I fantasmi di Portici

di Michele Di Iorio

La città di Portici ebbe il suo splendore con i sovrani Borbone, quando tra il 1738 e il 1779  vi furono costruiti palazzi e magnifiche ville nobiliari lungo un tratto che fu, poi, detto il Miglio d’Oro.

Molte di queste dimore patrizie hanno una storia particolare: la fantasia popolare dei porticesi ha fatto fiorire intorno ad esse leggende. Fantasmi, apparizioni: quasi ogni luogo ne ha una. Qui parleremo di manifestazioni di personaggi appartenuti in qualche modo alla storia.

Nel Palazzo dei principi Serra di Cassano, oggi scuola primaria gestita dalle Suore Missionarie Catechiste del Sacro Cuore, sembra che compaia il fantasma tormentato del principe cadetto Gennaro, nato a Portici nella dimora avita 30 settembre 1772. Giacobino, fu giustiziato il  20 agosto 1799 in piazza Mercato a Napoli.

Un’altra presunta apparizione si verifica in via Marconi a Villa Meola: si dice che il primo proprietario, il marchese Carlo Danza, appassionato di teatro, di tanto in tanto appaia insieme con un gruppo di fantasmi attori comici e si prenda gioco dei passanti.

Per non dimenticare il fantasma di Itzar l’occultista, al secolo Pasquale De Servis, che molti giurano di averlo visto accanto alla sua tomba o nel palazzo porticese dove morì, nella zona detta arret’a parrocchia, casa della signora Gaetana Argano, madre dell’esoterista, alchimista e scrittore Giuliano Kremmerz, al secolo Ciro Formisano. Pare che maestro e allievo siano visti spesso a braccetto per le vie di Portici …

Una volta viveva e lavorava nella cittadina vesuviana il fornaio Pasquale De Gennaro nel palazzo De Siena in località Pietrabianca: nel 1798 nascose nel ripostiglio della bottega Ettore Carafa d’Andria, forse nato a Portici, giacobino e massone alla loggia locale,  evaso dal carcere napoletano, Pasquale Baffi, professore di greco e filosofia, e il professore di francese Gian Tommaso Peyrol. Tutti e tre furono nel battaglione dei cadetti ufficiali di stanza a Portici, accasermato in un palazzo in via Giordano. Si racconta che i fantasmi dei tre amici a volte compiano all’ingresso di un cunicolo che da sotto il palazzo porta verso il mare.

E si dice che i fantasmi delle vittime della Battaglia di Portici del 13 giugno 1799 tra sanfedisti e giacobini infestino molti dei palazzi e ville, come Villa Aversa, Palazzo Lauro Lancellotti, Villa Maltese. In particolare, pare molti vedano il fantasma del macellaio porticese che in compagnia del fantasma di un pescivendolo compare in via Sant’Antonio e via Cecere. I due sono ancora intenti a decapitare i repubblicani.

Ancora, altri fantasmi di giacobini si aggirarono intorno piazza San Ciro: uno viene chiamato Pasquale, di cui rimane il teschio al cimitero. O quello di don Reggio Rinaldi, sacerdote calabrese che militava nelle fila sandefiste, diventato colonnello borbonico e poi perseguito come brigante dal governo murattiano. Datosi alla macchia, fu catturato in una taverna del Granatello e impiccato lì vicino mentre mangiava del pesce. Pare che ne fosse ghiotto, perché si dice che torni spesso da quelle parti per mangiarne ancora …

E poi personaggi davvero illustri: il principe reale Carlo Ferdinando di Borbone che nel 1835 litigò nella Reggia di Portici con il re Ferdinando II, suo fratello, per richiedere la sua parte di eredità e il riconoscimento del suo matrimonio  con l’inglese Penelope Smyth, non nobile. Morì poco dopo, senza aver ottenuto ciò che richiedeva. Pare che il fantasma si aggiri ancora disperato tra le stanze del Palazzo Reale.

Come dicevo, sono ancora tante le presunte manifestazioni porticesi. Concluderò con due suggestive credenze. Si narra degli spettri di due contrabbandieri porticesi uccisi a pugnalate nel 1873 che appaiono sul porto con la luna nuova. Infine, il fantasma della lupa mannara di San Giorgio a Cremano si racconta che,  bruttissima, deforme e circondata da cani randagi, in alcune notti di plenilunio si spingesse in cerca di vendetta a Portici, fermandosi davanti le chiese di Sant’Antonio e di  San Ciro. Trovata morta davanti ad un  Palazzo in via dell’Università venne inumata nelle fossa comune del cimitero cittadino.

 

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