Valorizzazione di Palazzo de’ Franchis
L’arte di Caravaggio non è solo nei musei, ma radicata in dimore come Palazzo de’ Franchis e nella storia di chi la commissionò
NAPOLI – Nel cuore del centro storico della Città, a pochi passi da Piazza San Domenico Maggiore, si cela una storia affascinante che unisce potere nobiliare, mecenatismo e il genio di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Si tratta del legame profondo con la famiglia de’ Franchis, tra le più influenti della città tra Cinque e Seicento.
Lungo l’attuale via Sansevero, al civico 4 circa, sorgeva il palazzo di famiglia, costruito alla fine del Cinquecento da Vincenzo de Franchis, eminente giurista e presidente del Sacro Regio Consiglio. Lo storico seicentesco Giovambattista Celano, nelle sue cronache, lo colloca proprio in quella zona: all’epoca la via era nota come “via de’ Franchis” proprio per via di questo edificio imponente.
Oggi il palazzo appare quasi anonimo, senza decorazioni fastose o segni monumentali evidenti, eppure racchiude un valore storico straordinario. È qui che si intreccia uno dei capitoli più intensi del soggiorno napoletano di Caravaggio (1606-1607 e 1609-1610).
Protagonista del legame è Tommaso de’ Franchis, figlio di Vincenzo, anch’egli magistrato di spicco (presidente della Regia Camera della Sommaria) e committente dell’opera. Nel 1607 affidò al Merisi la realizzazione di La Flagellazione di Cristo, un capolavoro del periodo napoletano (ca. 286 × 213 cm).
La grande tela, concepita per la cappella di famiglia nella basilica di San Domenico Maggiore, nelle immediate vicinanze, rappresenta uno dei vertici della pittura caravaggesca per intensità drammatica, uso magistrale del chiaroscuro e potenza emotiva.
L’opera rimase nella sua collocazione originaria per oltre tre secoli, ammirata da fedeli e intenditori. Fu poi trasferita al Museo e Real Bosco di Capodimonte, dove è custodita oggi per ragioni conservative e di sicurezza, soprattutto dopo i danni del terremoto del 1980. Una copia occupa ora il posto originale nella cappella. Alcune fonti suggeriscono che il dipinto sia stato temporaneamente conservato nel palazzo di famiglia tra il 1635 e il 1652, durante lavori di ampliamento della cappella.
Grazie all’impegno dell’architetto Sergio Attanasio, presidente dell’Associazione Palazzi Napoletani e del Premio Fanzago, il palazzo sta per essere giustamente valorizzato: è prevista l’apposizione di una targa commemorativa sulla facciata, iniziativa promossa in occasione del trentennale dell’associazione. Questo intervento inserirà ufficialmente l’edificio negli itinerari della “Napoli di Caravaggio”, trasformandolo in un luogo simbolo.
Il palazzo De Franchis, pur non vincolato, diventa così un punto di memoria viva: testimonia il ruolo cruciale delle élite napoletane – giuristi, funzionari regi, spesso di origine genovese integrati nella società vicereale – che con il loro mecenatismo resero Napoli uno dei centri artistici più vivaci d’Europa nel Seicento.
Un semplice gesto come una targa ridà voce a storie poco conosciute, invitando cittadini e visitatori a riscoprire il tessuto urbano dove l’arte di Caravaggio non è solo nei musei, ma radicata nei palazzi, nelle cappelle e nelle vicende di chi la commissionò. Le pietre del centro antico hanno così rivelato un frammento della vicenda artistica caravaggesca.
