Un pegno d’amore
Riapre dopo il restauro la parte di giardino di Villa La Floridiana, nato dall’amore per Lucia Migliaccio che cambiò la vita di Re Ferdinando I
CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI – Il Parco della Villa La Floridiana al Vomero da venerdì 15 maggio riapre il suo viale d’ingresso principale di via Cimarosa, dopo gli interventi di messa in sicurezza del verde, potatura e piantumazione di nuove essenze arboree. Durante i lavori è rimasto sempre accessibile il varco di via Aniello Falcone, garantendo la continuità delle visite.
Alla riapertura interverrà Almerinda Padricelli, direttrice dei Musei nazionali del Vomero, per raccontare non solo un restauro, ma una storia che attraversa due secoli.
Villa La Floridiana non è solo un parco: è una storia d’amore e di bellezza. All’inizio dell’Ottocento, Ferdinando I delle Due Sicilie acquistò la tenuta sul Vomero per donarla a Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, la donna che aveva sposato in seconde nozze in un matrimonio morganatico, in quanto, benché duchessa, non era di sangue reale. Fu un’unione che scandalizzò la corte, ma che diede vita a una delle residenze più affascinanti della città. Da lei la villa prese il nome di Floridiana.
Per trasformare la tenuta in un luogo degno della nobiltà europea, il re chiamò Antonio Niccolini, maestro del neoclassicismo napoletano. Tra il 1817 e il 1819 Niccolini ridisegnò la villa e il parco secondo il gusto romantico inglese: sentieri sinuosi, tempietti, grotte artificiali, terrazze panoramiche e scorci pensati per stupire. Il botanico Friedrich Dehnhardt, direttore dell’Orto Botanico, arricchì il giardino con oltre 150 specie vegetali — camelie, pini, palme, platani e alberi esotici — che ancora oggi rendono la Floridiana un’oasi di verde e luce.
Lucia Migliaccio, nobildonna siciliana nata a Siracusa, portò serenità nella vita di un re anziano e stanco, diventando però bersaglio di chi rimpiangeva il rigore asburgico di Maria Carolina. Il loro legame, nato dopo la morte della regina consorte, fu sincero e scandaloso: un amore che preferì la quiete borghese alla pompa del trono.
Dopo la morte della duchessa, nel 1826, la villa cambiò più volte proprietà fino a diventare, nel 1919, sede del Museo Duca di Martina, che custodisce una delle collezioni di arti decorative più importanti d’Italia — porcellane, ceramiche e oggetti orientali raccolti dal duca Placido de Sangro.
Un dettaglio architettonico racconta ancora oggi la sua storia: lo scudo sul timpano originario della villa, era un elemento simbolico e scenografico del linguaggio neoclassico. Serviva a indicare il rango aristocratico, a creare un sigillo visivo sulla facciata e a richiamare il gusto delle ville reali europee. Spesso questi cartigli apparivano “vuoti” dopo l’Unità d’Italia, quando le insegne monarchiche vennero scalpellate per motivi politici. Niccolini li progettava come corone architettoniche, per far apparire la villa più solenne e regale contro il cielo del Vomero.
Oggi, con la riapertura del viale di via Cimarosa, la Floridiana torna a raccontare la sua doppia anima: romantica e reale, storica e viva, sospesa tra la memoria di un amore e la luce di un giardino che continua a rinascere.


