Pozzuoli r-esiste ancora
Emergenza Campi Flegrei: 3.627 sfollati e 215 edifici inagibili a Pozzuoli. La rete civica chiede risposte immediate per casa, sicurezza e territorio
3.627 persone ancora fuori casa, 215 edifici inagibili, 408 ordinanze di sgombero. La rete civica Pozzuoli Esiste Ancora rilancia le proprie proposte: Il CAS | Contributo di Autonoma Sistemazione da solo non basta. Servono strumenti per evitare la dispersione della comunità flegrea.
A Pozzuoli l’emergenza non è finita. Al contrario, i numeri aggiornati al 21 agosto restituiscono la dimensione di una crisi che continua a incidere sulla vita quotidiana di migliaia di persone.
Sono 3.627 le persone ancora sfollate, appartenenti a 1.443 nuclei familiari sgomberati. Gli edifici dichiarati inagibili sono 215, mentre sono 1.085 le unità abitative interessate dai provvedimenti. Dall’inizio dell’emergenza sono state emesse 408 ordinanze di sgombero, a fronte di 9 ordinanze di revoca.
Un quadro al quale si aggiungono 1.486 interventi effettuati dai Vigili del Fuoco, con 21 squadre ancora impegnate nelle verifiche di stabilità e nell’assistenza alla popolazione.
È dentro questa realtà che la rete civica Pozzuoli Esiste Ancora torna a chiedere alle istituzioni risposte immediate per le famiglie colpite dall’emergenza bradisismica.
Dal 31 luglio a Pozzuoli esiste un’urgenza che viene prima di ogni altra discussione: oltre 3.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni e rischiano di diventare invisibili, come già accaduto a molti sfollati negli ultimi due anni.
Oggi quel dato è ancora più pesante: sono oltre 3.600 le persone fuori dalle proprie abitazioni, mentre proseguono verifiche, sgomberi, primi rientri e interventi sugli edifici danneggiati.
Tra gli sfollati ci sono minori, anziani, persone con disabilità e nuclei familiari fragili. E proprio la presenza di bambini o di persone con particolari necessità può trasformarsi, paradossalmente, in un ostacolo nella ricerca di una sistemazione.
A rendere il quadro ancora più complicato è un mercato degli affitti sempre più difficile, con richieste economiche che, secondo la rete civica, in alcuni casi sono aumentate sensibilmente anche nei Comuni limitrofi.
Per questo, secondo Pozzuoli Esiste Ancora, invocare semplicemente la solidarietà non è più sufficiente.
Il CAS, utilizzato negli ultimi due anni come principale strumento di risposta, da solo non può risolvere il problema. Un contributo economico non garantisce automaticamente una casa, soprattutto quando il mercato immobiliare è saturo o presenta prezzi fuori dalla portata delle famiglie.
I dati sul Contributo di autonoma sistemazione confermano la dimensione della questione. Nell’ultimo aggiornamento numerico disponibile, relativo al 19 agosto, risultano 1.207 richieste CAS: 726 nuclei familiari sono già stati pagati, mentre 481 richieste risultano ancora da liquidare, tra istruttorie e pagamenti da completare.
Per la rete, dunque, occorre affiancare al CAS altri strumenti concreti.
Le proposte sono quattro.
La prima è collegare il CAS a forme di canone concordato, così da contenere aumenti incontrollati degli affitti.
La seconda consiste nell’individuare all’interno del territorio di Pozzuoli aree destinate ad alloggi temporanei dignitosi, come previsto anche dalla pianificazione di emergenza, evitando qualsiasi riproposizione delle esperienze delle baraccopoli del passato.
La terza riguarda la necessità di rivedere la convenzione tra Regione Campania e Federalberghi, privilegiando le strutture ricettive più vicine ai Campi Flegrei.
Infine, la rete chiede di destinare prioritariamente parte degli alloggi pubblici disponibili ai nuclei sgomberati con minori, persone con disabilità e soggetti fragili.
Perché l’obiettivo, sottolinea Pozzuoli Esiste Ancora, non può essere semplicemente quello di far rientrare le persone il prima possibile.
La normalità non può essere semplicemente tornare a casa il prima possibile. La vera normalità è poter tornare in sicurezza, garantendo contemporaneamente il diritto alla casa, la tutela delle persone e la permanenza della comunità sul proprio territorio.
La crisi non riguarda soltanto le abitazioni.
Sono 19 gli edifici di culto danneggiati e dichiarati inagibili, in attesa delle verifiche di secondo livello. I Vigili del Fuoco, insieme alla Soprintendenza e d’intesa con la Diocesi, stanno provvedendo al trasferimento in luoghi sicuri di opere d’arte, arredi e altri beni culturali.
Anche le scuole sono interessate dagli interventi. Proseguono infatti le riparazioni dei danni non strutturali in 7 edifici scolastici comunali e in 4 istituti di competenza della Città Metropolitana.
È una fotografia che restituisce la complessità dell’emergenza: non soltanto case da verificare e famiglie da sistemare, ma anche luoghi di culto, scuole, attività economiche e un intero tessuto sociale da preservare.
La rete rivendica inoltre il ruolo avuto dalle manifestazioni e dalle assemblee popolari delle ultime settimane.
Le grandi mobilitazioni di agosto hanno imposto un cambio di passo rispetto alle misure inizialmente previste. Dopo l’assemblea del 12 agosto abbiamo raccolto proposte, osservazioni e rivendicazioni che intendiamo portare al confronto istituzionale e alla cabina di regia in Prefettura alla presenza del Governo.
Tra le principali modifiche richieste al decreto-legge 144/2026 figurano l’estensione dei contributi, la copertura integrale dei costi degli interventi, la semplificazione delle procedure e una soluzione per le piccole difformità edilizie.
La rete chiede inoltre verifiche capillari sugli edifici, sostegni alle attività economiche e ai lavoratori, misure specifiche per gli sfollati e maggiore trasparenza sull’attività del commissario straordinario.
Il tema, dunque, non è soltanto quello dell’emergenza abitativa. È la capacità delle istituzioni di costruire una risposta complessiva a una crisi che sta modificando la vita sociale ed economica dei Campi Flegrei.
Nel dibattito entra anche l’ipotesi di un possibile ricorso allo stato di emergenza.
Pozzuoli Esiste Ancora invita cittadini, comitati, associazioni e movimenti a non trasformare la questione in un nuovo terreno di divisione politica.
Ridurre il confronto sullo stato di emergenza a un sì o a un no rischia di far perdere di vista il vero punto: prima bisogna stabilire cosa serve ai Campi Flegrei, quali risorse devono essere garantite e quali poteri devono essere utilizzati. Solo dopo si può discutere dello strumento giuridico più adeguato.
La rete mette in guardia anche dal rischio di considerare la dichiarazione dello stato di emergenza come una soluzione automatica.
Comprendiamo perfettamente le aspettative di chi vede nello stato di emergenza una possibile strada per ottenere più aiuti, accelerare il rientro nelle abitazioni o trovare finalmente una sistemazione sicura. Ma nessuno strumento deve diventare una delega in bianco. Occorre sapere prima quali poteri verranno attribuiti, a chi e per raggiungere quali obiettivi.
Da qui la richiesta rivolta direttamente a Governo e Regione: se lo stato di emergenza è ritenuto necessario, occorre spiegare pubblicamente quali vantaggi concreti produrrebbe per i cittadini dei Campi Flegrei.
E se il confronto sul decreto-legge 144/2026 è realmente aperto, la richiesta è di intervenire subito sul provvedimento, trasformandolo in uno strumento realmente straordinario e adeguato alla gravità della situazione.
Intanto, mentre il confronto politico e istituzionale prosegue, l’emergenza resta concreta.
Ci sono 3.459 persone in autonoma sistemazione, 143 persone ospitate in strutture alberghiere e 53 persone accolte al Palatrincone. Sono numeri che raccontano sistemazioni diverse, condizioni diverse, bisogni diversi.
E mentre si attendono verifiche, rientri e nuovi provvedimenti, migliaia di persone continuano a vivere fuori dalle proprie abitazioni.
Per la rete civica il punto di partenza deve essere quindi uno solo: evitare che l’emergenza produca, oltre al danno materiale, anche la progressiva dispersione della comunità flegrea.
Pozzuoli deve essere unita sui bisogni reali delle persone: casa, sicurezza, lavoro, sostegno alle attività economiche e futuro del territorio. Sono queste le rivendicazioni intorno alle quali deve ritrovarsi il popolo flegreo.
E la conclusione è netta: Prima vengono le persone. Prima vengono le risposte.
Documento Pozzuoli esiste ancora con emendamenti
