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Sant’Antonio di Padova e il fuoco della Vampaloria

La sacralità di Sant’Antonio di Padova e il rito ancestrale del fuoco. La Vampaloria è sospesa tra spiritualità, memoria e il calore della tradizione

GIFFONI VALLE PIANA | SALERNO – Ritorna uno degli appuntamenti più sentiti della tradizione popolare: la Vampaloria, l’antico falò dedicato a Sant’Antonio di Padova, capace ancora oggi di riunire la comunità attorno al fuoco, alla musica e alla memoria condivisa. Quest’anno la festa avrà anche un significato di solidarietà concreta: l’intero ricavato sarà devoluto all’Emilia Romagna, in un gesto che trasforma la celebrazione in vicinanza reale verso chi sta affrontando momenti difficili. Un ringraziamento speciale va alle autorità presenti e a tutte le persone che hanno partecipato con entusiasmo alla realizzazione dell’evento.

La fotografia è firmata da Marcella Foglia, mentre le coreografie portano la firma di Ersilio Amoroso.

Sulla locandina campeggia il nome del Comune di Giffoni Valle Piana accanto al marchio di Giffoni Storica, a sottolineare il legame profondo tra identità locale e tradizione. L’invito è chiaro: … rivivere le nostre tradizioni … attraverso La Notte della Vampaloria, una festa popolare che mette al centro Sant’Antonio di Padova, simbolo di comunità e rinascita.

L’appuntamento è fissato per il 12 giugno alle ore 20.30 nel Piazzale Alberto Sordi, accanto alla Cittadella del Cinema.

La serata sarà accompagnata da musica dal vivo, buon cibo e dall’energia dei Peccati di Gola Live Music, protagonisti di una notte annunciata come un intreccio di fuoco, convivialità e tradizione. Accanto agli organizzatori compaiono anche i loghi degli enti coinvolti: Sodalis CSV Salerno – Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Salerno – e l’Associazione Pro Loco Valle Piana.

Ma la Vampaloria non è soltanto una festa. È un rito popolare che attraversa il tempo e conserva ancora oggi il fascino delle tradizioni ancestrali contadine, soprattutto nell’area dei Picentini e del Salernitano. Il suo nome nasce dalla parola “vampa”, la fiamma che si innalza nel buio, che richiama il bagliore, la luce, quasi la gloria del fuoco.

La Vampaloria è, dunque, la grande fiamma che illumina la notte, il fuoco che protegge, purifica e riunisce.

Le sue origini affondano in epoche precedenti al cristianesimo, quando nei mondi contadini si accendevano grandi falò propiziatori per allontanare il male e l’inverno, proteggere le case, gli animali e i campi, e rinnovare simbolicamente il legame tra le persone.

Oggi, in un tempo in cui molte tradizioni rischiano di dissolversi, la Vampaloria continua a rappresentare un momento di incontro autentico. Attorno al falò si ritrova una comunità che riconosce nel fuoco non solo un simbolo antico, ma anche un modo per custodire la propria identità, la memoria dei luoghi e il senso profondo dello stare insieme.

È qui che si innesta il ponte simbolico con Sant’Antonio di Padova. Non il fuoco materiale dei falò — legato ad altre tradizioni — ma il fuoco della sua parola: l’ardore che accende i cuori, illumina le menti, brucia l’errore. La Vampaloria custodisce il fuoco che scalda i corpi e Sant’Antonio incarna quel fuoco che scalda le coscienze.

Due fiamme diverse che, in questa notte, si incontrano.

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