Parlano da sole: tre monologhi del ‘900
Nel chiostro di Sant’Antonio arriva Parlano da sole: tre monologhi del Novecento, diretti da don Luigi Carillo, nell’ambito della rassegna Giugno al Chiostro e del programma R…Estate a Portici
di Stanislao Scognamiglio
PORTICI | CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI – Sul palco eretto nel settecentesco chiostro del convento di Sant’Antonio di Padova, al numero 72 di Via dell’Università, dalle ore 21 di sabato 28 luglio, andrà in scena Parlano da sole. Uno spettacolo teatrale composto da tre iconici monologhi del Novecento: La moglie ebrea di Bertolt Brecht, La voce umana di Jean Cocteau; Anna Cappelli di Annibale Ruccello, magistralmente diretto dal frate regista Luigi Carillo, ofmconv.
La rappresentazione sarà la quinta e ultima tappa della 26esima edizione della rassegna culturale-teatrale-musicale Giugno al Chiostro organizzata dalla comunità dei Frati Minori Conventuali in intima collaborazione con la Parrocchia di Sant’Antonio di Padova e la Cetra Angelica O.d.v.
Contestualmente, per il suo alto valore artistico, patrocinata dalla Città di Portici, costituirà il terzo appuntamento del palinsesto R… Estate a Portici, una kermesse che, da luglio a settembre, proporrà in varie location del territorio comunale, un ricco cartellone di eventi gratuiti e a pagamento, tra concerti canori – musicali e teatro offerta alla cittadinanza dall’Amministrazione civica porticese.
Tre attrici, elementi di spicco di filodrammatiche locali, interpreteranno la figura e la vicenda di tre donne, che hanno come comune denominatore raccontare a mezzo telefono la separazione dall’uomo amato. Nell’ordine saranno di scena Giusy Casolla con La Moglie Ebrea, Tina D’Alessio con La voce umana, Anna De Luca con Anna Cappelli.
Queste le trame delle tre pieces, rivisitate dal frate regista per far risaltare la perdita dell’amore, evidenziano che trattasi di un biglietto dio sola andata.
La Moglie Ebrea, parte della raccolta di drammi Terrore e miseria del Terzo Reich, scritta nel 1938 dal drammaturgo e poeta tedesco Bertolt Brecht: Judith è una signora borghese dalle origini ebraiche. La Germania è ostaggio della follia nazista ed è imminente lo scoppio della seconda guerra mondiale. Judith, consapevole che la vita sua e quella del marito in Germania diventerà ancora più difficile, deciso di partire, si trasferisce in Olanda. Mentre fa le valigie, Judith prepara il discorso che vuole rivolgere al marito Fritz, un medico ariano che, a causa di sua moglie, sta già avendo diversi problemi nel lavoro. Il monologo rivela quindi l’assurdità dell’ideologia nazista, e la sua terribile violenza e follia che “costringe tutti quanti a mentire”.
La voce umana, un’opera teatrale dello scrittore francese Jean Cocteau composta nel 1930: Una giovane ed elegante donna, rimasta sola cerca di contattare il suo amante che l’ha lasciata, esplorando il dolore e la solitudine attraverso un monologo telefonico.
Anna Cappelli, testo teatrale scritta nel 1986 dal drammaturgo stabiese Annibale Ruccello: Anna, una giovane impiegata, originaria di Latina, spera di dare finalmente una svolta alla sua vita quando l’insipido ragioniere Tonino le propone di convivere more uxorio. Allorquando viene lasciata dall’ossessivo compagno, ella, in un gesto estremo, lo uccide e lo fa a pezzi, avendo maturato l’intento di mangiarselo. Troppo tardi, però, si renderà conto della gravità dell’errore che ha commesso. La messa in scena di quest’ultimo monologo, scritto pochi mesi prima del suo decesso, vuol essere un omaggio al grande autore stabiese nel quarantesimo anniversario della sua morte, avvenuta il 12 settembre 1986.
Il padre guardiano Luigi Carillo e parroco, unitamente ai confratelli Luca Fiume e Gioacchino Ricca, insieme ai soci di La Cetra Angelica e gli animatori parrocchiali, ricordando che la partecipazione all’evento è a ingresso libero, con letizia invitano la cittadinanza a intervenire.
Luigi Carillo, nato a Torre del Greco nel 1972, entrato nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali della Provincia Religiosa di Napoli, è più volte padre guardiano e definitore. Maestro d’arte, cultore dell’arte in tutte le sue espressioni, amante della musica e del bel canto, spesso spiega la sua voce baritonale interpretando brani del repertorio lirico, della classica canzone napoletana, della canzone nazionale e straniera.
Appassionato di storia della Chiesa, è autore del volume San Vincenzo Romano: prediche ai sacerdoti, pubblicato nel 222, si accinge a dare alle stampe il poderoso lavoro Lettere di Ildegarda di Bingen (Hildegard von Bingen, monaca cristiana, scrittrice, mistica e teologa – Bermersheim vor der Höhe, 1098 – Bingen am Rhein, 17 settembre 1179).
Alla sua seconda esperienza di regia, campo in cui ha esordito nel 2016 a Benevento, dirigendo il monologo Anna Cappelli.
Presentare al pubblico amante del teatro d’autore, per la prima volta ben tre monologhi – riferisce – è un progetto accarezzato da lungo tempo, che finalmente si realizza! Una sfida ardua lo so! Poiché a me piacciono le sfide perché sono consapevolmente un “fuori di testa” e “appassionato” di teatro, non mi resta che invitarvi a lasciarvi coinvolgere insieme a me in questa esperienza! Vi aspetto!!!
Per contezza si riporta quanto sarà presentato dal frate regista nell’introdurre la rappresentazione:
Parlano da sole: Tre Donne, Tre Solitudini, Tre Abissi. Buonasera e Benvenuti a tutti. Come regista, ho scelto di riunire in questo spettacolo tre monologhi iconici del Novecento: La moglie ebrea di Bertolt Brecht, La voce umana di Jean Cocteau e Anna Cappelli di Annibale Ruccello (un omaggio nel 40 anniversario della sua morte). Parlano da sole non è solo un titolo, ma una condizione esistenziale. Tre donne diverse prestano il corpo e la voce a tre donne distanti per epoca e contesto, ma tragicamente unite dallo stesso isolamento. Ognuna sul palco affronta il proprio dramma in una solitudine assoluta, nel disperato tentativo di confermare la propria esistenza. La Moglie Ebrea (Bertolt Brecht) Germania, anni 30. Judith ordina le valigie per lasciare il marito e il Paese, nel tentativo di proteggerlo dalle leggi razziali. Nessun filtro epico, ma la cruda realtà di una donna borghese costretta a rinunciare alla propria vita. La recitazione si focalizza sui gesti minimi e quotidiani di chi prepara un bagaglio sapendo di non tornare mai più. La Voce Umana (Jean Cocteau) Portici, anni ’50. Una donna appesa a un filo del telefono, affronta l’ultima, devastante telefonata con l’uomo che l’ha abbandonata. Il telefono non è un espediente poetico, ma uno strumento di tortura concreto. La performance vive dei silenzi reali dell’interlocutore, dei respiri spezzati e della verità fisica di un attacco di panico moderno causato dalla fine di un amore. Anna Cappelli (Annibale Ruccello) Italia, anni 70. Una modesta impiegata di provincia scivola lentamente dall’ossessione per la stabilità economica e affettiva verso un delirio possessivo totale. La discesa nella follia di Anna non è una macchietta grottesca, ma la cronaca lucida e spietata di un’alienazione sociale. Si assiste alla trasformazione ravvicinata di una donna comune in un mostro domestico. Per questa messa in scena ho scelto la via di un realismo intimo e rigoroso. Non ci sono barriere, astrazioni o filtri tra lo spettatore e il dolore delle protagoniste. La scenografia restituisce ambienti concreti e scarni: stanze che diventano gabbie quotidiane dove gli oggetti (una valigia, un telefono, una tavola apparecchiata) mantengono il loro peso reale e drammatico. La scelta di affidare i testi a tre attrici distinte permette di valorizzare la specificità e l’unicità di ogni singola ferita. Siete invitati a occupare una sedia all’interno di queste stanze private, trasformandovi in un testimone quasi indiscreto di tre crolli psicologici. Dalla dignità trattenuta di Brecht, all’agonia sentimentale di Cocteau, fino al lucido delirio di Ruccello, lo spettacolo si sviluppa in un crescendo di verità emotiva che ci interroga sulle gabbie – sentimentali, sociali e storiche – in cui l’essere umano può trovarsi intrappolato… Chi ha paura dell’Amore? E quando si è consapevoli di averlo perduto? Si lotta contro i mostri dell’abisso della perdita… ma bisogna guardarsi dal non diventare, così facendo, dei mostri. Perché se tu scruterai a lungo in un abisso anche l’abisso scruterà dentro di te.
