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SIMA, grande successo per la IV edizione di Con Ali Di Carta

Il concorso artistico‑letterario della Pediatria C di Verona celebra con SIMA la creatività e la speranza Con Ali di Carta, la narrazione che cura

di Carlo Alfaro

Sì è conclusa alla grande la IV edizione del Concorso artistico-letterario nazionale promosso dalla Pediatria C dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona diretta dal professore Giorgio Piacentini, “Con Ali di Carta. La narrazione che cura”, rivolto ai bambini e ragazzi dai 3 ai 19 anni. Il concorso, ideato e realizzato dalla dottoressa Milena Brugnara, in questa edizione ha avuto come tema “Il mare e i suoi abissi: esploratori, sirene e tesori nascosti”. Gli elaborati sono suddivisi in tre categorie in base alle fasce d’età: “Colibrì”, dai 3 ai 6 anni (con lavori artistici), “Pettirossi”, dai 7 ai 12 anni e “Gabbiani”, dai 13 ai 18 anni. Il concorso ha ricevuto, tra gli altri, il patrocinio del Comune di Verona, della Provincia di Verona, della Regione Veneto, dell’Università di Verona e della Società letteraria di Verona. La cerimonia di premiazione si è svolta giovedì 22 maggio 2026 presso il Teatro Ristori di Verona. La giuria ha esaminato ben 449 opere tra racconti, poesie, disegni, fumetti, graphic novel, progetti multimediali, realizzati individualmente o come progetto di classe. Hanno aderito al concorso le Scuole in Ospedale da tutta Italia e molte Scuole del territorio nazionale, che hanno inviato anche segnalibri da donare ai bambini ricoverati. I lavori dei bambini e dei ragazzi hanno incarnato appieno il senso del concorso: consentire all’espressione della propria creatività di trasformarsi in vero e proprio strumento di cura per elaborare emozioni e vissuti legati alla malattia, personali o indiretti.

I premiati della Sima

Anche la Società italiana di medicina dell’adolescenza (Sima), che patrocina il concorso, ha assegnato tre riconoscimenti, decisi dal giurato Carlo Alfaro (Probiviro Sima) e consegnati dalla professoressa Rossella Gaudino (Past-president Sima), nell’ambito della Menzione speciale “Il coraggio di sognare”, dedicata ai disegni della sezione adolescenza (i Gabbiani).

Ecco i nominativi dei vincitori e le motivazioni.

Primo classificato:

Federico Tamellin (Ic Cavalchi Moro Villa Franca): “La luce della speranza”.

Per aver trasformato il fondale marino in un afflato di armonia universale, dove ogni presenza diventa gesto di pace, ogni respiro tenerezza e preghiera, ogni colore custodia della rivelazione della meraviglia del creato e l’essere umano ritrova la luce sacra della propria appartenenza al miracolo.

Secondo classificato ex-aequo:

Francesca Vuolo (Secondaria I grado A. Caperle): “Aqualon”

Per aver immerso lo sguardo nel respiro segreto della profondità del mare, dove anche il silenzio, nel sussurro della vibrazione interiore, diventa luogo di musica e ascolto, spazio di scoperta e rinascita, esplosione della bellezza del mistero della vita.

Secondo classificato ex-aequo:

Golpo Sayal (Secondaria I grado Galilei Fossò): “Scintille dall’abisso”

Per aver dato forma e colore allo spazio più segreto e luminoso dell’anima, la casa interiore dove li sogno diventa rifugio visibile, dimora sospesa tra vita e fiaba in delicata armonia.

Una riflessione della Sima

La Sima patrocina con convinzione questo concorso sin dalla prima edizione perché crede fermamente che la possibilità di esprimere artisticamente un’emozione o un vissuto traumatico possa avere effetti terapeutici, per diversi motivi neurobiologici e psicologici. Dal punto di vista neurobiologico, le attività creative coinvolgono reti cerebrali associate a regolazione emotiva, attenzione, integrazione tra emozioni e cognizione, risposta allo stress. Ciò ha importanti ricadute psicologiche nella elaborazione di un trauma. Creare un’opera consente, a livello inconscio, di trasformare un’esperienza traumatica in qualcosa di rappresentabile. Non sempre infatti riusciamo a livello razionale a dare forma concreta o narrazione coerente a ciò che ci è accaduto e che proviamo.

Esprimere lucidamente le proprie emozioni può essere difficile quando vi si è completamente invischiati; il linguaggio dell’arte utilizza canali diversi, attingendo all’inconscio. L’arte permette in tal modo di esplorare l’esperienza grezza ed esprimere in maniera tangibile una sofferenza confusa e indefinita, resa caotica e dolorosa dal turbinio di emozioni che la permea. Questa è la strada per consentire l’elaborazione emotiva delle esperienze traumatiche e dolorose, creando il necessario distacco e obiettività, come se l’elaborato artistico fosse una sorta di “spazio intermedio” tra il pensiero e la realtà, che rende più tollerabile il contatto con il dolore. Nel momento in cui abbiamo creato un’opera di fantasia, attingendo alle nostre emozioni più intime, la memoria traumatica viene finalmente espulsa fuori dal presente, dove continuava a incombere con ricordi e pensieri intrusivi di angoscia e paura: l’esperienza da “attuale” diventa “passata”. Inoltre, creare un’opera permette di recuperare senso di controllo sulla propria vita, in quanto implica inventare, immaginare, scegliere, modificare, decidere, costruire. Queste azioni rafforzano il senso di essere soggetti attivi anziché semplici vittime degli eventi. Il passaggio da “subire” un evento a “rappresentarlo” è uno dei meccanismi fondamentali che spiegano il potenziale terapeutico della creatività. Grazie a queste dinamiche cognitive ed emotive, l’arte aiuta a inserire un dispiacere o un dolore nella storia più ampia della propria vita, donandogli significato, comprensione, perdono e producendo nuove prospettive.

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