944 trovarono sfogo nel fuoco e nella strage di Sant’Anna di Stazzema

di Stanislao Scognamiglio

SAN GIORGIO A CREMANO | CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI –La Rete Associativa Verso il 25 Aprile, alle ore 10.30 di martedì 12 agosto, si ritroverà in via Francesco Cappiello per commemorare i caduti del 12 agosto 1944, che caddero sotto il fuoco nazifascista nel piccolo paese toscano di Sant’Anna di Stazzema.

Tra le 560 vittime di uno degli eccidi più atroci della Seconda guerra mondiale perpetrati in Italia, civili inermi, tra cui oltre 100 bambini, dei quali 65 al disotto dei 10 anni di età, massacrate dalle truppe naziste della SS Panzergrenadier Division “Reichsführer-SS” e collaborazionisti della Repubblica di Salò.

Tra le persone trucidate, vi sono diciassette napoletani tra queste la giovane famiglia Cappiello di San Giorgio a Cremano: il ventottenne marinaio Francesco Cappiello, la ventiduenne moglie Nina Castelli, la figlia Mariagrazia di appena un anno e la cognata Giuseppina.

Per ricordare chi ha perso la vita affinché l’Italia potesse diventare un paese libero e democratico e non dimenticare la Rete Associativa Verso il 25 Aprile, parafrasando i celebri versi di Totò, Ognuno ll’adda fà chesta crianza; Ognuno adda tené chistu penziero, invita gli uomini liberi a radunarsi dando appuntamento sotto la targa commemorativa e rendere omaggio alla giovane famiglia sangiorgese e a tutti i martiri della furia nazifascista.

Quella che oggi la storia ricorda come Strage di Sant’Anna di Stazzema, si consumò in poche ore la mattina del 12 agosto 1944. Dopo aver stretto in un imbuto il centro abitato, le divisioni tedesche spalleggiate da collaborazionisti, cominciano a rastrellare gli inermi abitanti di Sant’Anna, piccola frazione del comune montano di Stazzema, circondato dalle Alpi Apuane, in provincia di Lucca.

Persone d’ogni età: nonni, padri e madri, figli e nipoti, non solo i paesani ma anche i moltissimi sfollati, saliti in montagna in cerca di un rifugio dalla guerra, tra questi ultimi la famiglia Cappiello.

Gli ostaggi furono condotti a Vaccareccia e vennero rinchiusi in diverse stalle e fondi di case assieme ad altri prigionieri. Molti altri, invece, furono radunati nel centro del paese, nello spiazzo antistante la piccola chiesa dedicata a Sant’Anna. La soldataglia, con efferata brutalità e inumana furia diede quindi inizio alla strage: aprì il fuoco, lanciò bombe a mano, diedero fuoco alle case e alle stalle con i corpi dentro.

La Città di San Giorgio a Cremano ricorda questi suoi figli con l’aver loro dedicato una strada e apposto una lapide evocativa.

Il raduno, in uno, vuol essere un momento di riflessione sulla brutalità della guerra, e soprattutto un ammonimento a preservare la memoria storica per evitare che le giovani generazioni possano anche solo immaginare tragedie analoghe e ricordare a tutti quanto hanno inciso sull’umanità il nazismo e il fascismo.

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