Recensione – Il suono della vita di Sossio Giordano
La rinascita di un musicista che trasforma il dolore in voce e la vita in melodia ritrovando Il suono della sua anima
di Antonio Vitale
Al Palafiori, il centro congressi di Sanremo, sede di Casa Sanremo e luogo ufficiale di conferenze, showcase e appuntamenti culturali che accompagnano il Festival della Canzone Italiana, nella mattinata di giovedì 26 febbraio si terrà la presentazione del libro di Sossio Giordano Il suono della vita, arricchito dalla prefazione dell’attrice Federica Moscariello.
Il suono della vita non si limita a raccontare un’esistenza: la accorda, la mette in vibrazione, la restituisce al lettore come una partitura vissuta fino in fondo. Nel suo libro, Sossio Giordano – musicista e insegnante – ripercorre un cammino umano fatto di prove severe e ripartenze ostinate, trasformando ogni ferita in timbro, ogni caduta in pausa necessaria, ogni ritorno in musica che respira.
La sua vicenda prende corpo tra Frattamaggiore e Napoli, non semplici luoghi ma matrici emotive. Qui Giordano forma lo sguardo, affina l’orecchio, scopre presto che la musica non è solo vocazione: è rifugio, disciplina, possibilità di salvezza.
Il cuore del libro, però, pulsa nelle prove più dure. Prima la malattia oncologica affrontata con lucidità e tenacia. Poi, anni dopo, il trapianto cardiaco che gli restituisce tempo e respiro. Dove molti avrebbero visto un limite definitivo, Giordano attinge materia di consapevolezza. Non costruisce l’eroe, ma fa emergere una forza resiliente.
La sua scrittura è essenziale, diretta, misurata. Non cerca scorciatoie emotive né indulge nell’autocommiserazione. Racconta la paura quando serve, la fragilità senza filtri, la fatica quotidiana del ricominciare. E proprio per questo, quando arriva la luce — il ritorno al canto, all’insegnamento, alla vita piena — l’effetto è autentico, mai retorico. Le pagine sembrano un quaderno musicale sul quale sono incisi ricordi, incontri e suoni.
Il suono della vita è un libro che tocca senza forzare. Una testimonianza limpida di come l’Arte possa essere lo strumento di un nuovo inizio, capace di partire da ciò che siamo stati per condurci verso ciò che possiamo ancora diventare. Ma soprattutto è un invito: non smettere di trasformare le ferite in voce.
Perché, come le canzoni più belle, questa storia continua a risuonare oltre l’ultima pagina.
