West Nile, dobbiamo preoccuparci?
Il nostro medico rassicura sul West Nile Virus: rischio di complicazioni limitato ai soggetti più fragili
di Carlo Alfaro
Il West Nile Virus (WNV), o virus della Febbre del Nilo Occidentale, è un virus a RNA della famiglia dei Flaviviridae, trasmesso all’uomo prevalentemente attraverso la puntura di zanzare del genere Culex (zanzara comune), che si infettano da serbatoi animali (uccelli selvatici).
Gli umani rappresentano, come i cavalli, gli ospiti terminali del ciclo di trasmissione, poiché i livelli di replicazione del virus non sono sufficienti a trasmettere di nuovo l’infezione alle zanzare.
La trasmissione interumana dunque non è possibile, se non attraverso trasfusioni di sangue e trapianti d’organo. Raramente è stata descritta una trasmissione del virus dalla madre affetta al feto per via transplacentare.
Il cambiamento climatico, con l’innalzamento delle temperature e la tropicalizzazione delle città italiane, ha creato condizioni favorevoli alla proliferazione delle zanzare e quindi alla diffusione del virus, ormai endemico in Italia.
Circa l’80% delle persone infette non sviluppa sintomi che, nel restante 20% dei contagiati, contemplano febbre, cefalea, artro-mialgie, vomito, diarrea, rash maculo-papulare, astenia e richiedono solo una terapia sintomatica, come per le forme influenzali e simil-influenzali.
Solo meno dell’1% delle persone infette sviluppa una malattia neuroinvasiva (WNND), in forma di meningite, encefalite o mielite flaccida acuta. Per questa complicazione, che è ad alta letalità (15-20%) sono più a rischio anziani e persone fragili.
Quest’anno, al momento, sono stati confermati in Italia 275 casi di infezione da WNV nell’uomo, sproporzionatamente concentrati tra Lazio e Campania (mentre negli anni passati prevalevano in Pianura padana), di cui 126 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva e 21 persone sono decedute. Nessun caso al di sotto dei 14 anni di età.
Data l’alta prevalenza di forme asintomatiche, si stima che il numero delle infezioni sul territorio nazionale sia almeno 10mila. Il picco dei casi si prevede dopo Ferragosto, secondo il ciclo vitale delle zanzare, che raggiungono l’apice di diffusione a fine estate.
Nel 2018 ci sono stati 618 casi e 49 decessi; nel 2022, 728 casi e 51 decessi; nel 2023, 394 con 32 decessi; nel 2024, 484 casi e 36 decessi.
In assenza di un vaccino, l’unica precauzione è la lotta alle zanzare, sia contrastandone la proliferazione con misure ambientali (disinfestazioni e bonifiche), sia proteggendosi a livello individuale dalle loro punture (repellenti, maniche lunghe, zanzariere, svuotamento regolare dei contenitori con acqua stagnante, insetticidi).
Tuttavia, essendo l’eventualità di essere punti assolutamente comune a fronte di un rischio così basso di forme gravi di malattia, non bisogna certo drammatizzare se si riceve una puntura. Pensate che le zanzare virus-infette costituscono una piccolissima frazione di quelle presenti nell’ambiente: circa 1 su 30.000.
La diagnosi, nei casi sospetti, si effettua attraverso la ricerca delle IgM anti-WNV su sangue. Le metodiche di amplificazione degli acidi nucleici (NAT) su campioni biologici non sono raccomandate nei soggetti immunocompetenti, poiché generalmente il WNV-RNA non risulta più identificabile al momento della comparsa dei primi sintomi. I campioni vanno inviati per l’accertamento nei laboratori di riferimento regionali accreditati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Nel caso del Lazio il laboratorio di Virologia dell’ospedale Spallanzani di Roma, in Campania all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM) a Portici.
Quanto alle donazioni di sangue, nelle province dove è stata certificata la presenza del virus vengono eseguiti sulle sacche i test NAT | Nucleic Acid Test, mentre sono previste sospensioni temporanee di 28 giorni per quei donatori provenienti da un’area interessata dalla circolazione del virus che si rechino a donare in aree non interessate, nelle quali il test non è ancora stato adottato.
Per garantire sorveglianza e monitoraggio, la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) ha attivato la propria rete di ospedali sentinella su tutto il territorio, che ha già dimostrato la sua efficacia durante la pandemia da Covid-19.
Per fornire informazioni ai cittadini, è attivo il numero di pubblica utilità 1500 del Ministero della Salute. Un team di esperti dell’ISS, il Gruppo operativo arbovirosi (Goa) coordina tutte le attività di sorveglianza, prevenzione, risposta e formazione/informazione, in un’ottica One Health, secondo quanto previsto dal Piano Nazionale di Prevenzione e Sorveglianza delle Arbovirosi (PNA) 2020–2025, che promuove un modello integrato tra salute umana, animale e ambientale.
La sorveglianza veterinaria svolge un ruolo cruciale nell’identificazione precoce del virus, grazie al monitoraggio di zanzare, uccelli e cavalli, questi ultimi considerati “sentinelle” cliniche.
Attualmente, in Europa la febbre di West Nile è segnalata in 6 Paesi: Bulgaria, Francia, Grecia, Ungheria, Italia e Romania, secondo l’ultimo report del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, l’Ecdc.
L’Italia, purtroppo, emerge come il Paese con il numero più elevato di contagi.
In conclusione, questa stagione si presenta ad alta diffusione del WNV, ma il rischio di complicazioni è limitato ai soggetti più fragili.
