Il viaggio del Comandante O

NAPOLI –  Alla Galleria Fiorillo Arte in via Riviera di Chiaia venerdì 20 maggio alle 19  si terrà il vernissage della nuova personale di Ferruccio Orioli dal titolo In ricordo del Comandante O,  che narra la storia del lungo viaggio per mare del padre attraverso opere fatte di parole, immagini e oggetti.

La mostra resterà aperta fino al 28 luglio 2016, e si snoda attraverso i diversi elementi scritti, disegnati, costruiti e ritrovati che come capitoli di un libro immaginario navigano in una trama che si muove indifferentemente nel tempo passato, presente e futuro.

Gli spazi che si definiscono sono quelli reali e mentali dell’artista, che parlano della realtà più dura legata alla fatica dello stare per mare, come delle fantasie che da sempre il mare suscita.

Il racconto parte dai ricordi personali di Orioli per poi toccare il tema più ampio dei problemi ambientali, collegati all’inquinamento del mare e al riscaldamento globale.

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Scrive Ferruccio Orioli:  «I materiali della mostra In ricordo del Comandante O sono come delle tessere, i cui collegamenti, solo in apparenza esatti, prescindono dai tempi degli avvenimenti raccontati e dalla loro realtà fattuale ma, nello stesso tempo, testimoniano di esigenze che prendono le mosse da un territorio interno in continua riconfigurazione. Perciò, tra i nomi delle tante navi sotto il suo comando ho scelto quello di Ulisse, nome simbolo del vagabondare per mare; e tra le tante classi di navi sulle quali ha girato il mondo, lui specialista di mega-petroliere, ho scelto la classe Liberty nave da trasporto con la quale ha navigato molti anni, prima di portarla nel 1954 alla demolizione in Giappone».

Per esplicitare il suo racconto l’artista utilizza Le parole che intendono guidare il visitatore lungo un percorso faticosamente immaginato e che costituiscono e sono anche, nel loro insieme, un tentativo di sintetizzare i contrastanti desideri che possono maturare durante un’assenza: in questo caso, quella di un padre che è stato per mare per quarant’anni.

Le immagini hanno come riferimento il Golfo di Napoli, sostituto della laguna di Venezia, città dell’artista prima della sua emigrazione al sud. Il Golfo rappresenta tutti i mari, tutti gli oceani e a questi è rapportabile, fatte le dovute proporzioni, anche per i rifiuti che vi galleggiano.

Si discostano da questa visione i due planisferi – uno dedicato agli immensi gorghi di rifiuti ormai stabilmente insediati negli oceani, l’altro alle rotte seguite da 30.000 paperelle naufragate nel 1993 nei pressi delle isole Aleutine – e le Isole incerte scaturite da una vecchia passione di Orioli relativa alle vicende dell’isola Ferdinandea.

Gli oggetti sono in parte reperti della vita del Comandante O: uno, il più significativo, il suo binocolo. In parte sono il recupero e l’organizzazione di materiali provenienti dal mare, dai quali scaturiscono anche i Barchi, pronti a far viaggiare sulle loro esili strutture tutti coloro che sono disposti a mettere in gioco la fantasia. La loro costruzione, iniziata nel 1994 a Stromboli, ha accompagnato l’artista in tutti questi anni: un modo per ripercorrere le rotte del Comandante O.

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