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L’Immacolatella Vecchia, un confine tra terra e mare

Nel cuore del porto, tra Calata Porta Massa e Calata Piliero, sorge un piccolo gioiello rococò che da secoli dialoga con il mare: l’Immacolatella Vecchia 

di Tonia Ferraro

CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI – La sede della Lega Navale al Porticciolo del Molosiglio, alla Via Ammiraglio Ferdinando Acton, giovedì 14 maggio, alle ore 17, si prepara ad accogliere un incontro dal sapore di mare e di memoria. Il convegno Partono i bastimenti… L’Immacolatella Vecchia nel Porto di Napoli. Iconografia e Storia, promosso dal Comitato Scientifico del Touring Club della Campania e dal Propeller Club, riunisce studiosi, appassionati e cittadini per restituire voce a un luogo emblematico del waterfront partenopeo.

A moderare l’incontro è Giovanni Pandolfo, Consigliere Nazionale del Touring e Console Regionale per la Campania.

I saluti istituzionali di Antonio Buonajuto e Umberto Masucci aprono la strada agli interventi dell’architetto Sergio Attanasio e dell’urbanista Massimo Clemente, chiamati a raccontare non solo un edificio, ma un destino collettivo.

Nel cuore del porto di Napoli, tra Calata Porta Massa e Calata Piliero, sorge un piccolo gioiello rococò che da secoli osserva il mare e i suoi passaggi.

È l’Immacolatella Vecchia, con la sua pianta ottagonale e la facciata coronata dalla statua dell’Immacolata scolpita da Francesco Pagano: un edificio che è stato, per generazioni, una soglia di partenze e speranze.

Voluta da Carlo di Borbone e progettata da Domenico Antonio Vaccaro intorno al 1740, l’Immacolatella nasce come presidio sanitario del porto borbonico: qui la Deputazione della Salute controllava uomini, animali e merci per prevenire epidemie e proteggere la città. Era un filtro, un confine, un luogo di vigilanza.

Tra Ottocento e Novecento, però, l’edificio cambia destnazione. Diventa un punto di passaggio umano, un crocevia di destini. Prima che partissero i bastimenti diretti verso le Americhe, migliaia di emigranti vi transitano ogni giorno, portando bagaglio leggero e speranze pesanti. Prima dell’imbarco, molti si fermano davanti alla statua dell’Immacolata per un ultimo gesto di affidamento. L’Immacolatella diventa così un santuario laico dei viaggiatori, un Ellis Island napoletano dove si consumano addii, promesse, paure.

Con il passare degli anni, il porto si trasforma. Riempimenti e modifiche urbanistiche separano l’edificio dal mare, inglobando quella che un tempo era quasi un’isola nella colmata di Porta di Massa. Pur senza più mare intorno, l’Immacolatella continua a custodirne l’anima.

Oggi resta un simbolo potente della memoria marittima e del fenomeno emigratorio di Napoli: un edificio che non va solo ammirato, ma chiede di essere ascoltato.

Racconta partenze e ritorni, attese e coraggio, la capacità della città di guardare lontano senza dimenticare ciò che lascia alle spalle.

Da anni si parla della necessità di un restauro e di una valorizzazione per trasormarlo in museo del mare, o luogo della memoria, o spazio culturale.

Ben vengano, dunque, i progetti che cercano di restituire all’edificio storico la dignità che merita.

L’Immacolatella Vecchia è un confine tra terra e mare, tra ciò che si lascia e ciò che si cerca.

Ha visto imbarcarsi generazioni intere e continua a ricordare che Napoli, con il suo porto, è una città che parte, accoglie, resiste e spera.

(Le foto allegate sono  pruramente illustrative e non descrittive, create con l’IA)

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