Cultura

Meta celebra l’amore e la poesia

 Al concorso Meta, Amore Mio, dedicato al compianto Luigi Di Martino, premiata la poesia “Meta primo amore” di Carlo Alfaro

di Antonio Gargiulo

Sala Polifunzionale Camillo Paturzo. Emozione e memoria si sono intrecciate durante la III edizione del Premio nazionale di poesia Meta, Amore Mio, dedicato al compianto Luigi Di Martino.

A leggere la poesia prima classificata, Meta primo amore, è stata Marianna Di Martino, figlia di Luigi, in un momento di forte intensità emotiva e simbolica.

Il testo vincitore, firmato da Carlo Alfaro, è un delicato e profondo racconto poetico dell’amore adolescenziale, ambientato a Meta, luogo che diventa non solo scenario ma vera e propria protagonista della formazione umana e sentimentale dell’autore. Tra mare, silenzi, primi baci e ferite interiori, la poesia ripercorre quella stagione della vita in cui si scopre se stessi attraverso l’amore, la perdita e la bellezza.

Chi è Carlo Alfaro. Per chi non lo conosce, Carlo Alfaro è dottore e autore, da sempre attento ai temi dell’identità, della memoria e del rapporto tra individuo e luoghi dell’anima. La sua scrittura, intensa e riflessiva, unisce esperienza personale e dimensione universale, trasformando i ricordi in narrazione poetica capace di parlare a più generazioni.

Con Meta primo amore, Alfaro ha offerto al pubblico non solo una poesia, ma un viaggio intimo nella giovinezza, confermando il valore culturale del Premio “Meta, Amore Mio” come spazio di incontro tra parole, emozioni e territorio.

Ecco le sue parole:

META PRIMO AMORE

Meta significa traguardo, punto di arrivo
ma per me era l’inizio
della vita.

Al Liceo Virgilio Marone
sbocciava
la mia adolescenza.

L’adolescenza,
non solo ormoni e corpo che cambia:
è soglia esistenziale.

Dovevo decidere
chi ero e chi volevo essere, trovare il senso
del mio futuro.

Meta fu libertà e fu paura
fu estasi e abisso
fu il primo amore.

Meta fu il laboratorio
in cui costruii me stesso,
chi sono oggi.

La vita si sa,
non s’impara
sui banchi di scuola.

C’era il sole,
chiusi il libro di Filosofia
per andare al mare.

Meta
residenza di patrizi romani
ma anima popolare.

Meta
regina della marineria
mi rubasti il cuore nel tuo golfo.

Meta
le spiagge più belle che abbia mai più visto
anche perché non tornano gli occhi della gioventù.

Meta
la mia essenza
l’hai decisa tu.

La primavera
era arrivata
senza chiedere permesso.

Il sole sulla spiaggia,
il mare colore dell’argento
e l’aria profumata di sale.

Il corpo a quell’età
comunica più velocemente
delle parole.

Il cielo
era nei suoi occhi
non li ho dimenticati più.

Fu un bacio
fu l’odore
dell’acqua addosso.

Fu un sogno
furono campi
di ulivi e limoni.

Fu emozione incendio desiderio
fu tutto
e finì in un niente.

Meta
il cuore comanda
e la ragione rincorre.

Ma troppe poche parole
per capire
chi fossimo.

Il suo silenzio
mi offese
più di un insulto.

Il mio amore
si staccò dal cuore
come foglia d’autunno dall’albero.

Meta
le tue onde
mi hanno bruciato il petto.

Meta
nella tua Basilica
chiesi aiuto alla Mamma di Gesù.

Le lacrime
furono preghiera, il dolore
pietà.

Meta
quanta bellezza, quanta storia
quanto silenzio.

La Madonna del Lauro
in quel silenzio
mi perdonò.

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