Le collezioni museali del Vomero
La Certosa di San Martino e Castel Sant’Elmo, nati tra X e XIV secolo e trasformati nei secoli da Tino di Camaino, Fanzago ed Escrivà, offrono oggi visite guidate, ambienti storici eccezionalmente aperti, capolavori di Ribera, Giordano e Stanzione, collezioni museali uniche e panorami straordinari sul golfo
CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI – Durante la chiusura temporanea di Castel Sant’Elmo (26–28 agosto), la Direzione dei Musei nazionali del Vomero ha predisposto aperture straordinarie alla vicina Certosa di San Martino, con visite guidate gratuite incluse nel biglietto. Ogni giorno sono previste due visite tematiche (ore 11.00 e 16.00), dedicate alla storia di Napoli tra Quattrocento e Ottocento e alla vita contemplativa certosina. Per l’occasione saranno accessibili anche ambienti solitamente chiusi: il Quarto del Priore, la Sagrestia con l’Ecce Homo di Massimo Stanzione, e la Cappella del Tesoro Nuovo, che custodisce la Pietà di Jusepe de Ribera e il Trionfo di Giuditta di Luca Giordano. La riapertura di Castel Sant’Elmo è prevista per il 29 agosto, con un percorso alternativo nel fossato e l’uso del nuovo ascensore.
Accanto al castello, la Certosa di San Martino, fondata nel 1325 da Carlo di Calabria, è uno dei complessi monumentali più iconici di Napoli. Nata come monastero gotico su progetto di Tino di Camaino, fu trasformata tra XVI e XVIII secolo in un capolavoro del barocco grazie all’opera di Cosimo Fanzago, che introdusse decorazioni ricche di fogliami, frutti e volute. Nel corso dei secoli vi operarono alcuni dei più grandi artisti italiani: Corenzio, Cavalier d’Arpino, Caracciolo, Stanzione, Lanfranco, Ribera, Giordano, Solimena, De Matteis, De Mura, oltre agli scultori Bernini, Vaccaro e Sammartino. Dal 1867, con la soppressione degli ordini religiosi, la Certosa è museo e custode della storia artistica napoletana, con collezioni che raccontano sette secoli di cultura. Le sue sezioni includono:
- Presepiale, con la più ricca raccolta di pastori del XVIII secolo;
- Navale, dedicata alla storia marittima del Regno di Napoli;
- Immagini e Memorie della Città, con la celebre Tavola Strozzi;
- Ottocento a Napoli, con opere della Scuola di Posillipo;
- Sezione Teatrale, con cimeli del San Carlo e del San Carlino;
- la Cona dei Lani, monumentale polittico rinascimentale in terracotta (1517).
Sulla stessa collina, Castel Sant’Elmo nasce nel X secolo come piccola chiesa dedicata a Sant’Erasmo, da cui derivano i nomi Sant’Erasmo → Sant’Ermo → Sant’Elmo. Nel 1275 è già residenza fortificata angioina (Belforte), ampliata nel 1329 da Roberto d’Angiò con l’architetto Tino di Camaino. La sua forma attuale, una fortezza a stella a sei punte, fu realizzata tra 1537 e 1547 dall’ingegnere spagnolo Pedro Luis Escrivà su ordine del viceré don Pedro de Toledo, per resistere alle armi da fuoco e controllare la città dall’alto. Sant’Elmo fu rifugio dei viceré durante rivolte come quella di Masaniello (1647) e per secoli funzionò come carcere di Stato, ospitando figure come Tommaso Campanella e i patrioti del 1799. Dopo l’Unità d’Italia fu carcere militare fino al 1952. Un grande restauro avviato nel 1976 ha restituito camminamenti, ambienti sotterranei e spalti panoramici, oggi tra i più spettacolari di Napoli: dal Vesuvio alle isole, dai Campi Flegrei al Matese. Dal 1982 il castello ospita la Direzione regionale Musei nazionali Campania e i Musei nazionali del Vomero, oltre al Museo Novecento, dedicato all’arte del XX secolo. Negli ultimi decenni è diventato un luogo del contemporaneo, sede di mostre, rassegne di cinema, musica e teatro.
