Società

Intervista a Vincenzo Cuomo, sindaco di Portici

Il nostro autore incontra il sindaco di Portici Enzo Cuomo: un lungo colloquio da cui traspare l’uomo, l’amministratore, lo sportivo

Maurizio Longhi

Abbiamo fissato l’appuntamento con Enzo Cuomo, sindaco di Portici, nel primo pomeriggio, alle 16. Ci aspetta nel suo ufficio a Palazzo Campitelli, la giornata è caldissima, il sole picchia forte sulla città della Reggia.

Arriviamo e ci dicono che il sindaco è impegnato con dei cittadini, mancano pochi minuti all’orario concordato.

Si apre la porta, escono delle persone e lui si affaccia sull’uscio, ci invita ad entrare e dice: «Non immaginavo che avremmo iniziato con questa puntualità

Ci invita a prendere posto su delle poltroncine poste dirimpetto all’ingresso.A appena si entra, sulla destra c’è la sua scrivania, sulla sinistra un tavolo ovale attorno al quale, presumibilmente, ci si raccoglie per riunioni collegiali. lle spalle del tvolo ci sono finestre da cui si staglia la maestosità del Vesuvio. Mette in ordine alcune carte e ci raggiunge con una calma serafica. Chissà quante volte avrà fissato un punto preciso nel silenzio di quella stanza pensando a quella firma che riguardava le sorti dei suoi concittadini.

Si siede e ci indica un defibrillatore alla sua destra: «Ci è stato donato dai genitori di Andrea Pappalardo, un nobile gesto.» Andrea era un ragazzo di origini porticesi che morì a Roma durante una partita di calcetto. I genitori hanno trasformato il loro dolore in una occasione per fare del bene, come se sentissero la responsabilità di trasmettere agli altri l’amore che avrebbero donato al loro figlio, un modo per sentirlo ancora accanto, come una presenza invisibile ma percepibile.

Enzo Cuomo è diventato sindaco di Portici nel 2004, lo è stato per due mandati, poi per cinque anni al Senato, prima di ritornare ad amministrare la sua città nel 2017.

IL ruolo del sindaco.

Chi più di lui, che è nel pieno del suo terzo mandato, conosce le competenze, le peculiarità e i pensieri di un sindaco. A Portici, anche dopo cinque anni a Palazzo Madama, ha mantenuto un grande consenso: la sua coalizione si è imposta con il 70%, percentuale bulgara.

Ecco cosa deve fare un sindaco, secondo Enzo Cuomo, al suo insediamento: «La prima cosa è capire lo stato dei conti, solo così si possono programmare gli interventi che si reputano necessari per garantire i servizi ai cittadini. Poi passa ad un programma a breve scadenza per gli interventi urgenti con una copertura economica, dopodiché incomincia a pianificare ciò che ritiene compatibile con il programma elettorale traducendolo in un programma di mandato. Dopo 30 giorni, si presentano le linee di indirizzo di mandato al consiglio comunale, sempre attingendo dal programma elettorale per chi lo fa, perché non è così scontato stante una certa attitudine al copia e incolla. Chi diventa sindaco fa questo, poi c’è chi sa che non lo diventerà mai e scrive una serie di stupidaggini irrealizzabili. Dopo aver stabilito lo stato delle risorse economiche, si passa a quelle umane. Ci tengo a dire che il sindaco da solo può fare poco, chi è a capo di un’amministrazione dà un indirizzo, poi la gestione di gare e procedure sono affidate alle competenze di dirigenti, funzionari e dipendenti

Dal 2004 al 2017.

Era il 2004 quando Enzo Cuomo diventò per la prima volta sindaco di Portici. Rieletto nel 2009, dopo un soggiorno a Roma a Palazzo Madama, nel 2017 la città l’ha incoronato per la terza volta. Ciò che ci interessa sapere è come sia cambiata la città nel corso degli anni: «Nel 2004 venivamo dallo scioglimento del consiglio comunale per condizionamento camorristico. La situazione economico-finanziaria era buona, lo Stato trasferiva molte risorse ai Comuni, c’era un avanzo di amministrazione abbastanza consistente, le prospettive di investimento e di sviluppo erano supportate dalle risorse che c’erano. La priorità era quella di portare avanti la visione di città. Il core business di quel programma era lo spostamento del baricentro della città verso il mare, ci furono forti investimenti nell’area del Granatello. Nel 2017 abbiamo trovato una situazione catastrofica, c’erano debiti di funzionamento, non si pagavano le ditte che erogavano servizi per l’Amministrazione. La diceria popolare è quella secondo cui non si capisce Cuomo da dove prenda i soldi, voglio sfatare questo tabù. Vengono prelevati dal bilancio comunale facendo un po’ d’ordine per ripristinare quei servizi che prima venivano negati con la scusa che non c’erano soldi, la verità è che non li sapevano spendere. Immediatamente, ci siamo attivati per riprogrammare la spesa per i fondi europei che molti erano andati perduti. I lavori sul lungomare sono ripartiti grazie al nostro lavoro e alla sinergia con la Regione Campania. La città ha avuto un cambio abbastanza consistente. Nel 2012, quando ho smesso di fare il sindaco, sulla base dei servizi che erogavamo, c’erano 2.500 famiglie in condizione di povertà, dopo sette anni sono diventate 6.000, il numero si è quasi triplicato.  In Campania, siamo la città che ha una delle percentuali più alte di laureati tra i giovani, dopo Sorrento il rapporto pro-capite dei redditi è molto alto, però, nello stesso tempo è cresciuta tanto anche la povertà. Personalmente, sono cambiato in questi anni e di riflesso anche il mio modo di amministrare, come era inevitabile che fosse alla luce dei mutamenti del tessuto sociale. Prima di tutto avevo 39 anni nel 2004, ora ne ho qualcuno in più, ma ho mantenuto sempre il mio motto: “Volli, sempre volli, fortissimamente volli”. Quando si ha voglia di fare una cosa, per il 99% delle volte si riesce

Più centravanti o allenatore?

Chiediamo al sindaco se si senta un centravanti e se ci sia un gol o più di uno a cui si sente legato, ma lui ritiene che il capo di una Amministrazione abbia un ruolo diverso da quello di una prima punta deputata a capitalizzare il lavoro di una squadra: «Il sindaco è un allenatore senza presidente, i giocatori se li ritrova a disposizione senza qualcuno che gli vada a comprare ciò che cerca. La caratteristica di un sindaco, dunque, è quella di trarre il massimo dai giocatori che trova. Resto legato a decisioni che ho preso in solitudine e sulle quali mi sono preso grosse responsabilità: penso all’emergenza rifiuti quando Portici era una delle poche città pulite in Campania. Su quella firma c’era l’inchiostro della mia penna ma devo dire che ho avuto una grandissima collaborazione da alcuni operatori della Leucopetra che hanno fatto dieci nottate con me. In un momento difficile come quello, il capo di una amministrazione non può limitarsi a firmare e se ne va, stavo lì a capire il sito di stoccaggio come funzionava. Era chiaro che i rifiuti non li sotterravamo, li mettevamo in cassoni a tenuta stagna sobbarcandoci un onere economico. In quel momento, i miei figli erano piccoli e ho agito da padre della città pensando a cosa avrei fatto a casa mia se avessi dovuto decidere per la mia prole. In quella fase, la città ha ritrovato orgoglio, identità e fierezza. Un altro momento importantissimo è legato al termine del mio secondo mandato quando fui eletto senatore facendo le primarie del mio partito. Una cosa reale, fatta di carne ed ossa, non con i click su una piattaforma. Tremila persone sono andate a votarmi distribuite in tutta la provincia di Napoli. Non mi ha regalato niente nessuno, mi sono costruito da solo grazie alla fiducia dei cittadini e al lavoro. Amministrare è uno degli esercizi più difficili al mondo, tantissime persone che sono di elevatissimo spessore nelle loro professioni quando vanno a fare gli amministratori il 90% delle volte falliscono. Ci tengo a dire un’ultima cosa sull’argomento: quest’anno sono salito agli onori della cronaca per un episodio che una persona di buonsenso subito avrebbe capito che si trattava di una diffamazione. Quando un sindaco riceve una persona nel suo ufficio, nell’anticamera ce ne sono chissà quante altre in attesa di essere a loro volta ricevute. Essere accusato da una mitomane di essermi denudato all’interno della casa comunale e lei avrebbe gridato senza essere sentita, francamente era difficile crederle. In quel momento, ho avuto una delle gioie più grandi per una persona: la stima dei propri figli. In questi casi, la suggestione della notizia, i titoli di giornali, possono essere devastanti per un figlio, è umano avere dei dubbi anche su un proprio genitore, invece, avere la stima dei propri figli è stata una gioia che non si può descrivere.» Qui la commozione prende il sopravvento, i suoi occhi si fanno lucidi, la voce si incrina e per qualche secondo regna il silenzio…

Enzo Cuomo e Maurizio Longhi

Comunità, legalità, inclusione.

Un giovane che ama la politica vede un sindaco come la figura istituzionale a cui si sente più prossimo. La curiosità è sapere cosa Enzo Cuomo si sentirebbe di dire ad una platea di giovani con l’aspirazione di diventare sindaci in futuro: «Fare il sindaco della propria città è il più grande onore che si possa avere. Sarebbe utile che un cittadino, per almeno tre o quattro giorni, facesse il sindaco o quantomeno si sedesse a vedere i problemi a cui deve far fronte, probabilmente cambierebbe il metro di valutazione quando giudica senza sapere la complessità che c’è dietro. Essendo un grande onore, ci sono anche grandi oneri

Il primo cittadino di Portici ci tiene a scindere i concetti di comunità e territorio esaltando soprattutto la prima parola dandone la sua personale visione: «C’è una differenza tra comunità e territorio. La prima richiama un qualcosa di più intimo, più identitario, più affettivo. Il territorio è uno spazio che la comunità riempie di contenuti attraverso i cittadini che si sentono legati da una prossimità l’uno con l’altro costituendo una coesione sociale che è il collante di una comunità

C’è una parola molto inflazionata in politica, più che una parola è un valore, che non va professato ma incarnato. Il valore in questione è quello della legalità, che al sindaco Cuomo richiama un episodio in particolare: «Un altro bel momento è quando siamo andati ad abbattere una villa abusiva che apparteneva al clan Vollaro, all’epoca egemone nel territorio di Portici. Quel giorno tutti i professionisti dell’anti-racket non c’erano. Quando si è bloccata la ruspa, è dovuto andare il sindaco in prima persona sul posto dell’abbattimento. Mi toccava farlo, chi si riempie la bocca di questa parola poteva venire a mangiare un po’ di quella polvere. La legalità significa partire da quello più prepotente, partendo dal più debole è troppo semplice. Ho sempre pensato che bisogna essere forti con quelli che sono o sembrano forti, la retorica un po’ mi infastidisce, non servono le frasi fatte ma fatti concreti. Ho rischiato la mia incolumità per affermare il principio di legalità. L’atto simbolico deve essere seguito da un atto pratico

Per il buon funzionamento di una comunità è importante anche la collaborazione tra le associazioni, le quali sono chiamate a fare rete, e proprio su questa parola si concentra l’attenzione dell’ex senatore: «Sono un tennista e dico che la rete non è un ostacolo, il concetto di rete viene dalla pesca, quella in cui le maglie sono sempre più strette e tendono ad includere, a raccogliere, a mettere insieme. La rete non serve a frapporre l’istituzione da tutto il resto, quello è il muro. Le associazioni sono delle antenne che abbiamo sul territorio e che ci trasmettono i segnali che arrivano dal disagio, dalla povertà, dalle diseguaglianze, dalla disabilità, quest’ultimo un altro tema a noi carissimo. Ad ogni espressione di disabilità può corrispondere un concetto di barriera, che non è solo quella architettonica che non permette alla carrozzina di superare un ostacolo, ma anche quella culturale di chi pensa che il disabile sia qualcosa di estraneo alla società civile. Ritengo che il grado di civiltà di una comunità si misuri in base alla capacità di includere tutto e tutti

Cultura e Sport.

Si è parlato tanto di comunità, ma per renderla sempre più viva si deve nutrire di cultura, la parola chiave che può illuminare ogni oscurità esistenziale: «Senza i Borbone questa città non sarebbe stata quella che è, non foss’altro perché ci hanno donato la Reggia e il Parco superiore e inferiore. Se non avessero avuto quella scelta lungimirante, avremmo trovato prefabbricati anche in quella zona. Se non ci fosse stata la facoltà di Agraria, la Reggia sarebbe andata distrutta nel corso degli anni. Portici è una città unica nel suo genere che consente di partire dall’asilo e arrivare alla laurea senza mai spostarsi. Questo fa di Portici una città del sapere, intorno al quale nasce e si alimenta la cultura. Le mura e le strade di questa città sprigionano cultura, perciò ci sentiamo in dovere di programmare il Mozart box, la rassegna teatrale, il cinema all’aperto, tanti altri eventi che si svolgono in vari punti, penso al Galoppatoio della Reggia che è un luogo ricco di storia. I Borbone hanno voluto una Reggia popolare, con all’interno una strada pubblica, il nostro compito è quello di assecondare quella scena facendo vivere in questi luoghi storici attività culturali

Il sindaco Cuomo non ha mai nascosto il suo amore per lo sport, che non è limitato solo al tennis, cui prima ha fatto un riferimento, o al calcio, anche se la sua passione per il Napoli è riconosciuta. Dopo ogni partita, non fa mai mancare un commento sulla sua pagina Facebook.

A Portici c’è una squadra di calcio che milita in serie D, nel dilettantismo nazionale, e sta facendo parlare molto di sé, ma in città lo sport è una realtà ricca di sfaccettature: «Sarebbe ingiusto limitarsi a parlare solo di calcio anche se, come Amministrazione, siamo soddisfatti di aver messo a disposizione della società un impianto sportivo completamente rifatto con un manto erboso sintetico che l’ha reso un gioiellino. Ma su quel campo abbiamo anche l’atletica leggera con ragazzi bravissimi che ottengono risultati lusinghieri che ci inorgogliscono. C’è un Palazzetto dello Sport che abbiamo rinnovato in occasione delle Universiadi usufruendo di un finanziamento di 500mila euro. Il mio legame con la squadra del Portici si può dire che sia familiare, proprio per questo sono stato il primo sindaco che ha tolto il contributo alla società perché mi sono reso conto che ci si adagiava su di esso, con la proprietà che cambiava di anno in anno. Ora c’è una società solida alla quale tutti noi porticesi auguriamo le migliori fortune. Stiamo realizzando un impianto attrezzato per scherma ed arti marziali per ampliare l’offerta sportiva sul territorio. Come non parlare del Centro Sportivo, abbiamo trovato una situazione disastrosa piena di gravi omissioni da parte di chi ne gestiva l’amministrazione. In quello stato, la chiusura sembrava inevitabile. Invece, l’abbiamo tenuto aperto ed è diventato anche un punto di riferimento per tantissime famiglie con figli disabili. Fortunatamente lo sport a Portici non è solo calcio: c’è basket, pallavolo, arti marziali, scherma, pattinaggio, l’unico cruccio è il rugby, che non si può esercitare sull’erba sintetica. Stiamo attrezzando anche tutte le palestre delle scuole per consentire ai docenti di educazione fisica di lavorare nel migliore dei modi

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