Cultura

Sinfonie nel mondo femminile

Sensibilità, forza e creatività come fonte di armonia e bellezza nel mondo femminile: il tema del Premio di Poesia Sinfonie

di Carlo Alfaro

Negli spazi del Centro Culturale Polifunzionale Camillo Paturzo di Meta, lo scorso sabato 18 aprile si è svolto l’evento conclusivo del Premio Nazionale di Poesia Sinfonie 2026 (II Edizione), presentato dal dottor Carlo Alfaro.

La poetessa scomparsa cui è dedicato il Premio

Il Premio è dedicato alla compianta poetessa nativa di Meta Annamaria Gargiulo, stimata insegnante e voce lirica gentile e profonda, che ha dedicato la vita alla cultura, lasciando un segno artistico e umano di grande rilievo. “L’eco dei suoi versi risuona nei cuori. Da che è scomparsa le parole sembrano più pesanti del solito, come se anche il silenzio avesse imparato il dolore. È  scomparsa troppo presto, quando la sua scrittura stava ancora cercando nuovi orizzonti, nuovi respiri, nuovi progetti da affidare alla luce. E fa male pensarlo: che una voce così viva, così attenta al battito delle cose, abbia dovuto interrompere il suo canto mentre ancora aveva versi da scrivere”, ha detto Alfaro aprendo la serata.

La figura di Annamaria Gargiulo

La scrittrice e poetessa con i suoi capolavori di specchiata bellezza ha portato alto il nome della Penisola sorrentina nel mondo.

Docente di Filosofia negli istituti superiori e Formatrice docenti all’Università di Salerno, è stata una gigante della parola, con un talento potente che si imponeva ovunque, ma al contempo donna di un’umiltà e una delicatezza estreme. Un’anima schiva, timida e dolce come la sua voce, un soffio, che nella scrittura riversava una forza creativa di stupefacente impetuosità. L’estrema sensibilità dei suoi scritti, la passione dei temi, l’intensità dei contenuti, la ricerca delle forme, la dialettica ricca l’hanno portata in pochi anni alla ribalta dell’arte poetica e narrativa, con innumerevoli riconoscimenti di elevato prestigio in Premi nazionali e internazionali. La sua vasta produzione è raccolta in Antologie poetiche e nelle sue pubblicazioni monografiche, quali PEGASO E LA SIRENA, NOSTALGIA D’ORIZZONTI, IN SALITA CONTROVENTO, OTTO MARZO, I QUADERNI DI NARÉ, AMARITUDINE, DOVE CADONO LE RONDINI, L’EFFIMERO LO SCACCO IL VARCO, QUI NON RONZANO LE API. Sin da bambina la scrittrice, causa la sua estrema sensibilità, ha sperimentato sensazioni di solitudine, diversità, non appartenenza, inadeguatezza: un profondo e doloroso stato interiore che ha sublimato nella creatività, facendo della sua capacità di catturare il mondo interiore trasformandolo in parola scritta lo scopo della sua esistenza. Instancabile nel promuovere la cultura, anche nella veste di consigliera dello storico Istituto Torquato Tasso, rigorosa nel culto della poesia, solidale con i sofferenti come nel suo impegno nella audio-lettura per i non vedenti, Annamaria Gargiulo è stata anche fulgida paladina con i suoi scritti della dignità delle donne.

La poetica di Annamaria

Le sue poesie sono perle di altissimo lirismo, che trae le radici nell’equilibrio estetico e nella perfezione formale propri della grande poesia classica italiana e nelle suggestioni crepuscolari del primo Novecento, per tendere, attraverso la voglia di sperimentare, osare, giocare con parole, immagini e suoni nata dal temperamento creativo e originale che le era proprio, verso una sofisticata elaborazione dei contenuti in senso filosofico ed esistenzialista di respiro vasto e moderno. I suoi racconti, scritti in una lingua al tempo stesso colta e scorrevole, aprono le menti alla riflessione esistenziale, perché universali, come l’anima. La sua poesia non risulta mai distante. E’ vicina, quasi confidenziale. Sa guardare i luoghi che tutti conosciamo- il mare, le strade, le memorie della nostra terra, i valori della famiglia – e restituirli come se li vedessimo per la prima volta. Con occhi più limpidi. Con un’emozione più vera. Annamaria Gargiulo ha incarnato in modo raro e luminoso l’essenza della parola: non semplice espressione, ma incontro, ricerca, verità. La sua scrittura non è mai fine a se stessa, ma un gesto vivo, capace di attraversare l’animo e restituire senso anche alle inquietudini più profonde. In ogni verso si avverte una tensione autentica verso ciò che conta davvero: la bellezza fragile dell’esistenza, la dignità delle emozioni, la necessità di non smettere mai di interrogarsi. Annamaria aveva uno sguardo capace di cogliere l’essenziale, di riconoscere valore anche nelle pieghe più silenziose dell’esistenza. La sua idea di scrittura era fatta di ascolto, di attenzione, di verità. La sua scrittura nasce da una tensione: il bisogno di dare forma a ciò che si prova, di trasformare l’esperienza in condivisione. In lei la poesia non era soltanto scrittura, ma respiro quotidiano, modo di guardare il mondo e di abitarlo con profondità e delicatezza. Ogni suo verso era un gesto di verità, un invito a fermarsi, ad ascoltare, a riconoscere la bellezza anche dove sembra nascosta. Aveva il dono di rendere visibile ciò che spesso resta nell’ombra: le emozioni più sottili, le fragilità, le attese.

Leggere Annamaria

Leggere Annamaria significa gustare appieno il piacere della bellezza della scrittura che salva dall’angoscia della realtà, ma anche trovare sostegno alle inquietudini del vivere, mettersi in contatto intimo e profondo col proprio inconscio, il vero sé. Leggere Annamaria è, prima di tutto, un’esperienza interiore. Non si tratta soltanto di godere di parole leggiadre e costruzioni musicali, ma di entrare in contatto con un’umanità che si racconta, spesso con pudore, altre volte con urgenza. Il suo è il canto della malinconia, del rimpianto, della disillusione, della confessione intima, ma anche dell’esaltazione della bellezza, dell’idealismo, della consapevolezza e dell’eternità.

L’eredità della poetessa

Come una vera guida, Annamaria ha saputo seminare consapevolezza e passione, lasciando tracce che continuano a germogliare. Le sue parole non si esauriscono nella pagina, ma restano, accompagnano, illuminano. Anche dopo la sua perdita, il mondo poetico della Gargiulo resta, con la forza della sua parola, che resiste alla realtà sconfinando nell’immenso dell’Assoluto. Come scrisse Raffaele Lauro, recensendo i versi dell’autrice: “Soltanto la poesia ha il magico potere di rendere l’effimero equivalente all’eterno, se vissuto in pienezza. Soltanto la parola fissa un istante, il quale, nella sua immutabilità, può diventare eterno”. Chi l’ha letta, chi l’ha ascoltata, sa che nelle sue parole c’era sempre qualcosa di umano e fragile, ma anche la voce di una forza che era potente senza urlare. E oggi, quella voce ci manca. Ci manca nei silenzi come nel rumore. Ci manca per risvegliare una società che sembra assuefatta all’odio, indifferente al male, sorda al dolore osceno della violenza e delle guerre. Servirebbe la potenza dei suoi versi sussurrati. Ma la poesia, non finisce davvero. Cambia soltanto forma. Resta nei luoghi che ha attraversato, nelle persone che ha toccato, nelle emozioni che ha saputo risvegliare. La sua voce non si è mai spenta: ha solo cambiato forma. Continua a scorrere nelle parole, nei silenzi, nei pensieri che trovano il coraggio di emergere. E nel Concorso a lei dedicato. I versi del Premio Sinfonie ci permettono di riconnetterci a quella luce, ritrovare il valore di una voce che ha saputo farsi ascolto e dono. È un modo per dire che la sua presenza, oggi, continua a vivere in chi scrive, in chi legge, in chi sente. Nella serata di premiazione metese, Annamaria è rivissuta. Tra le sue immagini amate, tra il vento e la luce della sua terra, tra il dolore lacerante di vivere ogni giorno con le nostre invisibili croci. La sua presenza era palpabile: nella sua eredità di sensibilità, nel suo modo di guardare la vita che ispira e permea altri versi. Che colgono e perpetuano il senso più profondo della sua eredità. Questo premio non è solo memoria, ma continuità. È un luogo in cui la sensibilità si tramanda, in cui le parole diventano un filo invisibile che unisce storie, persone, vissuti. E in questo filo, la sua voce continua a risuonare. Anche quest’anno, attraverso questo Premio, quella stessa luce continua a diffondersi. Nei versi degli altri poeti, c’è qualcosa che le appartiene ancora. E’ il desiderio di condividere un’emozione profonda, di donarsi agli altri attraverso le parole. Ad Annamaria non diciamo addio, diciamo grazie. Per le parole. Autentiche e spiazzanti. Per la sensibilità poetica e per i versi dedicati al territorio, alla memoria, alla dimensione interiore. Per la presenza discreta. Per la bellezza condivisa. E soprattutto, per averci insegnato che anche la fragilità può diventare poesia. Perché, in fondo, la poesia non è mai stata solo nelle sue parole: era nel modo in cui ha attraversato la vita. E continua, ancora, a camminare con noi.

Il tema del Premio

Il Concorso Nazionale di Poesia “Sinfonie”, organizzato dall’Associazione Culturale Sfumature in Equilibrio, in collaborazione con l’Associazione Culturale PluriVerso e con il patrocinio del Comune di Meta, in questa seconda edizione ha avuto per tema: La melodia delle emozioni: poesia come armonia tra anima, parola e sguardo femminile. Il tema invitava i partecipanti a esplorare, attraverso la poesia, l’intreccio tra sentimenti, esperienze e il potere della parola: Ogni verso diventa una nota che compone una sinfonia capace di ispirare, emozionare e creare connessioni profonde tra chi scrive e chi legge. Quest’anno, il Concorso è stato dedicato al mondo femminile, celebrandone sensibilità, forza e creatività come fonte di armonia e bellezza.

 

La giuria

La giuria del Premio è composta dalla sorella gemella di Annamaria, la professoressa Carmela Gargiulo, dal figlio della poetessa dottor Davide Bagnasco e dal dottor Carlo Alfaro. La giuria ha valutato in maniera approfondita i numerosi testi poetici pervenuti, analizzando per ognuno metrica, ritmo, linguaggio, immagini poetiche, coerenza interna, originalità, significato, forza espressiva, impatto emotivo.

I premiati

MENZIONI D’ONORE

GIULIA ANDREA PANSERA (Treviglio – Bergamo) – “Dove profumano le viole”

MICHELE BRUNO (Altamura – Bari) – “Partitura segreta”

YLENIA PARISI (Fusignano – Ravenna) – “Unica”

MONICA FIORENTINO (Meta – Napoli) – “Romeo, cantami ancora l’amore”

SILVIO DI FABIO (San Salvo – Chieti) – ” I suoni della poesia”

PODIO

3° posto – DANIELA SIAS (Porto Ceresio – Varese) con l’opera “L’aiuola fiorita”

2° posto – ELENA MARIA PETRINI (Firenze) con l’opera “Voce senza permesso”

1° posto – ELEONORA GAZZO (Genova) con l’opera “Annamaria”

La Poesia come comunità

Oggi la poesia è più che mai essenziale. Storicamente, la poesia era uno strumento sociale primario: trasmissione orale (prima della scrittura), costruzione dell’identità collettiva, celebrazione politica o religiosa (pensiamo a Omero o a Dante Alighieri). Oggi questo ruolo è stato sostituito da media molto più efficienti (cinema, radio, tv, social, informazione digitale). La poesia resta però essenziale per la comunità: specchio ad alta densità simbolica, linguaggio ad elevata compressione semantica (dice molto con poco), spazio di sperimentazione linguistica, strumento di elaborazione emotiva e cognitiva di esperienze interiori complesse.

 

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