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La zanzara e la Febbre del Nilo Occidentale

È un agente virale che si sta diffondendo anche in Italia tramite la puntura di zanzara : la febbre del Nilo Occidentale o West Nile. Conosciamola meglio

di Carlo Alfaro

West Nile Virus (WNV), un Arbovirus della famiglia Flaviviridae, è un virus a RNA, responsabile della malattia infettiva chiamata Febbre del Nilo occidentale.

Come avviene la trasmissione?

La malattia non si trasmette da persona a persona, ma attraverso la puntura di zanzare infette. La zanzara si infetta pungendo un uccello affetto, il virus si moltiplica nel suo corpo e si localizza a livello delle ghiandole salivari, da cui viene trasmesso quando punge un altro animale. Altre modalità di trasmissione, sebbene molto rare, sono i trapianti d’organo, le trasfusioni di sangue e la trasmissione dalla madre al feto.

Qual è la zanzara vettore?

Il vettore principale è la zanzara comune (Culex pipiens). Le Culex vivono sia in ambiente rurale che urbano, preferendo le zone pianeggianti o paludose: non vivono oltre gli 800 metri di altitudine. Colpiscono col buio. Una volta portatrici del virus, possono trasmetterlo alle uova e quindi alla futura progenie, l’anno dopo.

Le zanzare adorano l’umidità: fiumi, laghetti, acquitrini, canali, bacini, piscine, irrigatori per l’approvvigionamento idrico degli orti urbani, risaie, cisterne, depuratori, vasche e fontane ornamentali, soprattutto se contengono detriti vegetali (che forniscono nutrimento alle forme larvali), tombini e pozzetti stradali, grondaie, cantine allagate, barattoli, sottovasi e contenitori pieni di acqua.

Quali sono i serbatoi naturali?

Il virus ha come serbatoio naturale gli uccelli selvatici (oltre 300 specie), soprattutto passeriformi e corvidi, da cui la zanzara vettore deriva il virus. Gli uccelli migratori portano il virus dall’Africa, prima zona endemica, verso altre zone temperate.

Quali sono le specie colpite?

Il virus può essere trasmesso, oltre che agli esseri umani, ad altri mammiferi, soprattutto cavalli, ma anche cani, conigli, gatti. L’uomo e gli altri mammiferi non fungono da serbatoio, perché non viene raggiunta una viremia sufficiente a consentire alla zanzara di assumere tramite puntura una quantità di virus tale da poter trasmettere l’infezione (per questo detti “falsi ospiti” o “a fondo cieco”). Per questo l’infezione umana viene detta abortiva-terminale (dead-end host).

La storia dell’infezione.

La malattia fu segnalata per la prima volta nel 1937 in Uganda, nel distretto del Nilo occidentale.

Inizialmente tropicale (Africa, Medio Oriente, Maldive, Sud Est Asiatico), il virus è ormai attualmente presente in Africa, Asia, Australia, America ed Europa, dove è comparso nel 1958.

Nel corso degli anni si sono verificate diverse epidemie nel mondo: nel 1994 in Algeria, nel 1996 in Romania, nel 1999 nello Stato di New York, nel 2012 in diversi Stati degli USA (286 morti).

Il cambiamento climatico, con innalzamento delle temperature, alluvioni, inondazioni ed esondazioni e fasi di siccità, ha reso possibile la progressiva diffusione globale della malattia e la sua trasformazione in infezione endemica, ossia sempre presente nei territori.

In Italia, la presenza del virus West Nile è documentata dal 1998, quando si verificò in Toscana un’epidemia nei cavalli. La malattia è stata dichiarata endemica dal 2008 nelle zone della Pianura Padana (Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia), in prossimità del fiume Po e del suo delta. Epidemie in Italia si sono verificate nel 2018 e nel 2022. L’Italia dal 2022 è al primo posto tra i Paesi della UE per numero di casi autoctoni. Il ceppo ora prevalente in Italia appartiene al genotipo 2, il che significa che nel nostro Paese vi è stata un’ulteriore introduzione di questo virus, successiva alla prima, da parte degli uccelli migratori.

L’epidemiologia attuale.

Il periodo di circolazione del virus nel nostro Paese va da inizio primavera a fine estate/inizio autunno, in corrispondenza del ciclo vitale delle zanzare. Il picco dei casi in Italia si registra in agosto, con un importante numero di segnalazioni anche in settembre. Dall’inizio di quest’anno sono 32 i casi registrati in Italia, di cui 21 nella provincia di Latina, e 2 decessi, uno nel Lazio e uno in Piemonte. Ben 23 casi si sono manifestati nella forma neuro-invasiva. Mentre negli anni precedenti la malattia era diffusa nell’area della Pianura Padana, quest’anno colpisce molto in Lazio e Campania.

L’incubazione.

Il periodo di incubazione, dal momento della puntura della zanzara, varia in genere fra 2 e 15 giorni, ma può arrivare a 21 giorni nei soggetti con deficit immunitari.

La clinica.

Circa l’80% delle infezioni nell’uomo decorrono in modo asintomatico o subclinico.

Nei casi sintomatici, si registrano manifestazioni di tipo simil-influenzale:

  • febbre, da 3 a 6 giorni
  • malessere generalizzato
  • anoressia
  • nausea, vomito, diarrea
  • cefalea
  • arrossamento e dolore oculare
  • mal di schiena, dolori articolari e muscolari diffusi
  • tosse e dispnea
  • eruzioni cutanee (rash esantematico)
  • gonfiore delle linfoghiandole.

I sintomi durano pochi giorni, in rari casi qualche settimana.

Le complicazioni.

Complicazione oculare: corioretinite multifocale.

Complicazioni neurologiche (1% dei casi): meningite asettica, encefalite, meningoencefalite, denunciate dalla comparsa di febbre elevata continua, marcata cefalea, estrema debolezza, rigidità, modificazione dello stato di coscienza, confusione, disorientamento, tremori, convulsioni, atassia, disturbi di tipo extrapiramidale, neurite ottica, poliradiculiti e poliradicoloneuriti (simil Guillain-Barré), paralisi flaccida (poliomielite West Nile), stupore e coma. Nell’1% dei casi l’esito è fatale. La malattia neuro-invasiva si sviluppa più comunemente in soggetti anziani e immunodepressi. Possono residuare a lungo termine (anche a distanza di più di un anno) disturbi come tremore e disfunzioni nelle abilità motorie ed esecutive (anche in chi ha contratto una forma di grado lieve). Secondo alcuni studi, le forme neuro-invasive sono associate ad aumento di rischio per una successiva insufficienza renale cronica.

Diagnosi di laboratorio

L’accertamento diagnostico si basa sulla dimostrazione della presenza di materiale genetico del virus con la reazione a catena della polimerasi (NAT, Nucleic Acid Test) o con un test di coltura virale su campioni di siero o di liquor cefalorachidiano. Si possono anche dosare nel siero gli anticorpi virus-specifici della serie IgM, che compaiono dopo almeno 8 giorni dall’infezione e possono persistere fino a 1 anno.

Persone a rischio di essere punte.

Le persone di gruppo Zero sono più aggredite dalle zanzare. Così come chi consuma alcol. E anche le persone in sovrappeso e gli sportivi, probabilmente perché liberano più CO2 col respiro.

La prevenzione.

La prevenzione si fonda sostanzialmente sulla lotta alle punture di zanzara.

Misure anti-zanzare individuali:

  • ventilatore e condizionatore d’aria
  • zanzariere poste su culle, carrozzine e alle finestre (meglio se impregnate con sostanze repellenti o trattate con insetticida)
  • abiti di colore chiaro: le zanzare sono attratte dai colori scuri e accesi, preferendo nell’ordine nero, rosso, grigio e blu, mentre richiamano meno la loro attenzione il kaki, verde e giallo
  • maniche e pantaloni lunghi, calze (soprattutto all’alba e al tramonto)
  • evitare profumi
  • repellenti cutanei, che non devono essere applicati sulle mucose (labbra, bocca), sugli occhi, sulla cute abrasa; meglio sugli abiti piuttosto che sulla pelle
  • insetticidi a base di piretro o di permetrina nelle stanze di soggiorno e nelle stanze da letto; diffusori di insetticida (operanti a corrente elettrica o a batterie), che contengano tavolette impregnate con piretroidi; serpentine antizanzare al piretro
  • pulizia del giardino o terrazzo
  • eliminazione dei ristagni d’acqua: svuotamento frequente di contenitori con acqua stagnante (o la copertura di quelli che non possono essere mossi) e di piscinette quando non usate, cambio frequente dell’acqua nelle ciotole per gli animali
  • uso della racchetta elettrica

Per i bambini, ai dispositivi che emanano sostanze chimiche potenzialmente tossiche e agli spray repellenti da spruzzare sulla cute sono preferiti, per maggior sicurezza, prodotti come piccoli adesivi da posizionare vicino alla culla a base di olii naturali come estratti di citronella, eucalipto e geranio.

Misure anti-zanzare generali:

  • bonifiche ambientali delle aree abitate
  • rimozione dei rifiuti solidi urbani
  • smaltimento delle acque di fogna
  • eliminazione dei ristagni d’acqua, soprattutto in prossimità delle abitazioni
  • disinfestazione mirata con larvicidi e adulticidi
  • trattamenti larvicidi periodici nella tombinatura pubblica e nei corpi idrici urbani esempio canali a cielo aperto
  • trappole a CO2, basate sul ghiaccio secco che libera anidride carbonica, attirando gli insetti
  • vaccinazione degli equidi

Screening dei donatori di sangue: la Regione Lazio ha attualmente ad esempio esteso il test NAT a tutti i donatori di sangue.

Qual è la terapia?

La terapia è unicamente sintomatica e di supporto: idratazione, controllo della febbre, monitoraggio delle funzioni vitali. Nei casi più gravi si possono utilizzare immunoglobuline e antivirali utilizzati per altri virus, come il remdesivir. Non esiste un vaccino per l’uomo (disponibile solo per i cavalli).

Piano nazionale dedicato

In Italia esiste un Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi (PNA 2020-2025). Il piano è basato su alcuni punti:

  • sorveglianza sanitaria da parte dei servizi veterinari sulle zanzare (sorveglianza entomologica), sugli uccelli selvatici (serbatoi) e sui cavalli (sentinelle), attraverso campionamenti e analisi, prima ancora che si manifestino casi umani
  • sorveglianza clinica dei pazienti da parte dei medici per formulare tempestivamente il sospetto diagnostico
  • rapida comunicazione interprofessionale tra medici, veterinari e laboratori diagnostici (approccio One Health)
  • conferma diagnostica da parte del laboratorio di riferimento regionale entro 48 ore dal ricevimento del campione
  • immediata segnalazione alle autorità sanitarie dei casi sospetti e accertati (servizi di igiene e sanità pubblica)
  • geolocalizzazione dei casi per attivazione delle misure di contenimento prevenzione attraverso informazione e sensibilizzazione della popolazione sulle misure anti-zanzare.

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