Il Racconto, Pascal ‘a mitraglia

In questi giorni la parola mitraglia situazioni cupe, angosciose. A volte certamente, a volte il termine “sventaglia” situazioni differenti …

di Giovanni Renella

Nella successione dinastica non era stato molto fortunato perché il padre aveva retto il clan fino alla veneranda età di ottantanove anni.

Considerato che il vecchio boss si era sposato giovanissimo, a diciotto anni, perché aveva messo incinta la fidanzatina che aveva partorito Pasquale a soli sedici anni, facendo due conti, Pasquale stava per assumere il comando a settant’anni.

Meglio tardi che mai, pensò mentre si svolgevano le esequie del defunto padre, anche se non era mai riuscito a spiegarsi perché il genitore non gli avesse ceduto in vita le redini del clan.

Ma, tant’è, ora spettava a lui gestire la famiglia e l’avrebbe fatto seguendo il solco tracciato dal vecchio boss.

Quante volte aveva assistito alle riunioni dei capi clan in cui era sempre suo padre a trarre le conclusioni e a impartire, con poche parole pronunciate fermamente, quella che sarebbe stata la linea di condotta di tutti gli altri.

Sarà stato il tono con cui parlava o lo sguardo severo, che da solo bastava a incutere rispetto, fatto sta che nessuno osava mai contraddirlo.

E Pasquale, nel corso degli anni, si era molto applicato nel tentativo di riprodurre l’espressione dello sguardo del padre quando impartiva gli ordini, e ora era sicuro di saperlo rifare alla perfezione.

Certo la sua sarebbe stata solo un’imitazione, ma gli altri lo avrebbero percepito come un piglio naturale, riconoscendolo come una sorta di marchio di fabbrica tramandato all’erede.

Il problema sorgeva, invece, sull’incisività dell’eloquio, e non era un problema da poco.

Pasquale sapeva che un vero boss si distingueva per il modo in cui diceva le cose: poche parole, pronunciate con quella fermezza che non lasciava spazio alle repliche.

Seppur ferrato sulla teoria, la traduzione in pratica per Pasquale rappresentava un ostacolo insormontabile.

Sapeva bene che nell’ambiente era conosciuto come Pascal a’ mitraglia e che il nomignolo, pur se nessuno osava mai pronunciarlo in sua presenza per rispetto del vecchio boss, gli era stato affibbiato non per l’abilità, che non aveva, nell’uso delle armi ma per quel difetto che tanto lo angosciava: Pasquale era cacaglio!

Va specificato, per chi non ha avuto la fortuna di nascere dalle parti del Vesuvio, che il termine cacaglio, nella lingua napoletana, identifica chi è affetto da una spiccata balbuzie.

E Pasquale era cacaglio forte.

Incespicava così tanto nella pronuncia delle parole, che spesso sembrava riprodurre il rumore di un mitragliatore, da cui il soprannome che tanto lo irritava di Pascal a’ mitraglia.

Immaginate voi cosa fu la prima riunione con gli altri capi clan quando Pasquale prese la parola in veste di nuovo boss: sembrò di udire l’esplosione dei fuochi d’artificio alla festa di Piedigrotta!

A nulla servì l’imitazione del severo sguardo paterno di fronte all’ilarità, a stento trattenuta, degli altri malavitosi.

Rosso di rabbia e di vergogna in quel momento Pasquale capì perché l’anziano padre non gli avesse mai ceduto il comando del clan sino alla sua morte e, mandando tutti a quel paese balbettando più del solito, si ritirò dagli affari, ponendo fine alla sua carriera di capo clan prima ancora che cominciasse.

 

Nato a Napoli nel ‘63, agli inizi degli anni ’90 Giovanni Renella ha lavorato come giornalista per i servizi radiofonici esteri della RAI.

Ha pubblicato una prima raccolta di short stories, intitolata “Don Terzino e altri racconti” (Graus ed. 2017), con cui ha vinto il premio internazionale di letteratura “Enrico Bonino” (2017), ha ricevuto una menzione speciale al premio “Scriviamo insieme” (2017) ed è stato fra i finalisti del premio “Giovane Holden” (2017).

Nel 2017 ha vinto il premio “A… Bi… Ci… Zeta” per i racconti bonsai.

Nel 2018 è stato fra i finalisti della prima edizione del Premio Letterario Cavea.

Alcuni suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Sette son le note” (Alcheringa ed. 2018) e “Ti racconto una favola” (Kimerik ed. 2018).

Nel 2019 ha pubblicato la raccolta di racconti “Punti di vista”, Giovane Holden Edizioni con cui ha vinto il Premio Speciale della Giuria al “Premio Letterario Internazionale Città di Latina”.

Nel 2020 alcuni suoi racconti sono stati inseriti nelle antologie “Cento parole” e “Ti racconto una favola” entrambe edite dalla Casa Editrice Kimerik.

Con un racconto, pubblicato dalla Giovane Holden nel volume n.7 “Bukowski. Inediti di ordinaria follia”, è risultato finalista al Premio Bukowski 2020.

Sempre nel 2020, altre sue storie sono state selezionate e inserite nell’antologia “Io resto a casa e scrivo” edita dalla Kimerik.

Nel 2021 due sue favole sono state pubblicate nell’antologia “Ti racconto una favola 2021” ed. Kimerik.

A luglio 2021 un suo racconto è stato pubblicato nell’antologia “Desiderio d’estate” ed. Ensemble.

 

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