Portici come non l’avete mai vista
L’ultimo, prezioso libro di Antonio Formicola ci racconta la “vista” di Portici attraverso le vedute artistiche
di Tonia Ferraro
Il Vesuvio, da tempo silente, incombe su Portici, sua creatura mitica, nata dall’incontro con la ninfa marina Leucopetra.
Nel corso dei secoli, la cittadina vesuviana, più volte “fecondata” dalla lava, si è trasformata in un centro moderno e sostenibile, senza mai smarrire quella forza attrattiva che ha incantato viaggiatori, artisti, sovrani e studiosi.
La città, tuttavia, non è stata solo custode di memorie: con l’inaugurazione della prima tratta ferroviaria del suolo italico, Portici divenne il simbolo stesso del progresso. Questa “anima doppia”, in costante dialogo tra cultura e innovazione, rivela un genius loci che nel XVIII secolo ammaliò Carlo di Borbone, rendendo la città il cuore pulsante della dinastia. Fu allora che il paesaggio bucolico si trasformò in un cantiere artistico permanente, dando vita allo fenomeno unico delle Ville Vesuviane.
Ha cambiato più volte fisionomia, ma ha conservato la propria identità, fatta di mare e di magma. Le testimonianze storiche e le vestigia che ancora affiorano restituiscono un’idea del suo passato; tuttavia, osservare Portici da una prospettiva diversa — quella degli occhi di chi l’ha vista davvero — è un’esperienza particolarmente coinvolgente. È quanto rende possibile la ricerca attenta e appassionata del cultore di storia e descrittore Antonio Formicola, che nel suo ultimo libro Portici nelle vedute artistiche accompagna il lettore in un autentico viaggio nel tempo.
Ma Portici non fu soltanto custode del passato: con la costruzione della prima tratta ferroviaria sul suolo italico, la cittadina vesuviana divenne anche simbolo di progresso.
Un’anima doppia, dunque, segnata da un dialogo costante tra ieri e oggi, tra cultura e innovazione: un genius loci che nel XVIII secolo fece innamorare un re e trasformò Portici in luogo del cuore della sua dinastia. Fu allora che la città mutò ancora una volta: da paesaggio bucolico affacciato sul mare divenne un fervido cantiere artistico, in cui architetti, pittori e scultori diedero vita al fenomeno delle Ville Vesuviane.
Questo fervore culturale venne amplificato dalle scoperte di Ercolano, che richiamarono studiosi e viaggiatori del Grand Tour, consacrando Portici come polo di rilevanza europea.
Le mappe, gli schizzi e i dipinti raccolti nel volume di Antonio Formicola offrono l’occasione di seguire progressivamente i mutamenti del territorio, come se il suo genius loci disponesse i vari elementi nel puzzle del paesaggio. In questo contesto, la Scuola pittorica di Portici assume un ruolo centrale: non solo come esperienza artistica, ma come preziosa testimonianza visiva, capace di restituire il territorio con sensibilità estetica e rigore descrittivo.
All’autore di Portici nelle vedute artistiche, Antonio Formicola, va il merito di aver fornito una nuova chiave di lettura per decodificare l’evoluzione porticese
Oggi, Portici vive ancora tra l’ombra del vulcano e il riflesso del mare, consapevole della propria precarietà ma orgogliosa della propria storia; un luogo dove il passato non è mai distante e il futuro si costruisce in equilibrio tra memoria e bellezza.
