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Un’Ave Maria in napoletano

Nella Basilica di San Lorenzo Maggiore lAve Maria di Giovanni Busiello diventa un dialogo tra musica, spiritualità e simboli profondi della cultura napoletana

CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI – Nella Basilica di San Lorenzo Maggiore, luogo in cui la storia di Napoli si stratifica in secoli di fede e pietra, al termine di una serata dedicata alla memoria del compianto Padre Bernardino Fiore, è stato girato il videoclip dell’Ave Maria composta da Giovanni Busiello, autore, trombettista e flicornista dalla sensibilità musicale profondamente radicata nella tradizione partenopea.

Il brano, scritto in napoletano, è una lode alla Madonna che intreccia devozione popolare e spiritualità intima. Il ritornello richiama la preghiera tradizionale, ma lo fa come un respiro antico, un gesto collettivo che appartiene alla città e alla sua memoria. È un’Ave Maria che non si limita a essere cantata: sembra emergere dalle pietre della basilica, dalle voci del popolo, da una fede che si tramanda più con il cuore che con le parole.

La regia del videoclip porta la firma di Riccardo Avitabile, autore e filmmaker pluripremiato, che in questa nuova produzione mette in campo la sua cifra estetica: unire la pulizia visiva del linguaggio contemporaneo con la profondità emotiva del racconto sacro. Il risultato è un’esperienza immersiva, dove la musica diventa immagine e l’immagine diventa preghiera.

A interpretare il brano sono due voci che si completano: quella di Teresa Rocco, calda e ricca di melismi sempre misurati, e quella di Vincenzo Esposito, potente e melodiosa, cantante e attore specializzato nella canzone napoletana e nel repertorio lirico. Gli arrangiamenti, la direzione artistica e il missaggio sono affidati a Gennaro Vitale, mentre il corpo dei musicisti riunisce Domenico D’Amiano (chitarra classica), Vincenzo Battaglia (chitarre acustiche ed elettriche), Salvatore Abete (batteria), il Cam Quartet (archi), Giovanni Busiello alle trombe incise e Paolo Termini al mastering.

A dare un ulteriore livello simbolico al videoclip è la presenza dell’attore Salvatore Rea nel ruolo di Pulcinella. La sua apparizione, in un contesto sacro e in un brano dedicato alla Madonna, apre un ventaglio di significati: Pulcinella è maschera e volto, ironia e dolore, leggerezza e tragedia. È l’archetipo del popolo napoletano, ma anche dell’essere umano nella sua fragilità. Metterlo accanto a un’Ave Maria significa far dialogare sacro e profano, spirituale e terreno, fede e quotidianità. Nella Basilica, dove sotto il pavimento vivono i resti greco‑romani e sopra si innalzano gotico e barocco, questa sovrapposizione diventa naturale: è il luogo stesso a suggerire che i secoli, le culture e le anime possono convivere.

In questo spazio sospeso, Pulcinella e la Madonna si incontrano: uno porta la miseria e l’ironia dell’uomo, l’altra la misericordia e la consolazione. Il video sembra dire che anche dietro una maschera può nascondersi un’invocazione autentica, e che la fede può assumere mille volti senza perdere la sua verità.

Giovanni Busiello descrive così il brano: La Madonna nel testo viene descritta come una madre sempre disponibile ad accogliere chiunque bussi al suo cuore.

L’immagine iniziale è molto tenera: “’Ncielo ce sta ‘na purticella annuscuso, chi ‘a va’ a bussà, ‘a trova semp’ araputa”. C’è una piccola porta in cielo, nascosta ma sempre aperta per chi cerca conforto. Chiunque prega con sincerità trova ascolto, perché la Madonna non fa preferenze e presenta tutte le preghiere a Gesù.

Nella seconda parte, il testo insiste sulla misericordia materna: “’Ncielo ce sta ‘o core ‘ruosso ‘e ‘sta Mamma, c’a tutte da’ cunsulazione e perdono”. Il cuore della Madonna è descritto come “ruosso”, caldo, vivo, pieno d’amore.

Lei consola, perdona, accoglie. È rifugio dei peccatori e porta del cielo. Il ritornello “Ave Maria” richiama la preghiera tradizionale, come un respiro che unisce devozione popolare e spiritualità profonda.

https://youtu.be/jfQc3laA5LY?si=HLuIq0xfTaeyfcT7

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