Viaggio nei tesori d’arte della città vesuviana
Un viaggio di studio con Roberta Bartoli ed Eike Dieter Schmidt, due protagonisti della museologia internazionale tra chiese storiche, confraternite, conventi e La Reggia borbonica
di Ciro Santisola
PORTICI |CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOLI – La cittadina vesuviana lo scorso 25 agosto, ha ricevuto la visita di due fra i grandi esperti di museologia: la professoressa fiorentina Roberta Bartoli, storica dell’arte di fama internazionale, dal gennaio 2023 direttrice scientifica per le collezioni della Pinacoteca Comunale di Faenza e il dottor Eike Dieter Scmidt, storico dell’arte tedesco naturalizzato italiano, dal gennaio 2024 direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli.
Accompagnati dal dottor Loris Cozzolino del Servizio Educativo del Museo Nazionale di San Martino di Napoli, giunti nella città vesuviana con cronometrica precisone, gli ospiti sono stati ricevuti dalla dottoressa Anna Amabile, neo consigliere comunale, che da mera padrona di casa li ha accolti con un caloroso benvenuto.
Insieme all’appassionato storico locale Stanislao Scognamiglio, li ha poi accompagnati nella loro escursione alla scoperta dei tesori artistici della città.
Per nulla scoraggiati dall’opprimente calura, hanno raggiunto i luoghi dell’ipotizzato tour.
Prima tappa: la chiesa madre porticese, consacrata alla Natività della Vergine Maria e San Ciro.
Dopo un breve momento di preghiera, hanno potuto ammirare le tele presenti nel sacro recinto, tra le quali primeggiano la seicentesca pala dell’altare maggiore – la natività della Vergine di Luca Giordano – e la settecentesca la Divina Pastora di Domenico Antonio Vaccaro; la settecentesca statua del Santo patrono San Coro di Ferdinando Sperandeo.
Prima di allontanarsi dalla chiesa, ricevuti dal co-parroco don Ciro Sica, sono passati agli annessi uffici, dove hanno potuto contemplare la toccante tela San Lazzaro di Giuseppe Bonito.
Seconda tappa: la Reale Arciconfraternita del Santissimo Sacramento.
Qui, dopo aver osservato i dipinti di scuola vaccariana, il coro e la pala – l’ultima cena – posta sull’unico altare dell’oratorio, sono scesi giù nella cripta, dove hanno preso visione del murabile policromo affresco – la resurrezione del Cristo del pittore Mercurio, 1712 – e le immagini in bianco e nero: l’Angelo; il giudizio universale.
Terza tappa: l’antico complesso chiesa – convento di Sant’Antonio di Padova dei Frati Minori Conventuali.
Accolti dal padre Guardiano, fra Luigi Carillo e dall’attuale ministro provinciale della Provincia religiosa napoletana, fra Claudio Joris, in rapida successione hanno potuto hanno mirare: il cinquecentesco trittico con al centro la Madonna delle Grazie, e san Giovanni Battista e San Francesco ai lati, eseguito nel 1513 dal pittore Stefano Sparano; le cinque-seicentesche sacre tele; il fonte battesimale, la settecentesca statua di Sant’Antonio; il quattrocentesco simulacro dello stesso santo taumaturgo, realizzato in un unico blocco di legno, dal XVII secolo presente con lo spagnoleggiante saio dorato; un disegno a carboncino di Sam Massimiliano Kolbe del pittor Stefano Macario, e, infine, il miracoloso pozzo interno al chiostro.
Saliti poi alla clausura, osservata la quadreria: le settecentesche stampe raffiguranti le maggiori personalità dell’Ordine conventuale, un quadro a doppia mano Pacheco-Vitale; la grande pala dell’Immacolata, con San Francesco e Sant’Antonio che adorano la Vergine, datata 1593; il dipinto Sant’Antonio che parla ai pesci, hanno particolarmente attratto la loro attenzione.
Dopo una breve sosta ristorativa, il tour è stato ripreso.
Quarta tappa: il Palazzo Reale.
Qui, prima di salire al piano nobile, si sono soffermati in corrispondenza dell’occhio, collocato sull’ultimo gradino della prima rampa del monumentale scalone, hanno potuto cogliere la piena prospettiva del prosieguo dello scalone e della cupola con al culmine la lanterna, opera del pittore Vincenzo Re.
Attraversato la sala delle guardie, hanno iniziato la visita al ricostituito Museo Ercolanese, soffermandosi a prestare attenzione a quanto esposto nelle diverse sale proveniente dalle aree archeologiche delle antiche Ercolano e Pompei – affreschi, utensili, cavallo Mazzocchi, macchina per lo svolgimento dei papiri, dea Flora. Hanno poi in successione vistato la sala del baciamano con le pareti coperte da sete lavorate nelle seterie di San Leucio di Caserta; l’appartamento reale, con alcune stanze pavimentate con mosaici ercolanesi; la cappella privata, con la volta affrescata dal Bonito; la sala blu o del bigliardo, meglio conosciuta come sala cinese, per aver le pareti affrescate con scene di vita del Paese dell’Estremo Oriente.
Intorno alle 16, volgendo al termine il tour, l’assessore alla cultura della Città di Portici, l’avvocato Luca Manzo, ha raggiunto il gruppo di estemporanei escursionisti. Dopo aver salutato e ringraziato gli ospiti per l’inattesa visita, accennando alle tante altre consistenze del patrimonio artistico presentii nel territorio comunale, ha loro rivolto l’invito a tornare per approfondirne la conoscenza.
Un invito calorosamente accolto dai due eminenti museologi. Nel lasciare la città, il direttore Eike, ha esordito: Portici è così tanto vicina a Napoli, che ci si può facilmente tornare.
