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Liste d’attesa, la proposta di Federcardio

Dopo la tappa a Bruxelles, Federcardio lancia una proposta alla Sanità regionale per la riduzione delle liste d’attesa in Campania

La recente missione a Bruxelles ha rappresentato per Federcardio un passaggio strategico di grande rilievo. L’associazione ha partecipato a un confronto europeo dedicato al futuro delle Pmi sanitarie e al ruolo delle banche di prossimità nei processi di innovazione, sostenibilità e accesso al credito. Un appuntamento che ha visto la presenza anche di Confesercenti Salute, guidata da Alessandro Totaro, e che ha permesso di portare all’attenzione delle istituzioni comunitarie le criticità strutturali del sistema sanitario territoriale italiano, insieme alle potenzialità di una rete di prossimità più efficiente e integrata.

Federcardio apre ora un nuovo fronte di lavoro su una delle emergenze più sentite dai cittadini: le liste d’attesa per le visite mediche, con particolare riferimento alla cardiologia. Il fenomeno, ormai cronico, coinvolge migliaia di pazienti che attendono settimane o mesi per esami diagnostici fondamentali. Secondo i dati regionali più recenti, in Campania i tempi medi per una visita cardiologica possono superare i 60 giorni, mentre per esami come ecocardiogramma, ECG dinamico o test da sforzo si registrano attese che in alcuni casi superano i 90 giorni. Questi ritardi incidono direttamente sulla salute dei pazienti: diagnosi tardive, aggravamento delle condizioni cliniche, aumento del ricorso improprio ai Pronto Soccorso e un crescente senso di sfiducia verso la capacità del sistema di rispondere ai bisogni reali.

In questo contesto, Federcardio propone un intervento immediato, concreto e sperimentabile, che prevede un ruolo centrale del medico di base nell’individuazione delle prestazioni cardiologiche urgenti. L’obiettivo è ridurre i tempi per le classi di priorità U (urgenti) e B (brevi), che potrebbero essere eseguite dai centri cardiologici accreditati e regolate al di fuori del budget nei tempi previsti. Una strategia che si potrebbe testare per il secondo semestre del 2026, dall’1 luglio, per la sola branca di cardiologia.

L’associazione, presieduta dal dottor Leonardo Di Maggio, annuncia che tutti i cardiologi sono pronti a collaborare all’impegno corale richiesto dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e alla volontà del Presidente della Regione Campania Onorevole Roberto Fico.

È un contributo concreto su un tema impegnativo e difficile da risolvere – spiega Di Maggio – ma significa dare risposte certe, rapide e mirate a chi oggi affronta il dramma della malattia con sofferenza e con tante difficoltà. Il medico di famiglia, faro e pilastro del nostro sistema, avrà la facoltà di individuare le prestazioni cardiologiche urgenti. Se la Regione, essendo uscita dopo diciannove anni dal piano di rientro, ci consentirà di offrire la nostra professionalità e la nostra assistenza di prossimità saremo pronti ad aprire le nostre agende del Cup e offrire tutte le disponibilità che occorrono ai cittadini campani in qualunque parte della Regione si trovino.

Secondo la proposta, anche un paziente fragile –non si sentirà più dire al telefono «Se è urgente solo a pagamento», ma ascolterà finalmente: «Non si preoccupi, ci pensiamo noi».

Ricordo che le malattie cardiovascolari (CVD) – conclude Di Maggio – sono la prima causa di morte sia in Italia che nel mondo, responsabili di oltre il 30% dei decessi totali (circa 220mila l’anno in Italia). Queste patologie, che includono infarto e ictus, causano più vittime dei tumori, colpendo in modo significativo anche le donne. Sottolineando che i centri convenzionati privati sono centri che erogano prestazioni per conto del SSN di cui si sentono orgogliosamente parte, chiedo di cogliere l’opportunità di offrire un Servizio Sanitario Nazionale e/o Regionale ancora più protettivo ed efficiente e di convocarci al più presto per un fruttuoso confronto.

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